Parla Giovanna Melandri

«Maxxi laboratorio di cultura, sinergia con i privati per crescere»

La presidente della Fondazione da nove anni alla guida del museo romano: «Qui si fa ricerca per intercettare nuove tendenze». Ora la sfida è la sede dell'Aquila, aperta prima dell'estate

di Nicoletta Picchio

Giovanna Melandri presidente della fondazione Maxxi, lo spazio espositivo della capitale firmato dall'architetto Zaha Hadid

3' di lettura

Non solo un museo, dove ospitare la collezione permanente e mettere in calendario le grandi mostre di artisti noti. Ma anche un laboratorio di cultura, dove far crescere giovani artisti, mescolare le varie arti in un linguaggio intrecciato, far dialogare arti visive, performance, fotografia e architettura. Mettendo contemporaneamente al primo posto anche l'aspetto didattico ed educativo. Il Covid, poi, sotto la spinta della necessità di trovare un contatto con il pubblico anche con i cancelli chiusi, ha aperto nuovi spazi, a partire da una vera e propria produzione di contenuti video originali.

Era questa l’idea del Maxxi che Giovanna Melandri aveva in mente quando nove anni fa le è stato dato l’incarico di guidare il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. E passo dopo passo è riuscita a fare di questo grande spazio, firmato dall'architetto Zaha Hadid, un protagonista della cultura della Capitale e italiana, con un’offerta poliedrica. Punto di riferimento anche del pubblico straniero, che prima del Covid rappresentava il 50% degli ingressi.

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«L'indirizzo che ho voluto dare è chiaro: non un’istituzione dove si ospitano mostre ma un centro culturale dove si fa ricerca, per attrarre il grande pubblico ma anche intercettare nuove tendenze e soprattutto promuoverle», dice Melandri che sta vedendo i risultati del suo impegno. Un lavoro che si è arricchito di una realtà in più: Maxxi L’Aquila, aperto prima dell'estate, a palazzo Ardinghelli. «Il palazzo era crollato durante il terremoto, ci sono voluti anni per il suo restauro. Ho accettato la proposta del ministro della Cultura Franceschini: i musei sono palestre di rigenerazione dei territori e in Abruzzo c’era e c’è bisogno di ricostruire, attrarre, creare sviluppo anche attraverso la cultura». Non sarà un Maxxi bis ma avrà una sua connotazione dedicata in particolare al rapporto tra arte e tecnologia, con una grande spinta alla collaborazione con il territorio. I risultati dei primi dieci anni del Maxxi sono il frutto di un grande dinamismo, reso possibile grazie a un ingrediente fondamentale, dice Melandri: una struttura giuridica che consiste in una Fondazione di diritto privato, partecipata dal ministero della Cultura, dalla Regione Lazio e dall’Enel. «Abbiamo la vigilanza del ministero ma con agilità di gestione», spiega, sottolineando l’importanza della «forte collaborazione tra pubblico e privato».

È su questo aspetto che Melandri vuole spingere ancora di più: «La presenza dei privati non è effimera né episodica, ma partnership solide per costruire progetti culturali condivisi. Un’impostazione di questo genere, a medio-lungo termine, può essere attraente per chi voglia investire nella cultura. Le nostre porte sono aperte». Obiettivo di Melandri è un rapporto 50-50 di risorse pubbliche e private. «Prima del Covid eravamo già a questa percentuale». È fiduciosa di poter tornare a breve a questo equilibrio. Del resto ci sono già una serie di rapporti consolidati. Con Bulgari, per esempio, si realizza il Maxxi Bulgari Prize, un premio biennale per sostenere giovani talenti (in passato è stato il trampolino di lancio per artisti come Francesco Vezzoli e Vanessa Beecroft). «Il Maxxi acquisisce l’opera vincitrice, che entra a far parte della sua collezione». Un altro consolidato sodalizio è con Alcantara, e si è avviata anche una collaborazione con Swatch Art Peace Hotel. «Le risorse pubbliche sono necessarie, siamo un ente di ricerca, formazione, abbiamo rapporti con le scuole. Ma il rapporto con i privati è fondamentale per crescere».

Grandi mostre per il grande pubblico ed esposizioni con una maggiore connotazione di ricerca, e poi dibattiti, formazione. Nel 2020 è stato perso il 60% di biglietti, soprattutto del pubblico internazionale, e circa il 45% di sponsorizzazioni. «Con il Covid, abbiamo puntato sulla città», dice Melandri. «Abbiamo proposto abbonamenti a prezzo speciale, aperture straordinarie. Abbiamo avviato una produzione di contenuti culturali online (con 15 milioni di visualizzazioni durante il lockdown) che rafforzeremo e metteremo in parte a pagamento».

Un impegno che è stato premiato: «Dall’estate stiamo vivendo una fase di rinascita, le persone hanno voglia di cultura. Il mese di ottobre è stato il migliore dal 2011, con oltre 36mila visitatori e 48.700 biglietti venduti.

Con la mostra del grande fotografo Salgado, e dopo quella di Hirschhorn, artista che lavora sulla depixellazione «per un pubblico più attento alla ricerca e all'arte contemporanea».

Stessa impostazione per L’Aquila. Nei primi cinque mesi i risultati sono stati oltre le attese: 15mila visitatori, tra cui 5mila abruzzesi. Sono già attive diverse collaborazioni con le eccellenze del territorio: l’Università, l’Accademia di Belle Arti, il Gran Sasso Science Institute, i Laboratori di Fisica nucleare del Gran Sasso, il MuNDA. E anche con la Vac Foundation, che promuove l’arte contemporanea russa. Rapporti internazionali, quindi, ma anche e sempre di più con il territorio, sottolinea Melandri, cercando di coinvolgere i privati, per far andare a braccetto arte e impresa.

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