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Bollette a 28 giorni: maximulta Antitrust a Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre

L’Antitrust multa per 228 milioni Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre. Alle telco è imputata un’intesa anticoncorrenziale nel ritorno alla fatturazione mensile dopo quella a 28 giorni

di Andrea Biondi

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L’Antitrust multa per 228 milioni Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre. Alle telco è imputata un’intesa anticoncorrenziale nel ritorno alla fatturazione mensile dopo quella a 28 giorni


2' di lettura

Antitrust multa Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre . Le quattro compagnie telefoniche sono state sanzionate dall’Autorità per complessivi 228 milioni di euro. Una mannaia che cade sulle 4 società cui viene imputato sostanzialmente di aver fatto cartello, dando vita a un’intesa anticoncorrenziale nella fase di repricing con il ritorno alla fatturazione mensile in sostituzione di quella a 28 giorni.

Poteva andare anche peggio, viene da capire leggendo il comunicato dell’Autorità guidata da Roberto Rustichelli, visto che Antitrust nell’imporre le sanzioni «ha bilanciato la necessità che esse abbiano efficacia deterrente rispetto a possibili future condotte concertate tra i suddetti operatori e, dall’altro canto, l’esigenza di che le stesse non siano ingiustificatamente afflittive».

Per questo Antitrust ha innanzitutto considerato che le misure cautelari volute dalla stessa Autorità a marzo 2018 - che hanno portato le telco a sospendere i repricing e a rivedere i loro prezzi in tal senso - hanno comunque «evitato effetti dell’intesa».

In secondo luogo l’Antitrust fa sapere di non aver spinto fino al massimo (il rischio era di una multa fino al 10% del fatturato per ogni singola azienda) tenendo in considerazione «la specificità delle condotte accertate nel contesto dei mercati delle telecomunicazioni fisse e mobili, nonché le condizioni di concorrenza del settore, sia in termini di prezzi che di investimenti tecnologici necessari per garantire lo sviluppo».

La sanzione dell’Antitrust chiude il capitolo più spinoso (per le aziende interessate) di una vicenda che ha tenuto banco fra 2016 e 2018 e che ha visto i consumatori salire sulle barricate contro le compagnie telefoniche e la loro scelta di portare la fatturazione a 28 giorni (con aggravio per i consumatori nell’ordine dell’8,6%.

Si parte alla fine del 2015 quando Tim, Vodafone e Wind decidono di modificare il periodo di rinnovo delle offerte ricaricabili per la telefonia mobile portandolo da cadenza mensile a 28 giorni. Successivamente si passa alla telefonia fissa e si adegua anche Fastweb.

Il primo intervento sul tema è di Agcom nel marzo 2017 con la delibera 121 in cui viene stabilita l’obbligatorietà della fatturazione mensile per i servizi sul fisso e ibridi (salvo il mobile). La delibera dava 90 giorni per mettersi in regola, passati invano. E quindi dal 23 giugno 2017 – dal punto di vista dell’Agcom – Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb erano de facto inadempienti.

Roberto Rustichelli, presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato

E così con 4 delibere (la 497/17 per Wind Tre, la 498/17 per Vodafone Italia, la 499/17 per Tim e la 500/17 per Fastweb) di dicembre 2017 l’Autorità interviene poi per multare le compagnie (1,16 milioni, multa poi dimezzata) imponendo loro anche lo storno delle somme tratte dai giorni “erosi” rispetto alla fatturazione che sarebbe dovuta tornare mensile dal 23 giugno 2017 (la restituzione è invece diventata definitiva dopo la sentenza del Consiglio di Stato del luglio 2019).

In parallelo però si è mossa l’Antitrust. La sanzione di 228 milioni (114,4 milioni per Tim; 59,97 per Vodafone; 38,97 per Wind Tre e 14,76 milioni per Fastweb) ora chiude il cerchio, in attesa ovviamente di eventuali impugnazioni al Tar.

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