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Medicale e plastica intelligente: Saes Getters focalizza l’attività

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Focalizzare il business. È tra gli obiettivi alla base della cessione, da parte di Saes Getters, dell’attività di “purificazione dei gas”. Un’operazione importante che, per essere realmente compresa, richiede di conoscere l’oggetto sociale del gruppo. L’azienda, in linea di massima, divide l’attività nel seguente modo. C’è la più giovane divisione delle “Solutions for Advanced Packaging” (il mondo delle plastiche intelligenti). Poi ci sono le cosiddette “Leghe a memoria di forma”. Cioè: i metalli che, al mutare della temperatura, cambiano forma per recuperarla quando i gradi tornano normali (ad esempio se ne fa uso negli stent aortici). Infine, oltre al “business development” (progetti di ricerca di base o in via di sviluppo), vanno ricordate le “Applicazioni industriali”. Qui sono ricomprese varie soluzioni: dalle pompe che creano l’ultra-vuoto (System for UH Vacuum) ai getter nelle lampade (Light sources) fino ai sistemi di purificazione dei gas (Gas Purification & Handling).

La cessione
Per l’appunto proprio quest’ultima sotto-divisione è stata ceduta. Un passaggio non da poco. A fine 2017 aveva generato 84,3 milioni di ricavi, circa il 34,2% dell’intero giro d’affari aziendale. Certo: lo scorso esercizio è andato bene. In altri anni la dinamica è risultata più debole. Ciò non toglie, però, che Saes Getters abbia venduto una parte importate del suo business. Per quali motivi? Certamente, anche grazie alla positiva performance nel 2017, ha influito il buon prezzo “spuntato”. Saes Getters ha realizzato una plusvalenza netta di 230,4 milioni. Al di là di ciò, tuttavia, c’è la volontà di ripensare il business: da un lato il gruppo potrà, anche grazie al tesoretto che si ritrova in tasca, crescere nelle “Leghe a memoria di forma” e nel packaging “intelligente”. E dall’altro sarà in grado di meglio stabilizzare l’attività. La “purificazione dei gas” è un settore ciclico. Il contrario delle “leghe a memoria di forma” e delle plastiche intelligenti che sono esposte a settori più resistenti alla congiuntura (dal medicale al Food & Beverage). Con il che, per l’appunto, è possibile svolgere un’attività maggiormente slegata alle bizze del Pil. Di là da simili indicazioni la domanda però è: quale delle due aree Saes Getters guarda con maggiore interesse, anche per l’eventualeM&A? La società, sottolineando che la crescita sarà sia organica che inorganica, afferma che entrambi i settori sono interessanti.

IL GRUPPO SAES GETTERS IN NUMERI

IL GRUPPO SAES GETTERS IN NUMERI

Il rischio del protezionismo
Ciò detto il risparmiatore esprime la seguente considerazione. Il gruppo, di cui il Sole24Ore ha incontrato i vertici, è presente in diverse aree del mondo. Una condizione che, vista la crescente guerra commerciale innescata dalle politiche protezionistiche di Washington, può impattare lo sviluppo aziendale. Saes Getters, augurandosi che le frizioni nel commercio internazionale diminuiscano, rigetta l’obiezione. Proprio la recente vendita, è l’indicazione, consente alla società di acquisire una posizione di maggiore sicurezza. La divisione “purificazione dei gas”, viene spiegato, produceva in America mentre la grande parte del suo mercato era in Cina. Chiaro quindi, dice Saes Getters, che la tensione tra Pechino e Washington avrebbe dato fastidio. Ora però il rischio non c’è più. Non solo, aggiunge l’azienda. Parte rilevante del business, quale ad esempio quello medicale, produce negli Usa per gli Usa. Di conseguenza, afferma sempre Saes Getters, non c’è impatto dai dazi. Quindi il gruppo non vede particolari problemi su questo fronte.

L’ipotesi di shopping
Ma non è solo il tema dell’articolazione internazionale. La somma incassata con la cessione potrà servire anche per l’eventuale M&A. Nel medicale i possibili target non mancano, considerando che il settore si va consolidando. A fronte del maggiore numero di eventuali prede, le opportunità maggiori potrebbero essere nel “packaging intelligente”. Qui, a ben vedere, un’ipotesi è a valle della filiera produttiva. Vediamo di spiegarci. Saes Getters, tra le altre cose, ha sviluppato una tecnologia che si presenta sotto forma di lacca. La soluzione , “spalmata” su strati di plastica, rende quest’ultima “intelligente”. La pellicola infatti, assorbendo ad esempio l’etilene prodotto dalla maturazione della frutta, ne consente la migliore conservazione. Ebbene: attualmente Saes Getters vende la “lacca” ai cosiddetti converter. Cioè soggetti che uniscono vari materiali grezzi, compreso quello di Saes Getters, e creano il prodotto sfruttato dal cliente finale (ad esempio il produttore della frutta) per realizzare il packaging. In un simile contesto le strade sono due: o mantenere l’attuale business model e continuare a fornire i diversi converter; oppure acquisire una di queste società e diventare fornitore diretto del cliente finale: il produttore di frutta. Allo stato attuale, fermo restando che non c’è nulla di concreto rispetto all’M&A, vengono vagliate entrambe le opzioni.

Fin qui alcune indicazioni su mosse e strategie di sviluppo aziendale. Il risparmiatore però guarda anche ai risultati di conto economico. Qui, nel primo trimestre del 2018, i ricavi (+7,8%) e l’utile netto (+54,7%) sono saliti rispetto allo stesso periodo del 2017. Un andamento, a ben vedere, in continuità con quello dell’esercizio precedente. All’interno del contesto positivo, tuttavia, proprio la divisione dell’”advanced packaging” ha riportato una perdita operativa. Si tratta di una dinamica che, a differenza di quanto indicato nella precedente “Lettera al risparmiatore”, presuppone che il break even della business unit, a livello di utile, non possa raggiungersi nel 2018. Al che può sorgere il dubbio dell’esistenza di una problematica più strutturale. Saes Getters rigetta il timore. Si è trattato, è la spiegazione, di un evento non ricorrente. È l’effetto, afferma l’azienda, di alcune lacune nella performance di una lacca prodotta dalla neoacquisita Metalvuoto che ha necessitato oneri imprevisti sul fronte dell’R&D. Adesso però, dice sempre Saes Getters, il problema è risolto. La società, sfruttando anche la leva operativa dell’atteso rialzo dei volumi, prevede che il break even a livello di profitto netto per l’intera divisione arriverà nel 2019.

Già, il break even. La condizione di “auto-sostentamento”, a ben vedere, va caratterizzando anche Actuator Solutions, la joint venture paritetica tra Saes Getters e la tedesca Alfmeier Präzision. Questa, nel primo trimestre dell’anno, ha di fatto chiuso in pareggio grazie all’incremento dei margini in Germania e alla riduzione dei costi nella controllata di Taiwan. Su questo fronte Saes Getters conferma che la jv sarà in nero sull’intero attuale esercizio.

A fronte di un simile contesto il risparmiatore pone un’ultima domanda: nel primo trimestre i cambi hanno pesato negativamente, un trend anche per il futuro? Saes Getters smorza la preoccupazione. In primis perché la forza dell’euro, soprattutto verso il dollaro, pare ormai alle spalle. Poi perché, dice sempre la società, in seguito alla vendita della “purificazione dei gas” una parte importante di fatturato denominato nel biglietto verde non c’è più. Quindi il peso della moneta Usa, di fatto, è calato. Infine perché il “packaging intelligente”, sui cui la società punta, è rebus sic stantibus un’attività legata soprattutto al mercato domestico. Tuttavia il medicale, altro focus aziendale, è un business in larga parte statunitense. Vero, dice Saes Getters. Tuttavia, seppure non può limitarsi l’effetto puramente contabile della ridenominazione in euro delle voci di conto economico, i costi sono in dollari. Quindi, conclude Saes Getters, grazie a questo hedging “naturale” la marginalità non subisce impatti.

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