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Mediaset, sulla via di ProSiebenSat resta il nodo della governance

di Andrea Biondi e Laura Galvagni


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3' di lettura

«Stiamo lavorando». Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri non si è spinto oltre nel rispondere alla domanda sull’ipotesi di integrazione del Biscione con l’operatore televisivo tedesco Prosiebensat1 Media 1. E sui tempi c’è la possibilità di stringere? Confalonieri allarga le braccia: «Vediamo».

Il dossier Mediaset-ProsiebenSat è sul tavolo e i consulenti sono al lavoro già da qualche tempo. Del resto l’operazione, sulla carta, pare essere la soluzione ideale per dare al Biscione l’opportunità di tornare a giocare da protagonista in un mercato in evoluzione. Lo stesso Pier Silvio Berlusconi ha sottolineato che la sfida «sta nel riuscire a costruire un nuovo modello industriale» da «media company internazionale che crei valore e sviluppo facendo di Mediaset l’unico broadcaster free paneuropeo».

Di qui l’avvio di contatti serrati per provare a costruire un progetto strategico che faccia da volano alla crescita di entrambi i gruppi. La trattativa, però, in cui non è escluso che possano poi entrare anche altri come Tf1, necessita ancora della messa a punto di qualche tassello. Uno, in particolare, risulta essere il nodo cruciale da sciogliere per dare seguito all’asse: la corporate governance. Come già per Essilor-Luxottica, anche in questo caso al tavolo si confrontano una public company – ProsiebenSat il cui capitale è al 97% sul mercato (un 3% sono azioni proprie) e ha come azionisti rilevanti due investitori istituzionali, ossia Capital Management Companies (9,98%) e BlackRock (7,27%) – e un’azienda a fortissima tradizione familiare come Mediaset, controllata dalla Fininvest della famiglia Berlusconi con il 44,18 per cento.

Scontato quindi che nell’ipotesi di un’operazione alla pari, e i valori di Borsa sembrano spingere in questa direzione, il tema di chi terrà il timone è fondamentale anche per evitare contrapposizioni future. La famiglia Berlusconi potrebbe decidere di abdicare a un ruolo di guida solo nel caso in cui gli venisse riconosciuto un premio estremamente rotondo. Ma non pare essere questa la situazione. Come detto, le due compagnie dovrebbero confrontarsi sullo stesso piano. D’altra parte le capitalizzazioni sono molto vicine: 3,26 miliardi per il Biscione e 3,35 miliardi per il gruppo tedesco. Anche a livello di fondamentali viaggiano sugli stessi livelli: l’azienda italiana quota 12,38 volte gli utili del 2019 e ProsiebenSat 13,12 volte. Sono leggermente differenti invece i giudizi degli analisti che in media hanno un target price su Mediaset di 2,68 euro, quindi in linea con le quotazioni attuali, mentre scontano una potenziale crescita del titolo tedesco attorno al 20%, con prezzo obiettivo di 17,27 euro. Detto ciò, fanno notare ambienti finanziari, lo scoglio a un’eventuale integrazione non è legato alle variabili economiche ma piuttosto alla costruzione di una catena di comando che rispecchi le aspettative delle parti al tavolo. E in quest’ottica non dovrebbe rappresentare un ostacolo la presenza di Vivendi nel capitale di Cologno, con i francesi sterilizzati al 9,98% tanto più alla luce dei toni apparentemente concilianti delle ultime settimane. Quanto alla modalità di attuazione, una delle strade vagliate, ma non l’unica, è quella di creare una holding in Olanda. Soluzione da valutare.

Di certo, alla base ci sono diverse ragioni industriali. Il progetto ha avuto quantomeno un prodromo nell’alleanza “Ebx” sugli spot (Mediaset, ProsiebenSat, Tf1 e Channel 4): iniziativa sulla pubblicità digital, sfruttando la dimensione paneuropea funzionale ai grandi clienti. A spingere verso un possibile accordo c’è poi un mercato mondiale che ha visto la nascita di colossi – Disney-Fox, Comcast-Sky – e la decisa virata verso l’on demand (da Netflix ad Amazon Prime Video a Hulu all’appena nata Disney+ l’elenco è lungo). In Germania, riporta un report di BofA, le sottoscrizioni a Netflix e Amazon sono salite del 30% nel 2018 poco sotto i 15 milioni, con un mercato dell’advertising tv che invece è atteso calare del 20% fino al 2025. Il giro d’affari di ProsiebenSat1, con i suoi 4 miliardi di ricavi, per il 57% deriva da adv. Anche per Mediaset, che vale il 57% dell’adv tv in Italia, il tema si pone.

La ratio dell’alleanza, con possibile lancio di una piattaforma di videostreaming comune per esempio (Mediaset ha Infinity) e considerando anche le possibili sinergie fra le società dei gruppi, da Taodue a Medusa alla Red Arrow dei tedeschi, va sicuramente in questa direzione. Nodi da sciogliere permettendo. Fra cui non è da sollovalutare anche il peso a vario titolo di altri soggetti. Con Discovery, ad esempio, il gruppo tedesco nel 2018 ha messo in piedi una joint venture per la piattaforma Ott 7TV.

In mattinata, dopo la pubblicazione su Il Sole 24 Ore, Mediaset ha reso noto che formalmente «non è in corso alcuna trattativa per una fusione con il gruppo televisivo tedesco Prosiebensat1 Media».

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