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Mecenati 2.0, performance al test del crowdfunding

di Anna Maria Fazio

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4' di lettura

Tommaso Cinti, Giorgio Fasol e Marco Trevisan ci pensavano da un po' di tempo e lo avevano già accennato durante il convegno «Il collezionismo nel tempo», lo scorso ottobre, che indagava proprio il passaggio dal collezionismo tou court al crowdfunding. Si tratta di Art On Time , progetto curatoriale itinerante dedicato alle arti performative che, per la sua prima edizione, vede la partecipazione degli artisti Giordano Rush, Invernomuto, Julia Krahn e Luigi Presicce, e che sarà lanciato in crowdfunding dalla piattaforma digitale Art Raising, che lo scorso anno era già riuscita a raccogliere i fondi per la mostra «Che il vero possa confutare il falso», a Siena. Gli artisti, alcuni dei quali hanno già collaborato con gallerie come la Galleria Magrorocca di Milano (nel caso di Julia Krahn), sono giovani ma già molto affermati ed hanno quotazioni mediamente tra i 3.000 e i 20.000 euro.

Cinti e Fasol, noto collezionista e presidente di Agi Verona , sono gli ideatori e fondatori della piattaforma Art Raising.org, a cui si è aggiunto Marco Trevisan, consulente Christie's , proprio per il progetto Art On Time: «Ho avuto l'impressione che questo progetto si differenziasse dagli altri esperimenti di crowdfunding già esistenti». ««Ciò che lo rende differente da un'offerta di crowdfunding, in cui esistono portali abbastanza specializzati nel settore artistico,» spiega Tommaso Cinti «è l'aver affiancato alla raccolta fondi un'attenzione per l'aspetto curatoriale che permette di accompagnare i progetti fino alla loro realizzazione espositiva, nella crescita e nella promozione, prevedendo per il progetto e per la piattaforma anche l'attività di ufficio stampa e di comunicazione, per cui sono stati investiti circa il 30/40% sul valore totale del progetto». Rispetto alle piattaforme tradizionali, alle quali spesse volte gli artisti si rivolgono per finanziare i propri progetti, Art Raising è un soggetto proattivo: sceglie gli artisti, selezionati da un comitato scientifico con ruolo anche consultivo, composto da Giorgio Fasol, Antonio Grulli (critico d'arte e curatore indipendente), Riccardo Lisi (direttore de La Rada di Locarno), Fabio Castelli (ideatore di MIA Photo Fair ) e Monique Veaute (Presidente della Fondazione Romaeuropa ).

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Il progetto. Presentato a Mia Photo Fair, il crowdfunding lanciato per Art On Time è iniziato il 10 marzo e si chiuderà il 20 giugno 2017. La somma, ci tiene a ricordarlo Trevisan, sarà destinata interamente agli artisti e la modalità di raccolta avverrà tramite la vendita di esperienze o opere derivate, studiate ad hoc dagli artisti per i loro sostenitori. Sono stati loro a scegliere un iniziale obiettivo di raccolta, che è calcolabile dai benefit che i performer hanno concepito per i loro finanziatori, alcuni dei quali in edizione limitata. Si passa dal contributo di 5 € per gli stickers proposti da Invernomuto agli 8.500€ per una delle cinque edizioni della scultura in bronzo bianco firmata da Presicce. Scegliendo i rewards, gli artisti hanno in un certo senso individuato il target stesso dei mecenati, molto trasversale che, a seconda del tipo di riconoscimento o del suo valore economico, può spaziare dai giovani appassionati a collezionisti più esperti. Partecipare ad una performance dell’artista e cantante pop Rush, ad esempio, sicuramente attrae molto più un pubblico giovane con un costo tra i 100 ai 5.000 € a seconda dell'opzione scelta, mentre un'acquaforte di Presicce in 50 esemplari (250€) può forse risultare più accattivante per un collezionista già affermato.
Il crowdfunding di Art Raising per il progetto di Arti Performative, a differenza dalle altre campagne in rete, nel caso di Art On Time: «non ha in realtà un obiettivo minimo di raccolta». La mission non è quella di verificare quanto sia possibile raccogliere per portare avanti un progetto, per poi lasciarlo cadere qualora la somma minima non venisse raggiunta. «L'obiettivo – conferma Trevisan - non è quello di permettere la realizzazione dell'opera, come nelle forme di crowdfunding tradizionale, ma capire se le opere possono essere realizzate in modo diverso». Quasi un’indagine di mercato, un sondaggio per testare l'interesse nel finanziare la produzione d'arte e studiare le nuove forme del mercato dell'arte. La fattibilità del progetto è comunque garantita, a prescindere da quanto si raccoglierà entro il 20 giugno, grazie alla presenza degli sponsor, novità per un'iniziativa di crowdfunding. Primo fra tutti Eberhard & Co , maison svizzera di orologeria, che con la sua sponsorizzazione (di cui non fa disclosure) ha permesso non solo di sostenere i costi della comunicazione e del tour espositivo, che toccherà Palazzo Trevisan degli Ulivi a Venezia in giugno e Roma durante il Romaeuropa Festival, ma anche di supportare la produzione stessa delle performance. La maison in occasione del 130° anniversario della sua fondazione, ha istituito il Premio Eberhard per le Performing Art , che sarà consegnato ad uno dei quattro performer.

Performance al test del mercato. «Art On Time – conclude Cinti – intende testare le nuove frontiere a livello di business model per la produzione d'arte e il collezionismo». Una sfida che diventa duplice quando, a differenza di una mostra – come nel caso del primo progetto –, si parla di arti performative, che per la loro valenza effimera hanno una commerciabilità e una collezionabilità molto più difficile.
L’esperimento, chiamando in causa il collezionista come propulsore della produzione, mira a definire una sorta di mecenatismo 2.0. In questo modo, come spiega Trevisan, si scardinano le attuali logiche del mercato, rimanendo pur sempre all'interno delle sue regole e si cerca di rendere le arti performative più commerciabili, consentendo, anche attraverso particolari rewards,l’acquisto della performance attraverso esperienze.
«Da un punto di vista simbolico ed economico - prosegue Trevisan – la scelta delle arti performative è importante: hanno vissuto momenti di grande fermento e visibilità soprattutto in periodi di ricostruzione bellica e anche finanziaria. Si pensi agli anni Venti, con il Dadaismo, il Surrealismo e il Futurismo, così come Fluxus negli anni Sessanta, dopo il secondo conflitto mondiale». Tutti periodi di rilancio economico, durante i quali le arti performative hanno avuto un momento di gloria e allora: «perché non provare a crearne uno nuovo»? Si domanda Trevisan.

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