trent’anni di successi

«Mazda MX-5»: un’auto così potevano pensarla (e farla) solo i giapponesi

di Vittorio Falzoni Gallerani


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4' di lettura

Una macchina così potevano farla solo i giapponesi! Capaci come sono di individuare nicchie di mercato mal presidiate e dotati della necessaria umiltà per ispirarsi (migliorandolo quasi sempre, è giusto sottolinearlo) a quanto di meglio è già stato fatto in quel specifico settore. Era già accaduto con altri tipi di veicoli quando, nel Febbraio 1989 al Salone di Chicago, compare per la prima volta questa spiderina destinata a fare epoca come Mazda MX-5 anche se, nella terra del suo debutto, sarà sempre chiamata «Miata»: un nome dal significato a noi sconosciuto, ma certamente più carino di una sigla alfa numerica.

Gli USA, d’altronde, hanno avuto un ruolo decisivo nella nascita di questa automobile, a partire dall’ispiratore: tale Robert (Bob) Hall, ex giornalista dell’auto, che la suggerisce all’allora Presidente della Mazda Kanichi Yamamoto. Il quale, evidentemente ben impressionato, lo nomina capo progetto. Pienamente calato nel ruolo, per fare capire bene alla sua squadra cosa ha in mente, non esita un giorno del 1983 a fare condurre all’interno dei locali dell’Advanced Design and Engineering Mazda Center in California, una Lotus Elan ed una Triumph Spitfire: due vetture piuttosto lontane tra loro come caratura, ma che condividono le caratteristiche essenziali che la nascitura dovrà assolutamente avere: trazione posteriore per il piacere di guida vecchio stile, carrozzeria roadster come da capitolato e semplicità costruttiva per contenere peso e costi.

Guardando la vettura al Salone di Chiacago si capisce subito che il ruolo della Triumph fu marginale mentre quello della Lotus ispirò largamente la nuova piccola Mazda. Certamente le diverse dimensioni (se la MX-5 è piccola, la Elan può definirsi minuscola), soprattutto in larghezza, consentono alla MX-5 il raggiungimento di una propria personalità ma non si può negare, tuttavia, che i fari a scomparsa, il disegno delle ruote, le proporzioni tra i volumi e, financo l’aspetto del motore debbano molto alla figlioletta di Colin Chapman. In ogni caso si tratta di una vetturetta bellissima che, a questo punto, abbandona educatamente ogni sua reminiscenza britannica per dare spazio a tutte le migliori prerogative nipponiche di modernità, qualità costruttiva ed accurata ingegnerizzazione di ogni particolare.

Mazda MX-5, le foto di tutte le generazioni

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A cominciare dal motore, di robustezza militare pur con tutta la sua brillantezza: stranamente per un’auto destinata a sfondare negli States, sotto al cofano batte un cuoricino a quattro cilindri di soli 1,6 litri che però, dotato di doppio albero a camme in testa ed alimentato ad iniezione, sviluppa 115 CV. Che, con meno di mille chili di peso da gestire, fornisce prestazioni del tutto soddisfacenti insieme con una sonorità «vecchio stile» che testimonia la competenza e l’affetto con cui quest’auto è stata concepita.

Molto curato il telaio monoscocca che, grazie all’idea di affiancare all’albero di trasmissione una struttura longitudinale tubolare di rinforzo, presenta una rigidezza da primato per una spider; un’idea che contribuisce grandemente a creare lo straordinario piacere di guida offerto dalla MX-5. Ma vi sono altri collaboratori oltre al brillante motore, già citato, cui fa da spalla un cambio a cinque marce di tale piacevolezza da indurre a cambiare marcia più spesso del necessario; e sono le sospensioni a quadrilateri su ambedue gli assali, i freni a quattro dischi con gli anteriori ventilati e lo sterzo perfetto pur se servo assistito. Un abitacolo semplice, ma impeccabilmente costruito e sufficientemente spazioso, fa il resto insieme con una capote impermeabile ad acqua ed aria che si manovra facilmente stando seduti alla guida e con una mano sola: provare per credere.

Una serie di qualità che, lungi da essere qui troppo enfatizzate, portano ad un tale successo di mercato da impedire, per tutto il 1989, la vendita dell’auto fuori dagli USA; in Italia, per esempio, arriva solo a 1990 inoltrato ed in quantità così ridotte da indurre qualche attento commerciante ad importare dagli USA delle «Miata» seminuove che vengono vendute ancor prima di toccare terra; oggi questi esemplari si riconoscono per il vano targa posteriore quadrato e per la dotazione completa di condizionatore d’aria, airbag lato guida ed alzacristalli elettrici: componenti a lungo assenti negli esemplari destinati al nostro Paese e che elevano non poco il livello della vettura; che, a quel punto, ha ben poco da invidiare a spider di ben più alta cubatura sopra tutto se dotata del leggero ed efficace tetto rigido.

Due serie limitate molto riuscite hanno allietato questa prima serie della MX-5, ora conosciuta anche come «NA»: la «British Racing Green» del 1991 con interni in pelle e capote beige e, nel 1992, la «Black Special» con filettature ed interni in pelle rossi e dotazione accessoristica completa. Nel 1994, la gamma si sdoppia con la 1.8 da 131 CV, da un lato, ed una semplificata 1.6 da 90 CV dall’altro; saranno prodotte fino al 1997 quando al Salone di Tokio la seconda serie di questa già leggendaria vettura prende il testimone correndo verso il record mondiale di esemplari costruiti per una spider: risultato che raggiungerà due anni dopo.

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