LO SCENARIO

Medicina 4.0 per tagliare costi e dare efficienza a tutto il sistema

In Italia la situazione è a macchia di leopardo con Regioni e Asl all’avanguardia e altre che sono ancora all’inizio del processo

di Natascia Ronchetti

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(Imagoeconomica)

In Italia la situazione è a macchia di leopardo con Regioni e Asl all’avanguardia e altre che sono ancora all’inizio del processo


3' di lettura

Telemedicina, fascicolo sanitario elettronico, conversione dei farmaci in dosi monouso, attraverso l’informatizzazione e l’automazione, tracciamento dei dispositivi medici e ospedalieri. La strada verso la digitalizzazione del sistema sanitario è aperta, la pandemia non ha fatto altro che accelerare la transizione.

Molte Regioni, nel pieno dell’emergenza sanitaria, hanno dato il via libera all’erogazione di prestazioni come le televisite. Mentre sono raddoppiati - passando dal 5 al 10% - i medici che fanno abitualmente ricorso alla telemedicina, una delle nuove frontiere della sanità 4.0. Percorso ineludibile ma ancora pieno di ostacoli. «Perché è vero che il governo lo ha inserito tra le priorità – dice Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio sull’innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano -. Ma siamo ancora lontani da un vero e proprio modello di connected care, vale a dire un sistema nazionale connesso, di precisione, orientato al territorio e alla continuità di cura, che permetta di avere subito tutte le informazioni sul paziente, sulla sua storia clinica, sul suo stato di salute. La situazione è a ancora macchia di leopardo. E non tutte le aziende sanitarie hanno già attivato, per esempio, il fascicolo sanitario elettronico».

Le differenze non riguardano tanto il Nord o il Sud del Paese, quanto le singole Asl: «Ognuna si muove per conto proprio, in modo non uniforme, anche all’interno della stessa regione», prosegue Sgarbossa. Il risultato è che i fascicolo sanitari elettronici sono solo 18 milioni: non è stata raggiunta nemmeno la metà della popolazione. L’era Covid ha aumentato la consapevolezza del valore strategico della digitalizzazione per ridurre gli sprechi e diminuire il rischio clinico. Ha favorito anche una svolta culturale nel mondo dei medici di famiglia: circa il 62%, secondo una recente ricerca dell’Osservatorio del Politecnico, oggi vorrebbe avvalersi della telemedicina, mentre aumentano le comunicazioni con i pazienti tramite piattaforme come Skype o Zoom. «Solo che gli obiettivi, per essere raggiunti, richiedono investimenti - prosegue Sgarbossa –. E il traguardo è costituito dall’offerta di una molteplicità di canali d’accesso ai servizi sanitari, con soluzioni semplici e alla portata di tutti».

Il periodo più critico dell’epidemia – durante il quale oltre il 50% dei medici di base ha lavorato da remoto - ha confermato l’importanza delle nuove tecnologie anche per quanto riguarda l’accesso alle informazioni da parte dei cittadini: il 56% ha consultato pagine web istituzionali, il 28% social di medici e politici, il 12% applicazioni dedicate al coronavirus. «Resta il fatto che molti ospedali sono ancora all’inizio e il cammino è molto lungo», – dice Giorgio Pavesi, presidente e amministratore di Deenova, azienda meccatronica di Gragnano Trebbiense, in provincia di Piacenza, che sviluppa sistemi automatizzati per la gestione informatizzata dei farmaci e dei dispositivi medici. Deenova serve 25 ospedali, tra policlinici universitari e piccoli presidi di provincia. La maggioranza è concentrata nel Nord del Paese, ma ci sono anche esempi come il Gemelli di Roma, che ormai riesce a tracciare, dalla fornitura alla sala operatoria, il 100% dei dispositivi medici. Eccellenze ancora scollegate. «Anche se si stanno moltiplicando i progetti di integrazione con i sistemi informatici già presenti - spiega Pavesi -. Del resto, parliamo di una innovazione che può riguardare tutte le aree specialistiche».

Esempi emblematici arrivano anche dall’estero. Uno studio dell’università inglese di Loughsborough ha documentato che nell’ospedale di Leicester – dove Deenova ha realizzato in quattro reparti la prescrizione informatizzata dei farmaci, con l’allestimento automatico delle terapie personalizzate in dosi unitarie – si è raggiunto un risparmio del 25% nei consumi delle medicine: ora il progetto sarà esteso a tutto l’ospedale.

In Italia ci sono comunque regioni già molto avanzate. È il caso dell’Emilia-Romagna, dove il fascicolo sanitario elettronico è già una realtà per l’89% della popolazione. Per avere qualche parametro di confronto basti dire che in Lombardia i cittadini coinvolti sono il 56%, in Toscana il 57%. «Un elemento che si è dimostrato cruciale durante l’emergenza – dice l’assessore regionale alla Sanità dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini – e che è entrato a far parte del nostro sistema sanitario come componente strutturale. Per noi si tratta di un tassello fondamentale dell’innovazione del sistema, possiamo dire di avere fatto un balzo in avanti di straordinaria importanza che va nella direzione della semplificazione e della sicurezza sanitaria dei cittadini».

Qui ora è stata anche attivata una piattaforma software unica di telemedicina, con un insieme di servizi che partono dalla presa in carico e dalla gestione del paziente cronico.

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