edificio di via curtatone perquisito da digos

Maxi televisori al plasma, soldi e una pelliccia di visone nello stabile sgombrato

di Ivan Cimmarusti

(ANSA)

2' di lettura

Una pelliccia di visone e maxi televisori ultrapiatti. Sono tra i reperti trovati dalla Digos della polizia nel corso di una perquisizione nello stabile di via Curtatone a Roma, la struttura ex Ispra occupata nel 2013 per ospitare irregolarmente migranti e sgomberata nei giorni scorsi. Gli inquirenti stanno eseguendo un decreto di perquisizione disposto dal procuratore aggiunto capitolino Francesco Caporale, che ha aperto una inchiesta con l'ipotesi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La tesi investigativa, in corso di verifica, è che lo stabile fosse diventato un vero e proprio hotel, dove i migranti per poche decine di euro potevano avere una camera.

Televisori e una pelliccia
Nel corso dei controlli è stata trovata nella portineria dello stabile una pelliccia di visone del valore di circa 20mila euro. Nelle stanze, invece, gli inquirenti hanno rinvenuto svariati maxi televisori di ultima generazione, abbandonati dai migranti durante le operazioni di sgombero. Accertamenti sono in corso per verificare che non si tratti di merce rubata.

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La bandiera dei movimenti per la casa
Una busta contenente 13mila euro è la traccia del giro di denaro nero circolato nello stabile di piazza Indipendenza. Il denaro è stato trovato a un somalo: “Sono soldi miei che dovevo recuperare dalla mia camera”, ha detto durante le operazioni. Un particolare che non ha proprio convinto, tanto da finire in un dossier depositato alla Digos. Il procuratore aggiunto Caporale intende chiarire quanto emerso nel corso dello sgombero, e cioè che la struttura era diventata un vero e proprio albergo, con tanto di reception dove c'erano sei computer con le liste dei vari “clienti” e anche un macchinario per fare badge di ingresso per accedere alla struttura. Trovati, inoltre, interi scatoloni pieni di ricevute di pagamento per camere. Resta da chiarire chi gestisse il business. Di certo c'è che all’interno della struttura la Digos ha rinvenuto anche una bandiera riconducibile ai movimenti per la casa.

Un fenomeno già noto
Non è la prima volta che gli inquirenti capitolini si trovano davanti a simili fenomeni di racket sui migranti. Nel 2014 i magistrati scoprirono che Pina Vitale, una delle leader del Comitato popolare lotta per la casa, estorceva denaro a rifugiati. La vicenda è a processo, ma dagli atti emerge come la donna – assieme ad altri imputati legati al medesimo movimento – riuscisse a farsi consegnare contanti per consentire a extracomunitari di vivere in alloggi di fortuna, tutti occupati dai movimenti. La prima “tassa” valeva 100 euro al mese, per “inesistenti bollette”, si legge negli atti. Ogni famiglia era tenuta a pagare 500 euro per presunti lavori fognari o per l’acquisto dello scaldabagno. Per lo stabile di piazza Indipendenza non è stato ancora provato questo mercimonio. Tuttavia risulta a processo Luca Fagiano, leader dei movimenti per la casa, accusato di aver coordinato l'occupazione abusiva.

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