NUOVO SCANDALO BANCARIO

Maxiriciclaggio di fondi russi, spunta il nome di Nordea Bank

di Angelo Mincuzzi

AP

4' di lettura

E adesso tocca alla Nordea Bank. Gli scandali legati al riciclaggio di soldi russi che hanno travolto la danese Danske Bank e pochi giorni fa la svedese Swedbank si ramificano ancora, fino a coinvolgere Nordea, primo gruppo finanziario della Scandinavia, accusata di aver gestito circa 700 milioni di euro di fondi sospetti legati alla morte dell'avvocato russo Sergei Magnitsky.

All'inizio dell'800 Hans Christian Andersen fu uno dei primi clienti della Sparekassen di Copenhagen, primo nucleo di quella che oggi è Nordea, ma l'inchiesta internazionale coordinata dall'Occrp (Organized crime and corruption reporting project) che ha coinvolto il colosso scandinavo non è una fiaba come il “Brutto anatroccolo” o “I vestiti nuovi dell'imperatore”. La nuova inchiesta giornalistica ha rivelato che Nordea avrebbe movimentato circa 700 milioni di euro collegati alla morte di Magnitsky.

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Il mistero della morte di Magnitsky

Magnitsky era un avvocato che lavorava per il finanziere Bill Browder e che morì in una prigione di Mosca dopo aver scoperto che il capo dell'ufficio delle imposte della capitale russa aveva cospirato per emettere rimborsi fiscali fraudolenti. Browder, attivista anti-corruzione, ha cercato per anni di ricostruire quello che è successo a 230 milioni di dollari rubati proprio grazie all'ufficio delle imposte di Mosca da chi aveva preso il controllo delle filiali del suo fondo di investimento, Hermitage Capital.

Il nuovo scandalo che coinvolge Nordea Bank, e che non è apparentemente collegato a quello che ha colpito Danske Bank e Swedbank, rafforza un quadro inquietante che conferma come le filiali baltiche delle banche nordiche siano diventate negli anni scorsi degli hub per i criminali russi che volevano ripulire i loro fondi in Occidente.

L'obiettivo principale del sistema offshore che Occrp ha chiamato “Troika Laundromat” era di incanalare miliardi di euro dalla Russia verso i paesi occidentali. Ma era molto più di un sistema di riciclaggio di denaro: la lavanderia a gettoni permetteva agli oligarchi e ai politici russi di acquisire segretamente quote di società statali, acquistare immobili sia in Russia che all'estero, acquistare yacht di lusso, assumere superstar musicali per feste private, per pagare le spese mediche e molto altro. Per proteggersi, le persone che si nascondevano dietro questo sistema usavano l'identità di prestanomi utilizzati come proprietari inconsapevoli delle società offshore segrete. Da ciò che emerge da questa nuova inchiesta giornalistica, anche un ente di beneficenza gestito dal principe Carlo, figlio della regina Elisabetta II, avrebbe ricevuto donazioni da una società offshore utilizzata per incanalare ingenti somme di denaro dalla Russia.

Riciclati 4,6 miliardi di dollari

In totale, si stima che 4,6 miliardi di dollari siano stati inviati in Europa e negli Stati Uniti da una rete gestita da personaggi russi attraverso 70 società offshore con conti bancari in Lituania. I dettagli sono emersi da un elenco di 1,3 milioni di transazioni bancarie ottenute dall'Occrp.

Nordea è la terza più grande società della Scandinavia e una delle prime dieci società di servizi finanziari del continente, con utili per 9 miliardi di euro e un attivo di 551,4 miliardi nel 2018. Il gruppo è nato dalla fusione di quattro istituti di credito: Nordbanken, Unibank, Kreditkassen e Meritabank, a loro volta frutto dell'aggregazione di 300 istituti di credito originari. Le azioni della Nordea Bank sono quotate alle borse di Helsinki, Stoccolma e Copenhagen. Le azioni della banca hanno perso il 7% questa mattina quando alcune indiscrezioni sull'inchiesta dell'Occrp si sono diffuse tra gli operatori, per poi recuperare e ridurre il calo al 3,7%.

Il nuovo scandalo si affianca a quello, molto più ampio, nato al settembre dello scorso anno, quando un report interno reso noto dalla Danske Bank ha rivelato che tra il 2007 e il 2015 bel 200 miliardi di euro sospetti provenienti dalla Russia e da alcune delle ex repubbliche sovietiche sono stati depositatoi in conti bancari per “non residenti” e movimentati attraverso la filiale estone della Danske Bank.
Sulla vicenda indagano le autorità giudiziarie di numerosi paesi - Danimarca, Estonia, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia - e anche la Sec americana ha acceso un riflettore.

Gli scandali si moltiplicano

Ma più passano le settimane, più lo scandalo si allarga ad altre banche. Deutsche Bank avrebbe movimentato circa 150 miliardi dei 200 sospettati di riciclaggio mentre dagli sportelli della svedese Swedbank sarebbero passati 3,8 miliardi di euro. Per questi motivi Swedbank è finita al centro di un'inchiesta delle autorità di vigilanza bancario dell'Estonia e della Svezia.

È possibile che questi siano soltanto i primi effetti di un fenomeno più ampio. Gli investigatori dello studio legale Bruun & Hjejle - autori del report interno della Danske Bank - hanno evidenziato come alla fine del 2013 la Danske Bank controllava soltanto il 9% del totale dei depositi di “non residenti” custoditi nelle banche del Baltico: 15mila conti che hanno movimentato in nove anni, appunto, 200 miliardi di euro. Nel 2007 la percentuale era addirittura più bassa, il 5%.

E dunque - è il timore di molti analisti - se i soldi dei “non residenti” transitati in tutti gli altri istituti dell'Estonia, della Lettonia e della Lituania erano proporzionali a quelli della filiale estone della Danske Bank, si può calcolare che una cifra compresa tra i 2mila e i 4mila miliardi di euro sia passata attraverso conti di persone o società “non residenti” nei tre paesi. Quanti di questi, poi, possano essere stati capitali illeciti non è possibile al momento determinarlo.

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