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Mediaset, polo tv europeo al primo test di mercato

di Andrea Biondi

(Ansa)

3' di lettura

L’appuntamento è alle 7 ora inglese. Il Cfo di Mediaset Marco Giordani e il managing director di Mediaset España, Massimo Musolino, avranno lunedì mattina una conference call con gli analisti, seguita da un incontro con gli investitori a Londra.

La riapertura dei mercati sarà una prova importante per i titoli delle due società che finiranno sotto il medesimo cappello della superholding MediaForEurope (Mef) con sede in Olanda, ma residenza fiscale in Italia. Dall’ultimo trimestre dell’anno rappresenterà la nuova casa del Gruppo di Cologno con tutti gli annessi e connessi: dalle radio, alle case di produzione Taodue e Medusa, al 40% in Ei Towers al 9,6% di ProsiebenSat 1 il cui acquisto è stato completato a fine maggio. Il 4 settembre le due assemblee, di Mediaset e di Mediaset España, dovranno dire la parola definitiva su un’operazione – messa a punto da Mediobanca, Citi, Banca Imi, Jp Morgan, con il gruppo Mediaset assistito dagli avvocati Carlo Re e Marcello Magro dello studio Pedersoli – in cui il broadcaster indubbiamente si gioca il futuro.

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Pubblicità, piattaforme, governance sono in questo quadro i tre elementi chiave per inquadrare una scelta strategica che, a sentire il vicepresidente e ad Pier Silvio Berlusconi, non era più procrastinabile. A questi va aggiunto il nodo Vivendi con una domanda di fondo: il rimescolamento delle carte – con le nuove quote azionarie, la l’esercizio o meno del recesso – potrà favorire una soluzione “di mercato” a un’impasse ormai conclamata e finita in tribunale? Dall’annuncio del progetto uno degli aspetti più analizzati è quello del trasferimento della sede in Olanda. «La sede legale viene trasferita, quella fiscale resta in Italia. È solo un problema di governance all’interno dell’azionariato. Questo è il punto» ha risposto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ieri a margine del convegno dei Giovani imprenditori.

Da questo punto di vista, Pier Silvio Berlusconi ha indugiato più volte sul tema con i giornalisti venerdì: niente delocalizzazioni e le tasse si pagano in Italia, ha detto, mentre a pesare sulla decisione ci sono i vantaggi di governance, con anche l’opportunità offerta dal diritto olandese dei Svs (Special Voting Shares) che privilegiando gli azionisti più anziani permetteranno a Fininvest di avere il 50% dei diritti di voto pur scendendo al 35% nella nuova compagine.

Una presa della famiglia Berlusconi, dunque, in crescita su una realtà a sua volta più consistente, pensata per razionalizzare la presenza in Italia e Spagna dando il la a sinergie come a nuove possibilità di business fra cui la «creazione di una production content house, sviluppo di motori di profilazione dati, addressable tv», scrive il gruppo. Tutte cose che se fatte in chiave transfrontaliera hanno più senso e potrebbero, almeno questa è l’intenzione di Cologno, convincere anche altri broadcaster europei della bontà di fare fronte comune. Magari proprio a partire dalla tedesca ProsiebenSat.

Del resto unire le forze resta l’àncora di salvezza per una tv tradizionale che in Europa deve fare i conti con l’avanzata delle tv on demand che se non rubano pubblicità comunque sottraggono ore di consumo tv e stanno contando continui ingressi nell’agone competitivo, da Disney a Warner. E tutto questo mentre i gruppi tv Usa tradizionali hanno già mosso verso l’Europa (si pensi a Discovery o a Viacom che nel 2014 ha acquisito Channel 5, terzo operatore televisivo commerciale in Uk) e mentre i colossi del web – Google, Facebook, ma non trascurabile è Amazon – continuano a erodere quote del mercato pubblicitario su tutti i mezzi, tv compresa.

In questa chiave, la possibile svolta sta nello sviluppo di forza produttiva, ma anche di piattaforme integrate globali direct-to-consumer. «Oggi Mediaset e Mediaset España – ha spiegato Pier Silvio Berlusconi – hanno due piattaforme web distinte. È ovvio che unire le forze prima con la Spagna e speriamo poi con altri broadcaster, cioè avere una sola piattaforma, dà evidenti vantaggi». Gran parte della sfida, industriale, è qui.

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