M&A

Mediobanca guida la corsa per aggiudicarsi il dossier Kairos

Eric Syz smentisce i rumor sulla cessione della banca

di Gaia Giorgio Fedi


3' di lettura

Si aprono le danze dell’M&A nel settore del Private Banking e del risparmio gestito, dove la concorrenza, le pressioni sui margini e la crescita dei costi dovuta all’irrigidimento della regolamentazione costituiscono stimoli naturali a un processo di consolidamento, auspicato anche dalle autorità di vigilanza. La prima operazione che dovrebbe andare in porto è quella di Kairos, messa in vendita dalla controllante svizzera Julius Baer con la consulenza dell’advisor Goldman Sachs. Sulla società di asset management sono arrivate offerte non vincolanti da Mediobanca, che da tempo spinge sul wealth management ed è interessata a rafforzare il risparmio gestito acquisendo un brand ben posizionato sulla clientela alta, e da JC Flowers, fondo di private equity americano specializzato in servizi finanziari.

Al momento sono in corso le due diligence, anche se resta aperto il problema del prezzo, perché secondo le indiscrezioni Julius Baer, dopo aver pagato una cifra sostanziosa per la società (dove è entrata nel 2013 e salita gradualmente fino a raggiungere il 100% a inizio 2018) puntava a ottenere almeno un prezzo intorno ai 400 milioni, circa il doppio di quanto sarebbero disposti a spendere i pretendenti. Da Kairos è infatti da poco uscito il fondatore Paolo Basilico, che tuttavia resta advisor della società. Ma il timore è che una volta che l’uscita sarà completa, una parte delle masse gestite dalla società potrebbero uscire anch’esse, soprattutto in caso di abbandono da parte di altri manager e gestori. Un buon motivo per non strapagare la società, che comunque continua a fare gola, dotata com’è di una ottima struttura tecnico-gestionale e di un brand prestigioso.

Ma sul mercato circolano rumour di vendita su un’altro player rinomato: Banque Syz (già socia in Banca Albertini oggi fusa nel gruppo Ersel), che, secondo la testata svizzera Finews, dopo una serie di investimenti sbagliati, l’uscita da Spagna e Italia e la defezione di alcuni gestori chiave, potrebbe finire nel mirino di acquisizioni. Ma Eric Syz, che ha da poco lasciato la carica di Ceo di Banque Syz per concentrarsi sulla strategia del gruppo, smentisce: «Controlliamo quasi il 90% del gruppo Syz e posso confermare che né io, né mia moglie Suzanne, né i miei figli Marc e Nicolas abbiamo la minima intenzione di vendere la banca. Al contrario, riteniamo che sia molto promettente e siamo orgogliosi di far crescere il gruppo mantenendo il nostro nome nell’insegna».

Syz ha ribadito la solidità finanziaria del gruppo (con Tier 1 al 21,3% a fine 2018, quasi il doppio di quanto impone il regolatore svizzero) e ha detto che sebbene i profitti siano scesi negli ultimi anni «è stato un periodo in cui abbiamo investito pesantemente nei talenti e nella infrastruttura IT per migliorare l’offerta». Syz ha voluto ricordare gli ultimi sviluppi (la neonata Syz Capital che ha rilevato il controllo di Sinwa, la nomina dell’ex M&G Will Nott come ceo di Syz AM, le iniziative sui private market) e ha dichiarato che, per mantenere la competitività in una fase di mercato di “giapponesizzazione”, la banca si sta impegnando per offrire prodotti adatti, quali debito emergente, global unconstrained fixed income, equity income funds e private equity. L’Italia, dove è ancora presente con il marchio Oyster, è a detta di Syz un «mercato core».

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