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Mediaset, Vivendi ricorre in tribunale per votare in assemblea contro il riassetto

All’assemblea del 4 settembre, la società francese intende votare contro la proposta fusione di Mediaset con Media for Europe NV

di Andrea Biondi


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2' di lettura

A poco più di una settimana dalle assemblee chiamate a dare il via libera al progetto di holding internazionale del gruppo Mediaset, Vivendi cala la sua carta. Non una richiesta di sospensiva dell’assemblea come pure si era prefigurato, ma la richiesta al Tribunale di Milano per ottenere un provvedimento che permetta loro di partecipare all’assemblea senza margini di discrezionalità da parte del Cda Mediaset. E in caso di partecipazione il gruppo francese ha chiarito che voterà per il no.

Le mosse del gruppo francese che fa capo a Vincent Bolloré, secondo azionista Mediaset con il 28.8% (ma con la disponibilità solo del 9.9% con la restante parte girata al trust Simon per venire incontro a quanto richiesto da Agcom sulla base della legge Gasparri), sono state rese chiare con un comunicato emesso in mattinata.

Primo punto importante: la decisione di Vivendi di votare all'assemblea del 4 settembre contro la proposta fusione di Mediaset e Mediaset Espana e la creazione di MediaforEurope (MfE). La decisione - si legge nella nota - arriva dopo aver valutato «i diritti che sarebbero riconosciuti, o negati, agli azionisti di minoranza, e a Vivendi in particolare, dal proposto statuto di MfE».

Per poter votare contro, alla luce del fatto che il consiglio di amministrazione di Mediaset le impedì di votare all’ultima assemblea degli azionisti tenutasi lo scorso 18 aprile, Vivendi comunica di aver presentato una richiesta al tribunale di Milano per ottenere un provvedimento «urgente idoneo a tutelare il diritto di partecipare e votare, con le azioni a lei intestate» all’assemblea di inizio settembre, e quindi per il pacchetto detenuto direttamente e pari al 9,99% del capitale.

Considerando che il board di Mediaset impedirà al veicolo Simon Fiduciaria di partecipare all'assemblea, la scommessa di Vivendi è di riuscire a coagulare attorno a sé il niet anche di altri investitori. Nei giorni scorsi i proxy Advisor Glass Lewis e Iss si erano pronunciati: il primo a favore dell'operazione e il secondo contro. Al centro dell'attenzione il nodo della governance con il voto plurimo che secondo le critiche non dà rappresentatività adeguata agli azionisti di minoranza.

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