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Medici, in arrivo il contratto anti esodo: aumenti medi da 210 euro lordi al mese

Dopo l’ok in Consiglio dei ministri, il contratto per il personale sanitario attende a breve la registrazione della Corte dei conti per la firma finale

di Gianni Trovati

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2' di lettura

Lo sblocco del contratto per il personale sanitario, che dopo l’ok in Consiglio dei ministri attende a breve la registrazione della Corte dei conti per la firma finale, fa partire i rinnovi anche per i medici. Sono loro, quindi, ad aprire la nuova stagione negoziale all’Aran sulla dirigenza pubblica.

L’atto di indirizzo approvato dal comitato di settore mette in fila i numeri del nuovo contratto, che anche in questo caso riguarda il 2019/2021 come per tutto il pubblico impiego. L’incremento di spesa a regime vale 584,58 milioni, che divisi fra i quasi 135mila medici e dirigenti sanitari interessati dall’intesa producono al netto degli oneri riflessi un aumento intorno ai 210 euro lordi al mese. Ma il contratto dovrà distribuire anche risorse aggiuntive, alcune nuove come quelle messe a disposizione dall’ultima legge di bilancio per il ritocco all’insù del tetto al salario accessorio (34,02 milioni) e altre invece ereditate da vecchie manovre rimaste in attesa dell’attuazione contrattuale in arrivo dopo anni di attesa. In tutto si tratta di oltre 127 milioni di euro, che fanno salire gli effetti economici medi intorno a quota 283 euro.

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I tempi del rinnovo determinano poi un costo degli arretrati di almeno un miliardo, a cui vanno aggiunti quelli destinati a maturare nel corso di una trattativa che non si annuncia semplice. «L’atto di indirizzo non sembra riflettere il contesto di emergenza della sanità - sostiene il segretario nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio -, non si vedono idee innovative per contrastare la carenza di personale aggravata dall’emorragia in atto di medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale».

Il problema in verità è riconosciuto dall’atto di indirizzo, che parla di «contingente carenza di personale medico» ma poi fa sfilare un lungo elenco di specialità in difficoltà negli ambiti «emergenza/urgenza, anestesiologico, radiologico, ostetricoginecologico, pediatrico, psichiatrico e altri». E riconosce che «il fenomeno delle dimissioni volontarie sta assumendo dimensioni significative». L’Anaao ne ha calcolate 8mila negli ultimi tre anni.

Per provare a rimediare si rimette mano appunto alle voci dell’integrativo ma si chiede anche di rivedere il sistema degli incarichi e alla retribuzione di posizione, con l’obiettivo esplicito di «valorizzare l’ingresso dei giovani e rendere più competitivo il lavoro nel servizio sanitario nazionale». Con un insieme di misure che però, come detto, il principale sindacato dei medici giudica già insufficienti.

In prospettiva il problema è accentuato dal futuro incerto del quadro economico. Gli arretrati creeranno una gobba di spesa nel 2023, a meno di trattative infinite, mentre per l’anno prossimo la spesa sanitaria è prevista in diminuzione di 2,2 miliardi dalla Nadef a legislazione vigente. E mentre, come calcola l’Upb, lo squilibrio entrate-uscite negli ospedali è cresciuto dai 360 milioni del 2019 ai 3,2 miliardi del 2021 (si veda anche pagina 8).

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