VALLE D’AOSTA

Meccanica, imprese in difesa tra dazi e difficoltà dell’auto

Giancarlo Giachino (Confindustria): «Le nostre aziende hanno diversificato e oggi puntano sulla formazione e sulla digitalizzazione». Censite 120 realtà attive a fine 2019

di Carlo Andrea Finotto

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Le aziende del settore metalmeccanico stanno mettendo in campo misure per aumentare la competitività, dalla formazione alla digitalizzazione: nella foto un impianto robotizzato

Giancarlo Giachino (Confindustria): «Le nostre aziende hanno diversificato e oggi puntano sulla formazione e sulla digitalizzazione». Censite 120 realtà attive a fine 2019


3' di lettura

Èun quadro “caravaggesco” quello della metalmeccanica in Valle d’Aosta. Va osservato con attenzione per coglierne le sfumature e le espressioni che sfuggono al primo sguardo. Le luci sono rappresentate da alcune realtà produttive capaci negli anni di resiste e svilupparsi, diversificando lavorazioni e mercati di sbocco. Le ombre, secondo gli addetti ai lavori, sono create da fattori esogeni: la recente frenata dell’automotive, la stagnazione dell’economia a livello nazionale, le ripercussioni europee e locali dovute alla guerra commerciale Usa-Cina con i dazi che riguardano principalmente proprio i comparti dell’acciaio e dell’alluminio, da ultimo le ripercussioni dalla portata ancora incerta dell’epidemia di coronavirus che ha, ancora una volta, portata globale.

«Il comparto metalmeccanico – spiega il presidente di Confindustria Valle d’Aosta, Giancarlo Giachino - è composto perlopiù da aziende terziste legate al settore dell’automotive». Una fotografia in evoluzione stando all’analisi di Giachino, visto che «nell’ultimo decennio sta variando e le aziende stanno diversificando anche a seguito della crisi scoppiata a livello mondiale nel 2008 che in Valle d’Aosta è arrivata nel 2009».

Il quadro generale economico della Valle d’Aosta ha portato a superare anche a livello regionale, la difficile fase congiunturale, protrattasi per circa dieci anni.

Le aziende associate a Confindustria Valle d’Aosta del settore metalmeccanico sono in tutto 33 aziende su 250 aziende iscritte per un totale di 997 dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Si tratta per lo più di piccole e medie imprese, per una media di 30 dipendenti.

Allargando lo sguardo alla totalità del comparto – non solo, quindi, alle realtà associate a Confindustria – le statistiche di Movimprese-Infocamere restituiscono una progressiva erosione dall’inizio del nuovo millennio a oggi. Il totale delle aziende attive (industrie e realtà artigiane) superava le 180 unità a fine 2000, si era ridotto di almeno un ventina a fine 2010 ed è sceso a circa 120 al termine del 2019. Una scrematura che è stata costante in questi anni e non è detto che si sia esaurita se l’economia non riuscirà a ripartire, soprattutto al di fuori dei confini della regione.

Dal fronte sindacale si segnalano alcune situazioni che destano preoccupazione, come nel caso della Shiloh, non a caso legata alle forniture per l’industria dell’auto, che ha indicato una cinquantina di esuberi a fronte di 170 dipendenti circa, o il mese di Cassa integrazione ordinaria richiesto dalla Cogne, alle prese con una serie di fattori contingenti che vanno dall’impatto dei dazi Usa alla frenata cinese causata dal coronavirus.

«Nonostante le dinamiche economiche e occupazionali ci consegnino diversi segnali confortanti, permangono tuttavia fattori di criticità e settori che mostrano ancora segnali di debolezza che ci obbligano alla massima cautela. La crisi che ha interessato il settore metalmeccanico è stata pesante e si è protratta per circa un decennio e solo negli ultimi anni i dati mostrano una lieve inversione di tendenza».

Le aziende, però, non sono rimaste ferme. Chi ha resistito è diventato più resiliente, ha cercato altre strade.

Nel corso di questi anni, come sottolinea il presidente degli industriali valdostani, «i settori si sono molto diversificati, spaziando, come detto, dal tradizionale automotive – che è ancora molto presente, con aziende strutturate - a quello legato all’indotto generato dalla Cogne Acciai Speciali. Le aziende maggiormente legate all’ automotive – prosegue Giancarlo Giachino - sono riuscite negli ultimi anni a diversificare la loro produzione riuscendo a mitigare almeno in parte la crisi del settore legato all’auto».

Certo, non tutto è tornato come prima degli ultimi, difficili, rovesci congiunturali. E tra i gap che le aziende valdostane della meccanica devono ancora recuperare il presidente della Confindustria regionale annovera la voce export.

«Il livello degli scambi con l’estero, nonostante la recente ripresa, non ha ancora pienamente recuperato rispetto al 2007, poiché il loro volume nel 2018 risulta inferiore del 15% rispetto al dato 2007. Il settore metalmeccanico è pienamente in linea con queste dinamiche».

Ora, le nuove avvisaglie rischiano di complicare ulteriormente i piani di recupero sui mercati esteri. E tra gli “antidoti” ai “virus” dell’economia globale Confindustria Valle d’Aosta sta portando avanti un «lavoro intenso – spiega il presidente – finalizzato a diffondere tra le imprese la consapevolezza dell’esigenza strategica della digitalizzazione e delle tematiche 4.0». I margini di crescita su questo fronte sono ampi.

Diverse realtà hanno continuato a investire, puntando su formazione, innovazione di processo e di prodotto. Alcune hanno nomi conosciuti, come la Grivel (attrezzature da montagna), o la stessa Cogne Acciai Speciali, altre hanno nomi che dicono poco o nulla ai non addetti ai lavori, ma che Giachino annovera tra quelle aziende che possono essere considerate virtuose: «Come la ABC Company, la MDM, la Thermoplay o l’Engineering. D HUB, solo per citarne alcune di quelle che in questi anni hanno continuato ad investire credendo nella ripresa dell’imprenditoria valdostana».

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