le richieste per la legge di bilancio

Medici di famiglia, in studio anche collaboratori con reddito di cittadinanza

È tra le misure che i medici di base chiedono di inserire nella prossima manovra, insieme all’Iva ridotta al 4% sull'acquisto di macchinari utili per gli interventi di piccola diagnostica, superammortamento e provvedimenti a favore dell'imprenditoria giovanile

di Barbara Gobbi


Medici in rete per condividere i dati. Risparmi per Ssn

2' di lettura

Iva ridotta al 4% sull'acquisto di macchinari utili per gli interventi di piccola diagnostica negli ambulatori dei medici di famiglia. Superammortamento, provvedimenti a favore dell'imprenditoria giovanile e sostegni specifici impresa modello 4.0. E ancora, personale di studio scelto tra quanti percepiscono reddito di cittadinanza, per favorire l'occupazione con sgravi contributivi per il datore di lavoro. Sono le misure che i medici di base chiedono di inserire nella prossima legge di Bilancio.

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Questo pacchetto di misure avrebbe il merito di assicurare i incentivi ai medici senza prevedere soldi in più (che non ci sono), ha spiegato il segretario Fimmg (Federazione medici di famiglia) Silvestro Scotti nella sua relazione al congresso nazionale in corso a Villasimius in Sardegna. Di coniugare quindi la “coperta corta” del Fondo sanitario nazionale con la necessità profonda di un rinnovamento delle cure sul territorio e quindi della medicina generale. Che andrà strutturata in “microteam”, cioè unità multi professionali composte da un camice bianco, un collaboratore di studio, un infermiere e integrate dal medico di continuità assistenziale. Microteam cui guarda anche il ministro della Salute Roberto Speranza: «Si va nella direzione giusta e possiamo provare a lavorarci insieme», ha affermato. Mentre sulla ricetta complessiva fatta di sgravi e incentivi per sostenere il nuovo modello, che non andrebbe a pesare sulle risorse del Fondo sanitario nazionale, «lo Stato e il ministero ci devono stare – ha detto -. Potrebbe rappresentare anche ricadute occupazionali importanti per il Paese».

I medici di famiglia chiedono insomma di essere attrezzati per rispondere alle nuove sfide professionali, legate alla cronicità. Che è una bomba da disinnescare, anche dal punto di vista della spesa sociosanitaria, con strategie pensate e professionisti adeguati. Basti pensare che l'ultimo report della Fondazione Gimbe stima una spesa per le famiglie di oltre 12 miliardi per la Long Term Care. E allora servono piani diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta), integrazione del medico di base con l'ospedale e lo specialista, cure sociosanitarie, reti e flussi informativi e assistenza domiciliare integrata. Ma innanzitutto servono medici giovani, in grado di raccogliere la sfida e di garantire il ricambio generazionale. Quindi, serve un altolà netto alle fughe dalla professione, oggi poco attraente fin dalla borsa di studio per il corso di formazione triennale, decisamente più leggera di quella che percepisce u giovane specializzando. «L’unico modo per mantenere l’area della medicina generale attrattiva per i giovani colleghi è strutturare i microteam e dotarli di risorse – avvisa ancora Scotti -. Si può fare, se il medico di famiglia è trattato davvero, come lo ha definito il ministro, cioè come un ‘soggetto d'impresa ad alto e prevalente carattere pubblico e sociale, come tale da coinvolgere nelle politiche di investimento che lo Stato decide per quelle parti della società che contribuiscono a sviluppo e crescita».

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