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Medicina, Informatica e Ingegneria: le lauree che hanno resistito meglio alla crisi

Migliora l’occupazione dei laureati che supera i livelli pre-Covid, sia per le triennali che per le magistrali. La pandemia ha ridotto i servizi ma non la fiducia degli universitari

di Eugenio Bruno

Entro due anni previsti 40 mila medici in meno

6' di lettura

Anche per le lauree il peggio è passato. Dopo la frenata del 2020 i tassi di occupazione tornano a salire oltre i livelli pre-Covid. Sia per le triennali che per le magistrali. A dirlo è il Rapporto 2022 di AlmaLaurea su profilo e condizione occupazionale dei laureati presentato a Bologna. Le migliori performance sul mercato del lavoro arrivano da Informatica e ingegneria industriale e, per quelle a ciclo unico, da Medicina. L'indagine descrive una generale soddisfazione degli universitari per i diversi aspetti dell'esperienza di studio compiuta, anche se non mancano le ombre a cominciare dalla riduzione dei servizi subita durante la pandemia. E dai flussi migratori Sud-Nord che restano sostenuti.

Occupazione in aumento già a un anno

Il Rapporto 2022 sulla condizione occupazionale dei Laureati di 76 atenei, degli 80 aderenti ad AlmaLaurea a giugno 2022, si basa su un’indagine che riguarda 660mila laureati e analizza i risultati raggiunti nei mercati del lavoro da chi ha conseguito un titolo nel 2020, 2018 e 2016, contattati rispettivamente a uno, a tre e cinque anni dalla laurea.
Nel 2021 il tasso di occupazione è pari, a un anno dal conseguimento del titolo, al 74,5% tra i laureati di primo livello e al 74,6% tra quelli di secondo livello del 2020. Un tendenziale miglioramento si registra rispetto al 2019 segnando un +2,9% per i laureati di secondo livello; per quelli di primo livello l'incremento è più contenuto (+0,4%). Nelle analisi si è deciso di tralasciare il confronto con l'anno 2020 funestato dal Covid-19.

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Su anche gli stipendi

La retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è nel 2021, in media, pari a 1.340 euro per i laureati di primo livello e a 1.407 euro per i laureati di secondo livello. Rispetto all'indagine del 2019 si rileva un aumento del 9,1% per i laureati di primo livello e del 7,7% per quelli di secondo livello.Inoltre, oltre il 60% degli occupati (60,6% per i laureati di primo livello e 66,3% per i laureati di secondo livello), a un anno, considera il titolo di laurea «molto efficace o efficace» per lo svolgimento del proprio lavoro. Rispetto all'indagine del 2019 crescono i livelli di efficacia sia per i laureati di primo livello (+2,3 punti percentuali) sia per quelli di secondo livello (+4,9 punti).

Cresce il lavoro precario

In questo quadro, sostanzialmente positivo sulle performance occupazionali dei laureati, è opportuno rilevare che la forma contrattuale più diffusa nel 2021, a un anno dal conseguimento dal titolo, è il lavoro non standard, prevalentemente alle dipendenze a tempo determinato, che riguarda circa il 40% degli occupati (41,4% laureati di primo livello e 38,5% secondo). Rispetto alla rilevazione del 2019 l'incremento è pari a +2,6 punti percentuali per i laureati di primo livello e +4,9 punti quelli di secondo livello.

Le performances dopo 5 anni

Anche a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è in aumento. Nel 2021 è pari a 89,6% per i laureati di primo livello e a 88,5% per quelli di secondo livello. Nel 2019 erano rispettivamente 88,7% e 86,8%.
Nel 2021, a cinque anni dal titolo, la forma contrattuale più diffusa è il contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, che coinvolge oltre il 50% degli occupati (65,5% tra i laureati di primo livello e 55,8% tra quelli di secondo livello). Per quanto riguarda il lavoro autonomo la quota si attesta al 9,4% tra i laureati di primo livello e al 19,8% tra quelli di secondo livello, e il contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) riguarda il 15,8% dei primi e il 17,4% dei secondi.
Lo stipendio mensile netto a cinque anni dal titolo è pari a 1.554 euro per le triennali e di 1.635 euro per le magistrali, con una crescita rispetto al 2019 rispettivamente di +8,3% e +7,3%.
Nel 2021 circa due terzi degli occupati, a cinque anni, valuta il titolo di laurea «molto efficace o efficace» per lo svolgimento del proprio lavoro (66,2% per i laureati di primo livello e 69,5% per quelli di secondo livello). Rispetto al 2019, sia per gli uni che per gli altri si registra un aumento. Rispettivamente di 6 e 4,4 punti percentuali.

Le lauree più spendibili sul mercato del lavoro

Tra i laureati magistrali biennali del 2016 intervistati a cinque anni dal titolo si registrano forti differenze tra i vari gruppi disciplinari. Il tasso di occupazione è superiore al 90% per i laureati dei gruppi in informatica e tecnologie Ict, ingegneria industriale e dell'informazione, architettura e ingegneria civile e quelli del gruppo economico. Sotto all'83% è il tasso di occupazione dei laureati nei gruppi di educazione e formazione, arte e design nonché letterario-umanistico.
Ancora più ampie le differenze tra le varie aree se si passa ad analizzare il tasso di occupazione delle lauree a ciclo unico: per il gruppo medico e farmaceutico è al 92,9% mentre scende all'81,2% per il gruppo giuridico.
Quanto alle retribuzioni, sono più alte quelle dei laureati magistrali biennali di ingegneria industriale e dell'informazione e di informatica e tecnologie Ict, pari rispettivamente a 1.893 e 1.851 euro mensili netti. Sotto i 1.400 euro mensili invece gli stipendi dei laureati dei gruppi educazione e formazione, psicologico e letterario-umanistico. Per i magistrali a ciclo unico le retribuzioni più elevate sono percepite dai laureati del gruppo medico e farmaceutico (1.898 euro), più contenute quelle del gruppo di educazione e formazione, che si attestano a 1.404 euro mensili.

I laureati promuovono l'esperienza universitaria

Altri dati interessanti arrivano dal Rapporto 2022 sul profilo dei laureati che ha coinvolto circa 300mila laureati del 2021 di 77 atenei (sugli 80 complessivamente iscritti ad AlmaLaurea). Ad esempio il fatto che la contrazione della fruizione delle strutture e dei servizi universitari (postazioni informatiche -5,3 punti percentuali, le attrezzature per le attività didattiche, quali laboratori e attività pratiche -4,5 punti percentuali, i servizi di biblioteca -4,7 punti percentuali e gli spazi dedicati allo studio individuale -3,3 punti percentuali) rilevata nel 2021 rispetto al 2020 e dovuta alla pandemia non abbiano tuttavia intaccato il relativo gradimento, che risulta invece in crescita negli ultimi anni. In generale il 90,5% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto dell'esperienza universitaria appena conclusa. Nel 2011 era pari all’87,1 per cento. In particolare l'88,8% dei laureati è complessivamente soddisfatto del rapporto con il corpo docente; l'80,9% dei laureati che ne hanno usufruito considerano le aule adeguate; il 72,9% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso ateneo (quota in crescita rispetto a quanto osservato nel 2011, 68,9%).

Il successo negli studi universitari

Nonostante la crisi migliora letà media alla laurea migliora e nel 2021 è pari a 25,7 anni (nel 2011 era 26,9 anni). Così come cresce la regolarità negli studi in modo costante e marcato, ma negli ultimi due anni grazie alla proroga della chiusura dell'anno accademico concessa agli studenti per l'emergenza Covid-19. Nel 2011 concludeva gli studi in corso il 38,9% dei laureati, nel 2021 la percentuale raggiunge il 60,9%. Il voto medio alla laurea nel 2021 è pari a 103,5 su 110 (nel 2011 era 102,9 su 110).

Mobilità per motivi di studio

Sono i laureati magistrali biennali quelli più inclini a spostarsi geograficamente per motivi di studio, il 38,9% ha conseguito la laurea in una provincia diversa e non limitrofa a quella di conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado (contro il 25,4% dei laureati di primo livello e il 27,1% di quelli a ciclo unico). E le migrazioni sono quasi sempre dal Mezzogiorno al Centro–Nord. Il 28,0% dei giovani del Mezzogiorno decide di conseguire la laurea in atenei del Centro e del Nord (16,1% al Nord e 11,9% al Centro). Pertanto, per motivi di studio, il Mezzogiorno perde, al netto dei pochissimi laureati del Centro-Nord che scelgono un ateneo meridionale, oltre un quarto dei diplomati del proprio territorio. Capitale umano che spesso non ritorna più.

Esperienze nel corso degli studi universitari

Le ombre non finiscono qui. A causa della pandemia si sono ridotte le esperienze di studio all'estero riconosciute dal corso di laurea, che hanno coinvolto solo l'8,5% dei laureati nel 2021, tornando così su livelli inferiori a quelli del 2011 (percentuale pari all'11,3% nel 2020 e all'8,9% nel 2011).
Anche le esperienze di tirocinio curriculare hanno subito una battuta d'arresto dopo un periodo di aumento. Nel 2021 è il 57,1% la quota dei laureati che hanno svolto tirocini riconosciuti dal corso di laurea. Nel 2011 era il 55,3% e, dopo alcuni anni di sostanziale stabilità, dal 2015 si è evidenziata una costante crescita durata fino al 2019 (portando tale quota al 59,9%), cui è seguita la contrazione del 2020 (-2,3 punti percentuali rispetto al 2019) e del 2021 (-0,5 punti rispetto al 2020).
Sia le esperienze all'estero sia i tirocini curriculari aumentano le chance di trovare lavoro. A parità di condizioni, chi ha svolto un tirocinio curriculare ha il 7,6% di probabilità in più di essere occupato a un anno dal titolo, mentre chi ha svolto un periodo di studio all'estero riconosciuto ha il 15,4% di probabilità in più.

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