ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùmedia

Mediaset anticipa il consiglio per l’affaire Vivendi

di Andrea Biondi


default onloading pic
Fotogramma

3' di lettura

Il Gruppo Mediaset anticipa, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, al 22 luglio – rispetto al 25 – il cda che sarà chiamato a rispondere alla lettera di Vivendi del 2 luglio con richiesta di convocazione di assemblea straordinaria per votare l’annullamento delle delibere di aprile con l’introduzione del voto plurimo.

L’esito dell’assemblea è da considerare scontato, con una Fininvest al 44,17% del capitale sociale e al 45,89% dei diritti di voto che impedisce il raggiungimento della maggioranza dei due terzi per annullare le delibere. Non scontato però che Mediaset respinga la richiesta. Anche perché a Cologno ci si sta interrogando su una mossa leggibile solo nel quadro di una strategia volta a mettere tutto – e la contrarietà all’operato di Mediaset – nero su bianco. Dopo la richiesta di assemblea Vivendi si è rivolta anche a Tribunale di Milano e Consob.

Proprio la Consob ha ora messo Vivendi sotto osservazione per verificare se vertici del gruppo presenti alla Merrill Lynch Tmt Conference di Londra del 18-19 giugno abbiano sussurrato a fondi e investitori di voler vendere la quota in Mediaset (come riportato dal quotidiano La Stampa ne avrebbe parlato con fondi e grandi investitori l’analista Adrien De Saint Hilaire). Se lo avessero fatto, i francesi si troverebbero a far fronte all’accusa di aver violato l’obbligo di “informazione simmetrica” al mercato, deprimendo il titolo come effettivamente accaduto nelle ultime due settimane (ieri ha perso il 2,43% a quota 2,81 euro). La cosa diventerebbe ancora più spinosa se si facesse strada l’ipotesi di un comportamento voluto. Il che, comunque, rappresenterebbe una scelta rischiosa visto che i giudici di Milano non hanno ancora chiuso le indagini sul presunto aggiotaggio e turbativa di mercato a carico Bollore e De Puyfontaine per come hanno acquistato nel 2016 il 29% di Mediaset.

Ma davvero Bolloré vuole vendere la quota Mediaset? Vivendi si è trovata impantanata in Italia dopo aver investito più di 5 miliardi in due operazioni (Tim e Mediaset) che al momento evidenziano un’importante minusvalenza (circa 2 miliardi). Il Gruppo transalpino è stato impegnato negli ultimi mesi a cercare di risolvere l’affaire Tim, lasciando la partita Mediaset sospesa nei tribunali.

L’annuncio di Mediaset del 7 di giugno con l’avvio di Mfe per creare la nuova casa delle TV europee (di fatto mettendo in pratica il disegno strategico annunciato nel 2016 da Vivendi) obbliga Bolloré a una decisione. Certo, bloccare il progetto Mfe a volto scoperto (esercitando il diritto di recesso) potrebbe risultare controproducente, con Cologno pronta a evidenziare all’Agcm questa come la prova dell’esercizio di influenza sui destini di Mediaset che l’Autorità ha vietato. Dall’altra darebbe forse altre munizioni alle richieste danni di Mediaset e Fininvest: già ora oltre 3 miliardi.

Da qui i timori di Mediaset che si è subito appellata alla Consob dopo l’articolo de La Stampa, chiedendo di far luce sull’accaduto e di fugare ogni dubbio rispetto all’idea di una volontà francese di abbassare il prezzo delle azioni ben al di sotto del prezzo di recesso (2,77 euro) in modo da spingere anche altri alla vendita. In quel caso Vivendi potrebbe non attribuirsi le colpe di un’operazione sfumata.

Per il momento i francesi non hanno venduto, almeno stando all’atto di citazione contro Mediaset presentato al Tribunale di Milano. Dall’altra parte in Mediaset hanno fatto capire (lo ha detto l’ad Pier Silvio Berlusconi durante la serata di presentazione dei palinsesti la scorsa settimana) che ritengono poco probabile la volontà di vendere da parte di Vivendi, anche perché il mercato è positivo sullo sviluppo internazionale voluto da Mediaset. C’è poi il beneficio, per tutti (Vivendi compresa), dei 100 milioni di dividendi, del buyback (280 milioni) e delle sinergie (100-110 milioni all’anno entro il 2023).

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti