londra

May sconfitta ancora ai Comuni. Si avvicina Brexit senza accordo

di Nicol Degli Innocenti


Rebus Brexit, May chiede altri 15 giorni

3' di lettura

Sconfitta numero dieci per Theresa May in Parlamento. La mozione su Brexit presentata dal Governo è stata bocciata ieri con 303 voti contrari e 258 voti a favore, dimostrando ancora una volta che la premier britannica non ha il sostegno di Westminster e soprattutto del suo partito. A causare la sconfitta infatti è stata la decisione degli oltranzisti pro-Brexit, guidati dal deputato Jacob Rees-Mogg, di astenersi durante la votazione invece di schierarsi dalla parte del Governo. I Brexiter si sono rifiutati di sostenere la mozione della May perchè secondo la loro interpretazione avrebbe escluso l’opzione “no deal”, l’uscita dalla Ue senza accordo che molti di loro caldeggiano ma che la maggioranza dei deputati vuole evitare.

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Diversi ministri nel corso della giornata di ieri avevano tentato invano di convincere i ribelli a votare a favore, spiegando che una sconfitta per la May avrebbe reso più difficile per la premier ottenere concessioni da Bruxelles sulla controversa questione del backstop, il meccanismo che punta a impedire il ritorno di un confine interno tra le due Irlande.

Il voto di ieri non è vincolante e non costringe il Governo a cambiare strategia, e infatti la premier ha prontamente dichiarato che intende «continuare a cercare di ottenere dalla Ue modifiche alla backstop che abbiano valore legale», in linea con quanto richiesto dal Parlamento nel voto del 29 gennaio.

Questa ennesima sconfitta però mette in evidenza la difficoltà oggettiva di trovare una maggioranza a Westminster per un compromesso su Brexit. A fronte di questa nuova dimostrazione della debolezza della premier, l’Unione europea difficilmente ammorbidirà la sua posizione di chiusura sulla riapertura dei negoziati e avrà ancora meno incentivi a riscrivere parti dell’accordo. È lecito infatti ritenere che i Brexiter riterranno insufficiente qualsiasi concessione o ritocco la Ue sia disposta a fare e preferiscano puntare su un’uscita senza accordo.

A poche settimane dalla data prevista di Brexit, il 29 marzo, la May non ha quindi un piano credibile che il Parlamento possa accettare, anche se la premier continua ad insistere che non chiederà rinvii.

Downing Street non ha criticato i Brexiter ma ha preferito puntare il dito contro l’opposizione laburista che ha votato contro. «Jeremy Corbyn ha ancora una volta privilegiato il suo partito invece dell’interesse nazionale e votando contro la mozione del Governo ha reso più probabile un no deal».

È ora che la premier «ammetta che la sua strategia su Brexit è fallita -, ha dichiarato dopo il voto il leader laburista Corbyn, che accusa la May di tattiche dilatorie -. Il Governo non può continuare a procedere verso il 29 marzo senza un piano coerente. Non può solo far passare il tempo e sperare che succeda qualcosa che lo salvi».

La mozione laburista che chiedeva una votazione finale in Parlamento prima del 27 febbraio, per costringere la May ad accelerare il dialogo con Bruxelles, è stata sconfitta ieri per 16 voti. Sconfitta invece di larga misura (315 voti contro 93) la mozione presentata dal’Snp scozzese, che chiedeva un rinvio di tre mesi della data di Brexit per trovare una soluzione all’impasse.

Il prossimo voto in Parlamento è stato fissato per il 27 febbraio e si prevede che un’alleanza di deputati di diversi partiti contrari a un’uscita senza accordo si coalizzi per costringere il Governo a escludere un “no deal” o a chiedere un rinvio di Brexit.

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