TENSIONI DIPLOMATICHE

May accusa Mosca: «Ha avvelenato l’ex spia russa Skripal»

di Nicol Degli Innocenti


Spia russa, May convoca ambasciatore

3' di lettura

Mai più “business as usual” con la Russia: parola di Theresa May. La premier britannica ha dichiaratooggi in Parlamento che è «altamente probabile» che Mosca sia responsabile del tentato omicidio di Serghej Skripal nel centro di Salisbury, la cittadina inglese dove l'ex spia russa viveva in esilio.
Aggiornando i deputati sull'andamento delle indagini, la May ha confermato che l'agente nervino utilizzato per l'attentato del 4 marzo era stato messo a punto in Unione Sovietica ed è in dotazione ai militari russi. E' quindi del tutto legittimo pensare che la Russia sia responsabile, ha detto la premier.

Sta a Mosca ora spiegare se l'attentato è stato dovuto a un intervento diretto delle autorità russe oppure se hanno per qualche ragione «perso il controllo del loro arsenale di agenti nervini» che sono quindi finiti in mano ad altri. Queste sono le uniche due spiegazioni plausibili, ha detto la May. Il ministro degli Esteri Boris Johnson ieri ha convocato l'ambasciatore russo in Gran Bretagna per dargli la possibilità di fornire spiegazioni sull'accaduto.

Ultimatum a Mosca
La Russia ha tempo fino a martedì sera per dare una «risposta credibile» alle legittime domande del Governo britannico. Se le spiegazioni non arriveranno o non saranno ritenute soddisfacenti, allora la May considererà l'attentato un «uso illegale della forza contro il Regno Unito» e mercoledì presenterà in Parlamento «l'intera gamma di misure» che intende adottare. Londra è stata «in prima linea» in passato nell'imporre sanzioni contro Mosca ma ora è pronta ad «andare oltre», ha detto la premier.

Per Mosca sono «pure favole»
La May ha parlato in Parlamento dopo una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza, e ha detto che sono stati gli esperti del laboratorio di Porton Down a identificare con certezza l'agente nervino utilizzato nell'attentato di Salisbury.
La Russia ha «ordinato assassini di Stato in passato e riteniamo che Mosca consideri alcuni esuli come «distertori» e in quanto tali bersagli legittimi», ha spiegato la premier. Le accuse lanciate dalla May sono «pure favole» e «roba da circo», ha detto un portavoce del ministero degli Esteri russo. Rispondendo a una domanda al volo della Bbc il presidente Vladimir Putin ha invece esortato la Gran Bretagna «a capire prima cosa sia successo, poi ne parliamo».

Finora le autorità russe hanno negato qualsiasi coinvolgimento per un evento «accaduto sul territorio britannico e non riguarda in alcun modo la federazione russa o i suoi leader», ha ribadito ieri Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino.
Skripal e la figlia Yulia che era con lui sono ancora ricoverati in ospedale in gravi condizioni, così come il poliziotto inglese Nick Bailey che era stato il primo a soccorrerli. L'attentato a Salisbury non è stato solo «un crimine contro gli Skripal, - ha sottolineato la May, - ma anche contro il Regno Unito perché ha messo a repentaglio la vita di civili innocenti, cosa che riteniamo intollerabile».

Polemiche sull’allerta tardiva
Monta intanto in Gran Bretagna la polemica sulla lentezza delle autorità britanniche nell'avvertire la popolazione di Salisbury dei possibili rischi di contaminazione. Dopo avere minimizzato per diversi giorni le conseguenze dell'attentato, Public Health England domenica ha consigliato alle persone che erano nel ristorante o nel pub visitati da Skripal e dalla figlia il 4 marzo di “lavare accuratamente tutti gli indumenti indossati” quel giorno perché tracce dell'agente nervino sono state trovate in entrambi i locali. Le indicazioni delle autorità invece di rassicurare gli abitanti di Salisbury hanno avuto l'effetto opposto e hanno portato a proteste per la mancanza di informazioni.
In Russia invece uno dei presentatori televisivi più seguiti, Dmitry Kiselyov, soprannominato “il capo della propaganda di Putin”, ha dichiarato che il Governo britannico potrebbe avere organizzato l'attentato a Skripal per avere un pretesto per boicottare la Coppa del mondo di calcio in Russia.

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