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Mediaset-Vivendi trattano sul prezzo, accordo più vicino

L’accordo totale si basa sulla cessione del 20% della quota dei francesi nell’azionariato di Cologno in capo a Simon Fiduciaria, ad un prezzo per azione di 2,77 euro (ma qui Vivendi smentisce) più il pagamento di un dividendo. Il tribunale civile di Milano ha dato a Mediaset e Vivendi una settimana di tempo per trovare un accordo che risolva i contenziosi tra le parti. L’udienza è perciò fissata per il 29 novembre

di Andrea Biondi


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Piersilvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset

4' di lettura

L'accordo totale tra Mediaset e Vivendi si basa sulla cessione del 20% della quota dei francesi nell’azionariato di Cologno in capo a Simon Fiduciaria, ad un prezzo per azione di 2,77 euro più il pagamento di un dividendo. Vivendi conserverebbe la restante quota del 9% in Mediaset. È quanto risulta a Radiocor in merito alle trattative tra i due gruppi per porre fine al lungo braccio di ferro iniziato nel 2016. Visto l'avanzamento della trattativa il giudice del Tribunale civile di Milano ha accordato un'altra settimana di tempo per definire tutte le intese.

Per quanto riguarda i contenziosi l'orientamento sarebbe quello di escludere totalmente (o comunque in gran parte) i risarcimenti legati ai contenziosi su Dailymotion, la piattaforma video del gruppo Vivendi già condannata dal Tribunale di Roma a pagare 5,5 milioni per la trasmissione illecita di contenuti Mediaset e con altre cause pendenti nei confronti del gruppo italiano.

La partecipazione in capo a Simon Fiduciaria - che fa capo a Ersel Sim, a sua volta controllata dal gruppo Ersel, storica boutique finanziaria della famiglia torinese Giubergia - risponde ai dettami di AgCom, dal momento che Vivendi detiene anche il 23,943 di Telecom Italia. Verrebbe acquistata o da Mediaset-MFE in Olanda (cioè come quota della holding MFE) oppure anche da un soggetto terzo che al momento non è ancora stato individuato. Le indiscrezioni di stampa hanno fatto più volte riferimento alla possibilità che il fondo Peninsula possa intervenire per rilevare la quota o che l'acquisto possa essere fatto da Credit Suisse (banca che sta affiancando Mediaset nell'operazione Prosiebensat) o addirittura dal finanziere ceco Daniel Kretinsky, che attraverso Czech Media Invest ha una quota in Prosiebensat e sta investendo nel settore media in Europa.

Tempi supplementari per trovare l’intesa
Intanto il giudice del Tribunale di Milano Elena Riva Crugnola, sentite le parti, ha concesso fino a venerdì prossimo, 29 novembre, per trovare una conciliazione sui ricorsi contro l’assemblea del Biscione che ha avviato la nascita della holding olandese MediaforEurope.

Rimane dunque un’altra settimana di tempo dunque ai legali per trovare un’intesa in grado di evitare ai duellanti il protrarsi si una battaglia legale che si preannuncia lunga e difficile, spingendo sia il gruppo guidato dall’amministratore delegato Piersilvio Berlusconi sia Vivendi in un pantano che non fa bene a nessuno: al gruppo di Cologno alle prese da tre anni con un socio scomodo e con un progetto internazionale che rischia di ritardarsi fino all’eventualità di saltare nella peggiore delle ipotesi, ma anche ai francesi che devono affrontare contenziosi e una richiesta danni in sede civile per 3 miliardi da parte di Mediaset e Fininvest.

Nel frattempo fino a esito di tale udienza, il provvedimento provvisorio di sospensione del 4 novembre ottenuto da Vivendi rimane fermo: rimane cioè sospesa l'efficacia della delibera del 4 settembre con cui l'assemblea di Mediaset approvò il progetto di fusione di Mediaset e Mediaset Espana in MediaforEurope.

In mattinata intanto era arrivato da parte del consiglio d’amministrazione di Cologno il via libera al cambiamento dello Statuto di Mfe con convocazione dell’assemblea straordinaria – per votare sulla modifica – per il 10 gennaio 2020.

Il Cda del Biscione «ha preso atto – si legge nella nota di Mediaset – del fatto che il tentativo di conciliazione» con Vivendi e Simon «non ha, allo stato, dato esiti positivi». Detto questo la nota mette anche in chiaro che «il progetto Mfe è confermato e procede» e che la fusione con la controllata spagnola che rappresenta la base del progetto per Mediaset «è una priorità».

«Su di essa, infatti, si basa il progetto di creare un gruppo pan-europeo nel settore dell'entertainment e dei media, con una posizione di leadership nei propri mercati di riferimento e una scala che gli permetta di essere maggiormente competitivo e aumentare potenzialmente il proprio raggio di azione ad altre nazioni in Europa», spiega il Biscione.

Il Cda, in vista dell’udienza al Tribunale di Milano davanti alla giudice Elena Riva Crugnola, ha deciso di intervenire emendando i punti dello Statuto contestati. Un’iniziativa fatta «pur ritenendo che ciascuna delle clausole dello Statuto sociale di Mfe e dei connessi termini e condizioni delle azioni a voto speciale sia legittima e rispondente a un interesse specifico delle società partecipanti alla fusione, ha ritenuto che una pronta realizzazione prevalga sulle sue singole componenti».

Per questo «ha accolto le indicazioni formulate nell'ambito del tentativo di conciliazione giudiziale, e convocato una assemblea straordinaria per il 10 gennaio 2020 cui proporre sia l'approvazione di specifiche modifiche della proposta di statuto e dei termini e condizioni suggerite in tale contesto, sia ulteriori variazioni volte a conformare specifici aspetti della governance alla best practice».

Vivendi: non esiste accordo a 2,77
Un portavoce di Vivendi afferma che non esiste un accordo a 2,77 euro per azione per la cessione della quota detenuta da Simon Fiduciaria in Mediaset. «Mediaset permetterà a tutti i suoi azionisti di votare alla sua assemblea degli azionisti il 10 gennaio, e in particolare lo permetterà a Simon Fiduciaria, che ha il diritto di votare per l'equivalente del 20%, in applicazione del piano di compliance validato dall'Agcom?», ha aggiunto il portavoce. Il 10 gennaio, come detto, si terranno le assemblee di Mediaset e Mediaset España per approvare il nuovo statuto MediaforEurope modificato nei punti contestati da Vivendi.

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