Operazione della guardia di finanza

Maxi frode fiscale in sette regioni d’Italia: 11 arresti e sequestri per 41 milioni di euro

di Ivan Cimmarusti

2' di lettura

Un ramificato «sistema» di evasione fiscale diffuso tra Marche, Puglia, Lazio, Toscana, Campania, Veneto e Lombardia. L’ipotesi della Procura della Repubblica di Macerata ha portato agli arresti 11 persone e al sequestro di 41 milioni di euro. Stando alle indagini, la frode consisteva «nell’artificiosa esposizione - si legge negli atti - di ingenti crediti Iva (inesistenti) in capo ad aziende riconducibili agli indagati, che procedevano alla loro cartolarizzazione attraverso l’istituto dell’accollo del debito tributario di terzi soggetti, previo pagamento di un controvalore variabile tra il 20 e il 50 % del debito accollato».

L’inchiesta: Ghost Tax
L’operazione, denominata Ghost Tax, ha visto l’impiego di 150 militari, oltre che del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Macerata, anche di numerosi reparti del corpo di sette regioni. Al termine dell’indagine, durata oltre un anno, sono scattate 51 perquisizioni domiciliari e locali nei confronti di 30 indagati, 11 dei quali finiti agli arresti domiciliari. Le indagini, coordinate dal procuratore capo Giovanni Giorgio, hanno permesso di smantellare un’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, che aveva il suo fulcro a Recanati (Macerata), nello studio di un professionista, e ramificazioni in diverse regioni italiane.

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Illecita compensazione Iva
L’organizzazione, diretta e partecipata da professionisti con specifiche competenze tecnico-giuridiche, aveva studiato e messo a punto una particolare frode fiscale attuata mediante «l’illecita compensazione di crediti Iva inesistenti artatamente creati». Negli atti si legge che «il sistema di frode scoperto consisteva, appunto, nell’artificiosa esposizione di ingenti crediti Iva (inesistenti) in capo ad aziende riconducibili agli indagati, le quali procedevano poi alla loro cartolarizzazione attraverso l’istituto dell’accollo del debito tributario di terzi soggetti, previo pagamento di un controvalore variabile tra il 20 e il 50 % del debito accollato». Secondo l’ipotesi accusatoria, il sodalizio ricercava e acquisiva imprese in decozione, affidandone la rappresentanza legale a prestanomi fidati e trasferendo fittiziamente la sede. Una volta costituito il falso credito Iva, le aziende venivano generalmente poste in liquidazione, «in modo da conferire una parvenza di normalità all’accollo di debiti tributari di terzi». Nello stesso tempo il sodalizio «si adoperava per procacciarsi i soggetti “clienti” - ad oggi individuati in oltre 200, dislocati in tutto il territorio nazionale – con cui effettuare la compensazione del debito tributario».

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