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MediaforEurope, Vivendi vince ricorso contro Mediaset: potrà votare il riassetto

Con ordinanza emessa il 31 agosto 2019, il Tribunale di Milano ha integralmente accolto il ricorso urgente proposto da Vivendi (difesa da Ferdinando Emanuele e Giuseppe Scassellati) al fine di poter partecipare e votare, con le azioni a sé intestate (9,99% dei diritti di voto), all'assemblea di Mediaset che si terrà il 4 settembre 2019

di Andrea Biondi

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(Ansa)

Con ordinanza emessa il 31 agosto 2019, il Tribunale di Milano ha integralmente accolto il ricorso urgente proposto da Vivendi (difesa da Ferdinando Emanuele e Giuseppe Scassellati) al fine di poter partecipare e votare, con le azioni a sé intestate (9,99% dei diritti di voto), all'assemblea di Mediaset che si terrà il 4 settembre 2019


4' di lettura

Con ordinanza emessa il 31 agosto 2019, il Tribunale di Milano ha integralmente accolto il ricorso urgente proposto da Vivendi (difesa da Ferdinando Emanuele e Giuseppe Scassellati dello studio Cleary Gottlieb) al fine di poter partecipare e votare, con le azioni a sé intestate (9,99% dei diritti di voto), all'assemblea di Mediaset che si terrà il 4 settembre 2019.

Più specificamente, il Tribunale ha ordinato «a Mediaset spa e a chi sarà chiamato a presiedere all'assemblea degli azionisti convocata per il 4 settembre 2019 di ammettere le n. 113.533.301 azioni possedute direttamente da Vivendi S.A., pari al 9,61% del capitale sociale di Mediaset spa e al 9,99% dei diritti di voto, nonché di consentire a Vivendi S.A. in assemblea il diritto di voto e l'esercizio di ogni relativo diritto amministrativo inerente numero di azioni 9,61%».

PER APPROFONDIRE - La decisione del tribunale di Milano

Il primo round va quindi a Vivendi. A seguito del ricorso depositato lo scorso 23 agosto, e ora accolto dal Tribunale di Milano, il gruppo che fa capo a Vincent Bolloré potrà votare nell’assemblea del 4 settembre in cui sarà deciso il processo di riassetto internazionale del gruppo Mediaset. Una richiesta che deriva dal fatto che all'ultima assemblea straordinaria - quella del 18 aprile in cui è stato deciso il voto plurimo per il gruppo di Cologno - a Vivendi è stata vietata dal board Mediaset la possibilità di votare.

Da qui la mossa della media company francese che di Mediaset è seconda azionista con un 28,8% del capitale e un 29,92% dei diritti di voi anche se il 19,19% del capitale e il 19,94% dei diritti di voto sono stati spostati nel trust Simon Fiduciaria come richiesto da Agcom vista la contemporanea presenza di Vivendi in Mediaset e Tim. Tutta da vedere ora la la partita che si giocherà sui numeri in assemblea. In Italia per far passare la delibera servono i due terzi del capitale presente. Vivendi parteciperà con il suo 9,98 per cento. Da quel punto di vista almeno matematicamente è difficile prevedere ribaltoni considerando il 45,89% di diritti di voto in capo a Mediaset e dando per scontato che a Simon Fiduciaria, come anche in altre precedenti occasioni, il board Mediaset negherà l’accesso e il voto in assemblea.

Con una nota Vivendi ha commentato la propria soddisfazione per l’esito del ricorso, rallegrandosi per la decisione presa dal Tribunale di Milano che «le riconosce il diritto di prendere parte e di votare come socio al 9,99%» all'assemblea straordinaria di Mediaset del prossimo 4
settembre, ribadendo che voterà contro per un progetto in cui vede problemi di governance.

Alla soddisfazione di Vivendi fa però da contraltare anche quella di Mediaset che in una nota mette l’accento sul fatto che è stata «ribadita la nullità dell'acquisto della partecipazione del 19.8% in capo a Simon Fiduciaria. Ne consegue l’esplicito divieto a Simon Fiduciaria a partecipare all’Assemblea Mediaset del 4 settembre. La società francese potrà partecipare e votare soltanto ed unicamente per la quota del 9.9% in capo direttamente a Vivendi».

Le schermaglie non si sono tuttavia fermate lì. «Se Mediaset dovesse impedire a Simon di votare, l’assemblea sarà compromessa da forti irregolarità», ha affermato un portavoce di Vivendi da Parigi spiegando che «ne sarebbe fatta denuncia in Tribunale. Mediaset – aggiunge – sta tentando di impedire i più basici diritti degli azionisti per garantirsi illegalmente il controllo». L’ordinanza del Tribunale di Milano sul voto all’assemblea di Mediaset del prossimo 4 settembre «non riguarda Simom Fiduciaria», ha poi affermato Giuseppe Scassellati, partner di Cleary Gottlieb e consulente legale di Vivendi. «Simon non è parte del procedimento - spiega - per questo, l’ordinanza non può avere disposto nulla su Simon».

Non si è fatta attendere la replica di Mediaset. «Consigliamo ai legali di Vivendi di leggere con attenzione l’odierna ordinanza» ha precisato un portavoce di Cologno sottolineando che «tra l’altro, loro stessi in udienza avevano espressamente dichiarato che Vivendi non poteva fare altro che prendere atto della impossibilità per Simon di partecipare alla assemblea di Mediaset a seguito delle precedenti ordinanze emesse nei confronti della fiduciaria dalla delibera Agcom e dal Tribunale di Milano».

La precisazione del portavoce Mediaset fa anche riferimento alla parte del disposiziivo della pronuncia del giudice Simonetti in cui si legge che «L’esercizio dei diritti di voto per la misura del 19,19% delle azioni da parte di Vivendi attraverso la sua fiduciaria Simon è già paralizzato, allo stato, dalla decisione di Agcom e dal provvedimento cautelare pronunciato in corso della causa Rg50173/2018». Nello stralcio dell’ordinanza del Tribunale si legge anche che «la stabilità (del provvedimento, ndr.) tra Simon e Mediaset sussiste fino a che la situazione giuridico fattuale non muti o fino alla definizione di causa di merito». Dal verbale dell’udienza, riportato dall’agenzia Ansa, poi, emerge che il legale di Vivendi Ferdinando Emanuele «precisa di aver avanzato domanda di partecipazione alla assemblea del 4 settembre solo per la quota del 9,61% detenuta direttamente perché non può che prendere atto della attuale sussistenza del provvedimento di Agcom (...)» e «insiste nell'affermare il diritto di Vivendi a votare per la sua partecipazione del 9,61%»

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