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Mediobanca: agli azionisti fino 2,5 miliardi di remunerazione

In quattro anni ricavi in aumento del 4% annuo a 3 miliardi. Del 4% all’anno crescerà anche l’utile per azione. Acquisizioni per accelerare la crescita organica non sono escluse, ma la quota in Generali sarà intaccata solo in presenza di grosse operazioni

di Antonella Olivieri


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Il piano dell’ad Alberto Nagel per Mediobanca è ancora un piano di crescita, che non mette nelle cifre le operazioni straordinarie che ci potranno essere, e che ha ricevuto il plauso unanime del consiglio di amministrazione. Nell’arco temporale di quattro anni, scadenza allungata per allinearla a quella del cda, è previsto che i ricavi salgano del 4% in media annua raggiungendo i 3 miliardi. Del 4% all’anno crescerà anche l’utile per azione, mentre il ritorno sul capitale tangibile dovrebbe aumentare dal 10% all'11%.

È un piano in controtendenza, ha commentato Nagel in conferenza stampa, perché nonostante il contesto che si prospetta più difficile vede «opportunità di crescita in tutti i business» in cui opera Mediobanca. Acquisizioni per accelerare la crescita organica non sono escluse, ma la quota in Generali sarà intaccata solo in presenza di grosse operazioni (pare di capire, nel caso, nel wealth management) se non basterà il capitale disponibile, tenuto conto che potranno essere utilizzate anche azioni della banca per scambi carta contro carta.

«Nessun tabù» però a riguardo. In sostanza la risposta a Leonardo Del Vecchio, diventato primo azionista con una quota vicina al 10%, è la crescita sostenibile che consentirà di aumentare il dividendo da 47 a 60 centesimi per azione e, incluso anche il riacquisto di azioni proprie, di aumentare la remunerazione agli azionisti del 50% rispetto al precedente quadriennio a 2,5 miliardi.

Il wealth management
L'area dove è previsto il maggiore sviluppo è quella del wealth management, dove il ritorno sul capitale allocato (Roac) raggiungerà il 25%. In quest'area il personale addetto salirà da 900 a 1.400 professionisti, assorbendo la maggior parte dell'investimento in risorse umane che interesserà tutto il gruppo. I “dipendenti” del gruppo passeranno infatti da 4.800 a 5.200 e, compresi gli agenti a remunerazione variabile, l’investimento in capitale umano riguaderà più di mille persone. Nell’arco di piano 250 milioni saranno spesi in innovazione, per rafforzare le tecnologie a supporto dell’attività.

Consumer banking/credito al consumo
L’area consumer banking/credito al consumo manterrà un Roac del 28-30%, sostanzialmente stabile, mentre l'investment banking aumenterà il ritorno sul capitale allocato di un punto dal 15% al 16%. Nell’attività storica della banca d’affari l'obiettivo è quello di fare di Piazzetta Cuccia il punto di riferimento delle medie imprese italiane, che sono l’asse portante dell'economia nazionale. Ma anche quello di rafforzare la «leadership in Europa», in particolare nel capital market, per «confermarsi interlocutore privilegiato delle imprese medio-grandi nei tre Paesi di riferimento, Italia, Francia e Spagna».

Le possibili acquisizioni
Attenzione particolare all’M&A: dovesse presentarsi un’altra occasione come l’acquisizione di Messier Maris (boutique finanziaria che è la terza banca d'affari in Francia), sarebbe colta. Messier Maris tra l'altro è stato l'advisor principale di Peugeot nel progetto di integrazione con Fca. Per Generali, l’unica partecipazione «stabile in portafoglio» al 13%, sparisce la previsione di limare la quota del 3% che nei due precedenti piani era stata messa in conto per fronteggiare la pressione regolamentare che ora non c'è più. Resta però l'idea di mantenere la “riserva” di capitale per attingervi nel caso di operazioni di largo respiro che interessino a Mediobanca, senza escludere la possibilità di transazioni per la partecipata assicurativa.
L'espansione tramite acquisizioni resta appunto un’opzione aperta per Mediobanca. «Saranno considerati target di interesse aziende che possano accelerare il processo di crescita nelle aree di attività caratteristiche del gruppo – spiega una nota – con preferenza per i business a basso assorbimento di capitale ed elevato contenuto di commissioni. Fattori abilitanti saranno, inoltre, la compatibilità culturale e l'approccio etico al business».

La remumerazione
Il tutto permetterà di aumentare la remunerazione degli azionisti del 50% rispetto al precedente quadriennio, sino ad arrivare a 2,5 miliardi: 1,9 miliardi tramite dividendi e dai 300 ai 600 milioni tramite riacquisto di azioni proprie che saranno cancellate (buy-back per un massimo del 2% all'anno).

«A valle della crescita organica e inorganica realizzata nell'anno – spiega la nota – l’obiettivo è di stabilizzare l'indice Cet1 al 13,5% annuo». In sostanza il capitale in eccesso sarà utilizzato per sostenere la crescita e remunerare di più gli azionisti, mantenendo comunque un ratio patrimoniale tra i più solidi nel settore.

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