Operazione internazionale

Maxi truffa con rincari sulle bollette, 22 arresti tra Italia e Germania

Diciassette ordinanze di custodia cautelare eseguite in Italia, le altre in Germania. Sequestrati beni per 41 milioni di euro. 113 persone indagate

Aggiornato il 23 novembre alle ore 08:37

(ANSA)

3' di lettura

Una maxi truffa nel settore energetico che generava il rincaro delle bollette è stata scoperta dalla Guardia di Finanza. Ventidue gli arresti eseguiti tra Italia e Germania e beni per 41 milioni di euro sequestrati. L’inchiesta, denominata “Carta Bianca” e condotta assieme alle autorità tedesche, è stata avviata nel luglio del 2019. La presunta truffa si è sviluppata intorno al meccanismo dei cosiddetti “certificati bianchi” (o Tee, Titoli di Efficienza Energetica).

Diciassette arresti in Italia

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Torino, nei confronti di 17 persone indagate per associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e riciclaggio è stata eseguita dalla guardia di finanza di Aosta, con il supporto del Servizio centrale d'investigazione sulla criminalità organizzata, del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie, del Nucleo speciale tutela privacy e repressione frodi tecnologiche. L’operazione ha coinvolto diverse regioni italiane.

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Operazione internazionale

Si tratta di un'operazione internazionale che, grazie al coordinamento dell'Agenzia europea per la cooperazione giudiziaria - Eurojust, è stata sviluppata in stretta sinergia con le autorità tedesche con la costituzione di una squadra investigativa comune tra la procura di Aosta e quella di Duisburg che ha consentito un incessante e proficuo scambio di risultanze investigative, sino all'odierno joint action day.

113 indagati in tutto

Questa mattina, infatti, la Polizia criminale di Duisburg ha eseguito, contestualmente alla Guardia di finanza italiana, cinque arresti nei confronti di un italiano dimorante in Svizzera e di quattro tedeschi, uno dei quali domiciliato nella provincia di Catania. Tutti con l'accusa di riciclaggio. Insieme agli arresti sono state eseguite decine di perquisizioni e sequestri di conti correnti, disponibilità finanziarie, immobili e criptovalute, sino alla concorrenza del valore di 41 milioni di euro, ovvero l'equivalente delle somme ottenute con la truffa posta in essere e di quelle riciclate. I fatti risalgono al periodo 2016-2020. Gli indagati sono complessivamente 113.

Il meccanismo della truffa

Alla base della truffa c’è l’obbligo, da parte delle aziende distributrici di energia elettrica e gas con più di 50.000 clienti finali, di conseguire annualmente determinati obiettivi di risparmio energetico: le stesse possono assolvere al proprio obbligo realizzando progetti di efficienza energetica che diano diritto ai “certificati bianchi”, oppure acquistando i certificati stessi da altri operatori del settore, le cosiddette Energy Service Company (E.S.Co.). Il Gestore dei Servizi Energetici S.p.a. (Gse), società a partecipazione pubblica, riconosce sia alle aziende distributrici sia alle E.S.Co. un controvalore in certificati in misura corrispondente al risparmio di energia derivante dagli interventi realizzati.

L’avvio dell’indagine

L’indagine è iniziata a Saint Christophe (Aosta), dove è stata scoperta la prima delle otto E.S.Co. fantasma: priva di struttura operativa e amministrata da un prestanome, la società è riuscita ad ottenere indebitamente, a fronte di 26 falsi progetti presentati al Gse, circa 27.000 “certificati bianchi”, rivenduti a un controvalore di poco superiore a 8 milioni di euro. In questa fase è emerso il coinvolgimento di alcune società tedesche. Gli accertamenti hanno consentito di risalire all’esistenza di un sodalizio criminale che, da un anonimo ufficio di Torino, gestiva, oltre a quella valdostana, altre sette E.S.Co. nelle province di Milano, Torino, Varese, Asti, Vercelli e Biella, “vere e proprie scatole vuote utilizzate al solo scopo di ottenere e scambiare certificati bianchi”. Dei proventi illeciti, ammontanti a oltre 27 milioni di euro, 14 milioni sono stati oggetto di riciclaggio in Albania, Bulgaria, Germania, Liechtenstein, Malta, Principato di Monaco, Slovenia, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Ungheria, rientrando in Italia in contanti per poi essere reinvestito in strumenti finanziari, criptovalute ed immobili di lusso tra cui due ville ad Ischia e Ventotene.

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