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Mediaset, prove di intesa con Netflix. Primo sì al polo tv

di Andrea Biondi


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3' di lettura

L’indiscrezione rimbalza proprio mentre a Santa Margherita Ligure il Gruppo Mediaset sta presentando i palinsesti per la stagione 2019-20. Il progetto europeo di Mediaset – la holding di diritto olandese Mfe – potrebbe aprirsi a nuovi ingressi.

È dal Portogallo, da Media Capital – società controllata dal gruppo Prisa, con ricavi 2018 a 180 milioni – che a Cologno sarebbe arrivata una prima manifestazione di interesse, per capire come fare per partecipare a un progetto ritenuto valido. Ovviamente musica per le orecchie dei vertici di Cologno che, dal canto loro, avrebbero iniziato a sondare la possibilità di fare entrare in Mfe le tv della francese Nrj Group – presente nel mercato della tv gratuita (Nrj 12 et Cherie 25), ma anche della radio e nel mercato delle torri – quotata a Parigi con 392,3 milioni di giro d’affari e 22 milioni di utile a fine 2018.

Nel frattempo Cologno ha calato sul tavolo un asso ormai atteso – vista la querelle fra la detentrice dei diritti Sky e la Rai – ma ora ufficiale: il ritorno della Champions su Canale 5, con la migliore partita a settimana. L’accordo è biennale. Bocche cucite sui costi, ma sarebbero sui 42 milioni l’anno. Va detto però che nel pacchetto non è previsto – contrariamente all’intesa Sky-Rai – il Gran Premio d’Italia.

Per un accordo fatto, un altro è in discussione. E non è da poco. L’ad Mediaset ha infatti ammesso dialoghi in corso e in fase avanzata «con Netflix, meno con Amazon, sia sul fronte pubblicitario sia su quello produttivo». Nel primo caso, basta guardare a quello che sta succedendo su Italia 1 con i promo della serie Netflix “Stranger Things”. Come potrà ora evolvere l’accordo? Sul tavolo c’è «il tema delle coproduzioni», con possibilità che ci si divida (ma in proporzione di 1 a 4) le spese per un prodotto che potrebbe andare in visione prima sulla tv di Cologno e poi sulla piattaforma, comunque in cerca di produzioni locali.

Ipotesi allo studio per il momento, ma sulle quali si capisce che il gruppo sta ragionando con attenzione. Allo stesso modo grande fermento sembra esserci sul versante radio. Radio Mediaset (Radio 105, Virgin Radio, R101, Radio Monte Carlo, Radio Subasio) non può permettersi acquisti in Italia. Ma fuori dal Paese si cercano occasioni. E la Spagna dalle parti di Cologno è considerata il primo possibile approdo. Per ora quello che ha già preso forma è il progetto di web radio: United Music, una app, con proposte a stile radio e non liste di canzoni e autori, già scaricabile. Il battage inizierà da settembre. Anche qui sarà nella pubblicità il fulcro del modello di business.

Tutto questo in attesa dei prossimi step del progetto europeo. Con l’operazione, dice Pier Silvio Berlusconi «siamo stati first mover e con i primi risultati altri broadcaster arriveranno» nella considerazione che «solo diventando più grandi possiamo resistere e competere a livello globale e contro i giganti del web». Nel cono visivo d’interesse potrebbe esserci anche la Tf1 di Martin Bouygues, «con la quale stiamo dialogando, ma dialoghiamo con tutti». Si vedrà. Per ora, ha spiegato il Cfo Mediaset Marco Giordani, Mfe è dormiente. Ma quando si risveglierà dovrebbe vedere «Fedele Confalonieri nel ruolo di senior executive director mentre Pier Silvio Berlusconi sarà chairman e ceo».

In questo puzzle restano da capire le posizioni di Prosiebensat e del socio scomodo Vivendi. Per quanto riguarda i primi, «i dialoghi con il management sono costanti per poter creare sinergie» e la speranza è «portare questi tavoli a livello sempre più alto». Quanto a Vivendi il nodo resta ed è tornato a ingrossarsi a colpi di richieste e ricorsi (si veda altro articolo in pagina). Nel progetto Mfe non è però neutro ciò che i francesi decideranno sul versante recesso visti i 180 milioni di esborso massimo previsto per Mediaset evidentemente sforabili se Vivendi scaricasse le sue azioni restituendole. «Il progetto – replica l’ad Mediaset – crea valore». Per questo l’ad Mediaset non pensa che Vivendi voglia realmente restarne fuori visto che «era proprio la loro intenzione quella di fare una tv internazionale». Se proprio recesso dovesse essere «c’è un percorso articolato» con prelazioni agli attuali azionisti e poi al resto del mercato. Inevitabile pensare che i ranghi saranno serrati, anche con eventuale ulteriore impegno dell’azionista di controllo Fininvest.

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