il libro

Mazzone, una vita nel pallone tra campioni e panchine di mezza Italia

La sua autobiografia è la storia di una vita assecondata alla passione e ripercorre la vita del tecnico, ma anche del professionista lungimirante che ha lasciato il segno nei campioni di cui ha fiutato estro e destino. Primo fra tutti Francesco Totti

di Giulio Peroni

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(Ap)

La sua autobiografia è la storia di una vita assecondata alla passione e ripercorre la vita del tecnico, ma anche del professionista lungimirante che ha lasciato il segno nei campioni di cui ha fiutato estro e destino. Primo fra tutti Francesco Totti


4' di lettura

Affogati come siamo nel pensiero unico, nella soffocante invadenza del politically correct, ecco il romanzo popolare di un popolano diretto e sboccato. Uno di quei figli che il calcio nostrano, non ancora al tempo dei social, ha regalato in pasto a tutti noi con quel suo battito genuino, animale, che ha travolto e sedotto tanta gente: grandi star comprese. Lui è Carlo (Sor Carletto) Mazzone, allenatore da sempre nel pallone. Quarant'anni di campo e panchine vissuti più da persona che da personaggio, peraltro amato, riconosciuto, mantenuto nella memoria collettiva e trasversale del circo pallonaro che ancora bambini il cuore acchiappa. Ma per capire uno come Mazzone, bisogna capire il calcio. La sua urgenza sentimentale.

Il resto è contorno, pedate al vento, aridismo tattico. E gente di passaggio. Sor Carletto ha scritto la sua esistenza nel libro “Una vita in campo” (edizioni Baldini+Castoldi), opera scritta con i giornalisti Rai Marco Franzelli e Donatella Scarnati. Una narrazione romantica ed essenziale che si rifà alla sua carriera, al rapido passaggio generazionale di un mondo che modifica valori e contenuti alla velocità della luce, attorno ad un pallone, i cui sogni restano però sempre gonfi, intatti ed immutati. Per questo Mazzone è nel cuore di tutti. Per la sua capacità di parlar chiaro, di dire sempre ciò che pensa senza nascondersi dietro a convenevoli, perbenismo, bon ton di facciata, magari brandizzati. La sua autobiografia è la storia di una vita assecondata alla passione.

La storia soprattutto umana di grandi campioni come Francesco Totti, Andrea Pirlo e Roberto Baggio, che hanno accompagnato quella di Sor Carletto per un pezzetto. Lui che per loro tre è stato mentore. Nella loro giovinezza (i primi due), nella stagione della maturità (il “divin codino”).

Da Piazza Santa Maria in Trastevere in Roma ai campi di tutta Italia. Il Nostro ed il suo calcio sono partiti proprio da lì, da quella piazza. Dove di notte infreddoliti si va a ripensare ad un amore ancora vivo, dove la luna va a sbattere contro il Gianicolo. E tutto profuma di infinito. Quell’angolo di vecchia Roma è stato il primo campo da calcio di Sor Carletto ancora bambino. Senza erba, senza porte. «A noi sembrava di stare in un grande stadio». Mazzone è nato a due passi da lì, in vicolo del Moro, il 19 marzo del 1937. Primogenito, unico maschio con tre sorelle, papà Edmondo titolare di un garage, la mamma Iole a dare una mano al pomeriggio. «Te lo puoi scordare il calcio! Urlava sempre mio padre».

Per me è stato qualcosa di più di un allenatore. È stato quasi un secondo padre perché mi ha insegnato tanto, in campo e fuori

Ed invece il calcio fu tutto o quasi. In una carriera vissuta sulle panchine di mezza Italia (795, record italiano), da Ascoli a Livorno, passando per Roma, Bologna, Firenze e Napoli. Chilometri infiniti su e giù per lo Stivale, e un settore della tribuna dello stadio di Ascoli intitolato a lui. Sempre con Roma e la sua romanità al centro del suo orgoglio, del suo spirito: la romanità come stile di vita. L’opera ripercorre la vita del tecnico, ma anche del professionista lungimirante che ha lasciato il segno nei campioni di cui ha fiutato estro e destino. Primo fra tutti Francesco Totti, che dedica al suo primo “coach” in giallorosso la prefazione. «Per me è stato qualcosa di più di un allenatore. È stato quasi un secondo padre perché mi ha insegnato tanto, in campo e fuori». Totti ricorda la pressione della stampa ai suoi esordi e l’ala protettiva che Mazzone spiegò su di lui. «Era il 27 febbraio del 1994, in una partita di Coppa Italia contro la Sampdoria. Indimenticabile quello che accadde il giorno prima a Trigoria. C'erano i giornalisti in sala stampa che mi circondavano. All'improvviso entrò Mazzone e disse a voce alta: “A regazzì vatte a fà la doccia, che cò loro ce parlo io”». Nella sua autobiografia Sor Carletto racconta tanti aneddoti sull'ex capitano giallorosso: dalle telefonate con mamma Fiorella, fino a quella in cui gli vietò di andare alla Samp.

Schietto, lontano da ogni ipocrisia, totalmente insensibile al fascino del potere autoritario: con Carletto Mazzone è stato feeling a prima vista

Sor Carletto sedeva sulla panchina del Perugia in quello storico ed infinito Perugia-Juventus (1-0), affondato nel diluvio, che il 14 maggio 2000 decretò lo scudetto alla Lazio. E poi il capitolo Brescia. Il rapporto con Pirlo («Rischiava di finire tra i bocciati del calcio italiano. Da mezzapunta gli chiesi di fare il playmaker davanti alla difesa. Leader silenzioso, parlava con i piedi. Chiuso nel suo silenzio, di tanto in tanto provavo a scuoterlo») e quello con Roberto Baggio. Che legò il suo contratto alla permanenza di Sor Carletto. Di lui l’ex Codino ha detto: «Con Carletto Mazzone, l'uomo che mi sarebbe piaciuto incontrare prima, è stato feeling a prima vista. L'allenatore che avevo sognato. Schietto, lontano da ogni ipocrisia. Totalmente insensibile al fascino del potere autoritario, alle adulazioni interessate. Se il calcio fosse popolato da tanti Mazzone, sarebbe ancora quello che appariva ai miei occhi di bambino. Lo sport più bello del mondo».

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