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Mediaset: no a scambio con Tim, con Vivendi avanti per vie legali

di Antonella Olivieri

Imagoeconomica

4' di lettura

La difesa di Mediaset dall’assedio francese è affidata alle vie legali. Se c’era ancora un dubbio, la conferma è arrivata da PierSilvio Berlusconi che ieri ha incontrato i gestori a Milano, ospitato da Banca Imi, per illustrare le linee-guida del piano strategico al 2020. Pare ottenendo un buon riscontro di pubblico. «Se ne esce con le vie legali - ha risposto l’ad del Biscione a chi gli chiedeva della diatriba aperta con Vivendi - Abbiamo subito un danno economico grave sia per Mediaset che per Fininvest. Non è una situazione semplicissima, peraltro ieri ho letto delle ipotesi in cui ventilavano la disponibilità credo a vendere quote Telecom: mi sembrano più preoccupati loro».

Tra Mediaset e la holding di famiglia sono già state avviate iniziative legali a 360°. C’è in piedi un processo civile, prima udienza a Milano il 21 marzo, per il mancato rispetto dell’accordo firmato ad aprile che prevedeva il passaggio di Premium ai francesi e lo scambio reciproco di un pacchetto del 3,5%, con annessa richiesta di danni dell’ordine di 1,5 miliardi. È stato presentato un esposto in Procura ed è stato chiesto l’intervento della Consob per verificare se è fondato il sospetto di manipolazione di mercato e l’accusa di utilizzo di informazioni riservate.

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È immaginabile che non si sia trovata la pistola fumante se, ancora ieri, il presidente Consob, Giuseppe Vegas, ha fatto presente che i tempi per concludere gli accertamenti non possono essere brevi. «Stiamo analizzando tutto - ha spiegato Vegas - Ci sono, per dirlo impropriamente, delle “rogatorie internazionali” che richiedono tempo». A dicembre, quando il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, è stato ascoltato dalla Consob, a quanto risulta, ha ovviamente difeso la correttezza dell’operato della sua società. È stato chiesto anche l’intervento dell’Agcom, che poco prima di Natale ha aperto un’istruttoria per l’ipotesi di violazione del Testo unico della comunicazioni che impedirebbe a chi già esercita un’influenza dominante su Telecom di mettere le mani anche su Mediaset. I legali del Biscione sono comunque ancora al lavoro per avviare altre iniziative, il cui scopo prioritario sarebbe quello di ottenere il “congelamento” della quota di Vivendi che sfiora il 30% dei diritti di voto.

Il dialogo tra le due parti si è interrotto quando, a fine luglio, da Parigi è arrivata una proposta alternativa all’intesa di aprile, che mirava dritto alla capogruppo, mettendo in disparte Premium. Anche ieri PierSilvio Berlusconi ha ribadito che contatti non ce ne sono nè a livello di Mediaset nè a livello di Fininvest. C’è stato solo un breve incontro, poco prima di Natale, con il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, «richiesto da loro e organizzato per cortesia - ha riferito Berlusconi jr - nel corso del quale ci era stata accennata una partnership azionaria Tim-Mediaset-Vivendi». Che però non interessa: «A noi interessa fare i broadcaster». Quale fosse il contenuto dell’offerta non è stato chiarito, perchè il tema era stato lasciato cadere e all’interlocutore francese non era restato altro che anticipare una telefonata con una proposta nel merito da parte dell’ad di Telecom Flavio Cattaneo, che forse non era stato neanche interpellato visto che la telefonata poi non è arrivata.

Per il resto, nei quattro mesi trascorsi tra la rottura dei rapporti e il blitz del rastrellamento francese, i tentativi di Tarak Ben Ammar di far riavvicinare le due parti si sono sempre infranti davanti alle reciproche rivendicazioni: «non ci sediamo finché non ritirano la causa», da parte di Vivendi; «non ci sediamo finchè non rinonoscono il contratto», da parte di Mediaset. Ieri l’agenzia Reuters, citando diverse fonti (anonime), ribadiva che la condizione di Vivendi per negoziare un accordo è sempre la stessa.

Tra i possibili scenari disegnati dall’agenzia anglosassone, che cita fonti bancarie, c’è quello in cui Telecom rileverebbe Premium, Mediaset España andrebbe ai francesi, Medusa e Studiocanal si fonderebbero e Mediaset resterebbe con la tv commerciale. Tutto è plausibile, ma occorre essere d’accordo almeno in due. E al momento non sembrano essercene le condizioni.

In previsione di una situazione di stallo, conta anche guadagnarsi l’appoggio del flottante, ridotto ormai al 30%. Con il piano, che si ripromette di incrementare l’Ebit di 468 milioni da qui al 2020, Mediaset punta a convincere gli investitori di lungo periodo a scommettere sull’attuale gestione. Vivendi, a logica, dovrebbe invece puntare a mantener viva la tensione speculativa per evitare che gli hedge fund, che si sono posizionati in scia al rastrellamento, abbandonino la piazza. In caso di scontro in assemblea «bisogna distinguere tra assemblea ordinaria o straordinaria, ma la maggioranza relativa di Fininvest mi sembra abbastanza solida», ha osservato PierSilvio Berlusconi.

All’incontro milanese con una cinquantina di gestori - presente anche il presidente di Banca Imi Gaetano Miccichè e al responsabile della direzione global corporate Marco Rottigni - è emerso che Mediaset sta preparando una piattaforma web - gratuita ma con pubblicità - con l’obiettivo di un incrementare l’audience tra il 4% e l’8%, che dovrebbe essere operativa entro fine anno anche per qualificarsi per la nuova misurazione di audience totale che l’Auditel sta mettendo a punto. Berlusconi jr ha minimizzato sull’impatto di un’eventuale rinuncia alle partite. «Il calcio continuerà a essere fondamentale per chi fa una tv “pesante”, noi andiamo da un’altra parte - ha osservato - La pay-tv classica farà molta fatica nei prossimi anni». Quanto a EiTowers è stato ribadito che l’intenzione è quella di giocarsi la carta sul tavolo del consolidamento del settore delle torri.

Il titolo Mediaset, ad ogni modo, continua a reggere gli elevati livelli raggiunti: ieri ha chiuso la seduta a 4,268 euro, poco variato dal giorno prima (-0,19%).

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