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«Mediaset tornerà all’utile, danno terribile da Vivendi»

di Andrea Biondi

(Ansa)

3' di lettura

All’utile si tornerà. Per parlare di dividendi però «è ancora troppo presto». Il colpevole non tarda a essere indicato: nel bilancio 2016 «le perdite provocate da Vivendi sono state sui 350 milioni di euro. È stato terribile».

A Montecarlo, dove nella serata di mercoledì sono stati presentati i palinsesti Mediaset, si percepisce la voglia di lasciarsi alle spalle un’avventura sfortunata finita a carte bollate e tribunali. Il ripudio da parte dei francesi della piattaforma Premium brucia. «Su Vivendi – dice Pier Silvio Berlusconi – non ci sono novità, né trattative. La vicenda avanza sotto il profilo giudiziario». Si nota l’amarezza. Anche perché, come precisa poi il cfo Marco Giordani, «la pay tv o si consolida a livello internazionale o si integra con le telco: l’accordo con Vivendi (che controlla Tim, ndr.) aveva le due strade aperte sia come consolidamento internazionale con Canal+ sia come consolidamento con Telecom».

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Niente di tutto questo, ma anzi, riprende la parola il vicepresidente e ad di Mediaset «il comportamento di Vivendi ha messo in difficoltà e in imbarazzo anche Telecom. Non escludo accordi ma oggi tutto è più difficile» anche perché «c’è grande attenzione da parte delle Autorità».

Per ora su Premium si agisce cercando di aumentare la marginalità e pensando anche a formule come l’introduzione della “pay per view” per il calcio (15 euro per singola partita). A questo punto possibile una condivisione dei diritti per la Champions visto che la prossima sarà l’ultima stagione in cui il gruppo di Cologno avrà i diritti, prima di passarli a Sky? «Ad oggi non ci sono accordi, ma si sente che sta succedendo qualcosa. Le telco sono pronte a fare la mossa: i grandi gruppi vogliono gli eventi per portare abbonati». Le telco, ma «anche Sky potrebbe essere interessata ad avere la Champions con un anno di anticipo». Parole che sanno di apertura alla condivisione, ma «il tempo corre: è qualcosa che va fatto nel prossimo mese o mese e mezzo».

Se l’avventura della Champions sta per concludersi e su quella di Premium in futuro non ci sono grandi certezze (si veda articolo a lato), il gruppo di Cologno sta però aprendo altri capitoli. È stato ufficializzato il closing dell’acquisto del canale 20 del digitale terrestre. Chiuso poi l’accordo anche per l’acquisto di Radio Subasio, per cui ora è atteso l’ok delle Autorità». Al polo radiofonico di Mediaset (105; Virgin Radio; R101 e partnership con Rmc) si aggiunge Subasio per la quale Mediaset raccoglieva comunque la pubblicità. L’ad di RadioMediaset, Paolo Salvaderi, ha indicato ricavi 2017 per circa 72 milioni: +7%.

In generale la raccolta di gruppo nei primi sei mesi ha avuto, dice Pier Silvio Berlusconi, una crescita «intorno al 2%», in un quadro «complicato e, a livello totale di mercato, in discesa fra il 2,5 e il 3%». Il 2017 è intanto anche l’anno della sperimentazione per l’addressable advertising: pubblicità profilata per base geografica e abitudine d’acquisto anche sulla tv free, grazie a un nuovo protocollo di trasmissione, Hbbtv. Vale solo sulle smart tv e si stima possa pesare il 2% sul totale raccolta pubblicitaria al 2020.

Innovazione anche sul versante tecnologico tout court con Mediaset Play, piattaforma per vedere i programmi Mediaset dove e quando si vuole, sfruttando anche funzionalità innovative come i chatbot (esempio di intelligenza artificiale applicata alla tv) e la possibilità di rivedere o riprendere programmi in totale autonomia e su qualsiasi apparecchio (telefonino, tablet, tv). La nuova piattaforma trasmetterà anche produzioni create ad hoc, raccogliendo i frutti degli investimenti del gruppo nei “multichannel network”, quelle realtà che garantiscono ai creatori di video per il web e i social, visibilità e e dunque monetizzazione. Del resto Mediaset ha investito in Studio 71, la più grande rete di produzione e distribuzione multicanale di video.

Ultima notazione sui contenuti. Oltre al ritorno della Gialappa’s e alla serie animata Adrian, di Adriano Celentano, largo all’intrattenimento, ma anche ritorno alla fiction, con prodotti originali . Parole che suonano dolci per i produttori tv indipendenti che avevano lanciato l’allarme puntando l’indice su un immobilismo seguito al bailamme con Vivendi.

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