ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùmedia

Mediaset, il proxy advisor ISS: «Voto contrario alle modifiche statuto Mfe»

Il proxy advisor ISS raccomanda di votare contro le proposte di modifica dello statuto della nascente holding olandese MediaForEurope nell’assemblea di Mediaset del 10 gennaio. Nei giorni scorsi l’altro advisor Glass Lewis si era invece espresso a favore.

di Andrea Biondi

default onloading pic
(ANSA)

Il proxy advisor ISS raccomanda di votare contro le proposte di modifica dello statuto della nascente holding olandese MediaForEurope nell’assemblea di Mediaset del 10 gennaio. Nei giorni scorsi l’altro advisor Glass Lewis si era invece espresso a favore.


3' di lettura

Uno a uno. Nella marcia di avvicinamento all'assemblea straordinaria di Mediaset del prossimo 10 gennaio, in cui saranno messe ai voti alcune modifiche allo Statuto di Mfe, i principali proxy advisor si dividono: per una Glass Lewis a favore, arriva il pollice verso di Iss.

Come già accaduto alla vigilia dell’assemblea dello scorso 4 settembre - quella che ha dato vita a Media For Europe (Mfe), la holding di diritto olandese in cui Mediaset intende far confluire le proprie attività italiane e spagnole e le partecipazioni fra cui il 15,1% del gruppo nella tedesca Prosiebensat - i consulenti dei fondi di investimento si sono divisi. Questa volta nella valutazione delle modifiche.


Dopo aver incassato il sì di Glass Lewis, come segnalato sul Sole 24 Ore di sabato 21 dicembre - per Mediaset arriva così a stretto giro la raccomandazione negativa del proxy advisor Iss che suggerisce, quindi, di votare contro le modifiche allo Statuto di Mfe che saranno proposte il prossimo 10 gennaio.

In quella data i soci Mediaset saranno chiamati a esprimersi (serve la maggioranza di due terzi) sulla revisione proposta da Cologno dei punti considerati «anti-Vivendi» contenuti nello statuto. Riguardano l'articolo 42 (obblighi degli azionisti) che impedisce agli azionisti con contenziosi con l società di poter esercitare i propri diritti - con conseguente adeguamento dell'articolo 13.7 - e nell'articolo 43 (qui la misura correttiva sarebbe l'eliminazione della soglia dell'Opa al 25% per riportarla al 30%).


Nel report di Iss si legge così che «nonostante i cambiamenti positivi proposti, le principali preoccupazioni relative alla fusione non sono state affrontate». Nel documento si ricorda poi proprio l'assunto alla base del parere negativo precedente l'assemblea del 4 settembre: «Come evidenziato nel rapporto Iss del 19 agosto 2019, l'incorporazione in una holding company con sede nei Paesi Bassi ridurrebbe complessivamente i diritti degli azionisti di minoranza. L'entità olandese oggetto della fusione adotterebbe una struttura di 'voto di fedeltà'»che è probabile «possa aiutare l'azionista di riferimento Fininvest a mantenere il controllo su Mediaset group».

Iss conclude affermando che «considerando che il rigetto delle modifiche proposte può impedire l'attuazione della fusione, e che tale fusione ridurrebbe complessivamente i diritti degli azionisti di minoranza, il sostegno a tali modifiche non è giustificato».


Di parere contrario, come detto, il proxy Glass Lewis secondo cui «la maggior parte delle modifiche proposte non avranno effetti negativi sugli azionisti della società», ma anzi, molte di queste avranno un «impatto favorevole». Glass Lewis ha comunque riconosciuto un merito ai francesi: «Non riteniamo probabile che gli attuali emendamenti sarebbero stati proposti in assenza della pressione di Vivendi e Simon».

Va detto che la media company francese - secondo azionista di Mediaset al 29% ma con la parte eccedent il 10% parcheggiata nel trust Simon Fiduciaria per rispondere a Legge Gasparri e Agcom - si è detta contraria. E su quella metà campo l'intenzione è quella di far sì che anche Simon possa partecipare all'assemblea del 10 gennaio.

Sembra scontato il no di Mediaset, come in precedenti occasioni, con il gruppo di Cologno che nel prendere questa decisione ha in altre occasioni fatto riferimento a precedenti pronunce giudiziarie che hanno supportato questa scelta. È chiaro però che per Vivendi non si tratta di un punto secondario e i francesi cercheranno di dare battaglia, anche perché con il voto di Simon in assemblea non ci sarebbero i numeri per far passare la delibera.

La bagarre legale è quindi sempre più accesa. E il tempo stringe nell'avvicinarsi a metà marzo, quando il progetto Mfe dovrà vedere la luce prima della scadenza dei sei mesi previsti. Una tagliola visti i fronti legali aperti con Vivendi che ha fatto ricorso contro la delibera in Italia (il giudice ha riaggiornato la causa al 21 gennaio, dopo l'assemblea del 10), Spagna (qui è stata bloccata e Mediaset conta di farsi valere in appello) e Olanda.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti