lettera al risparmiatore

Mediobanca, obiettivo al 2019: 30% dei ricavi da commissioni. La sfida è sul private banking

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Il Corporate investment banking (Cib) resta, per Mediobanca, un’attività essenziale. Tanto che, sui 750 milioni di utile netto consolidato nel 2016-2017, ben 254 sono arrivati proprio dal Cib. Ciò detto gli stessi target del piano d’impresa (2016-2019), confermati dall’istituto, mostrano la volontà di proseguire nella maggiore articolazione del business.

Vediamo. Al giugno del 2016 i ricavi di Mediobanca erano ripartiti nel seguente modo: il 59% arrivava dal margine d’interesse; il 19% dalla tesoreria e Principal investing (le partecipazioni); il peso delle commissioni, invece, era il 22%. Orbene: la ripartizione prevista, sempre al 2019, è la seguente: l’incidenza del “Net interest income” è del 56%; quella di tesoreria ed equity è del 14% mentre il peso dei ricavi da commissioni sale al 30%. Vale a dire: l’attività commissionale assume maggiore rilevanza.

Già, ma in forza di che cosa? La risposta è nelle stesse tabelle pubblicate della società. Nel 2016 le “fee” erano generate per il 30% dalla divisione “consumer” (Compass) per il 49% dal Cib e per il restante 21% dal mondo del risparmio gestito. Ebbene: sempre al 2019, fermo restando il target di crescere in tutte le aree di business, il peso del “Consumer” è stimato al 16%; quello del Cib al 44% mentre l’incidenza del “Wealth management” è del 40%. Cioè: la spinta aggiuntiva dovrà arrivare dal “Risparmio gestito” che, per l’appunto, è uno dei focus del gruppo di piazzetta Cuccia.

MARGINE OPERATIVO PER TIPO DI RICAVO

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Al che sorge la domanda: quale le strategie di Mediobanca su questo fronte? Le strade seguite dal gruppo, da un lato, riguardano la nuova sfida nel private banking; dall’altro coinvolgono CheBanca! e la sua clientela (soprattutto “affluent” e “premier”). Rispetto a quest’ultimo fronte l’integrazione con le attività italiane retail acquisite da Barclays è considerata conclusa. Adesso c’è, per l’appunto, l’accelerazione nel risparmio gestito. Si punta ad incrementare le masse “under management”. Oltre poi, anche per agevolare la finalità di cui sopra, ad espandere la rete dei consulenti finanziari. Ad oggi i “Financial advisors” sono circa 160. La volontà è raggiunge, nel 2019, il numero di circa 320 unità.

BILANCIO DELLE VARIE DIVISIONI

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BILANCIO  DELLE VARIE DIVISIONI

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Nei fatti un po’ tutti gli istituti finanziari italiani, anche a fronte dei tassi-zero in Eurolandia, vedono nel risparmio gestito l’Eldorado. Una situazione che, inevitabilmente, crea maggiore concorrenza è può limitare, ad esempio nell’espansione del network dei consulenti, lo sviluppo della stessa Mediobanca. L’istituto di piazzetta Cuccia non condivide il timore. In primis, è l’indicazione, si tratta di un nuovo progetto il cui appeal è sostenuto dalla rilevanza che caratterizza il brand Mediobanca. Poi, spiega sempre l’istituto, la banca, oltre ad avere un’azionariato stabile, ha esplicitato che si tratta di un progetto, anche riguardo al private banking, per lei centrale. Inoltre Che Banca!, indicano alcuni esperti, rispetto alla base della sua clientela ha un network di promotori ancora piccolo. Con il che, conclude Mediobanca, lo spazio per crescere esiste. Ciò detto può, tuttavia, ulteriormente obiettarsi che la concorrenza è forte anche sull’acquisizione di clientela cui offrire servizi di risparmio gestito. L’istituto di piazzetta Cuccia nuovamente fa professione di tranquillità. Che Banca!, viene spiegato, ha attualmente circa 900.000 clienti. Orbene l’obiettivo primario, almeno nel breve periodo, non è tanto acquisire nuove quote di mercato, quanto raggiungere soprattutto gli utenti indicati con servizi adeguati. Di conseguenza Mediobanca non vede particolari problematiche su questo fronte.

PESO DETERIORATI E SOFFERENZE SU IMPIEGHI

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PESO DETERIORATI E SOFFERENZE SU IMPIEGHI

Ma non è solamente il mondo di Che Banca!. Mediobanca, per l’appunto, nella parte finale del 2017 ha avviato un progetto sul private banking. Il programma, tra le altre cose, ha comportato la fusione per incorporazione di Banca Esperia in Mediobanca (venendo meno come entità autonoma) e il lancio del nuovo brand Mediobanca Private Banking (MBPB). A fronte di simili operazioni il mondo del Wealth Management targato piazzetta Cuccia può così riassumersi. Con riferimento alla distribuzione ci sono: MBPB focalizzata sui ricchi e i loro grandi patrimoni in Italia; poi la Compagnie Monegasque de Banque (soprattutto per i soggetti all’estero) e infine CheBanca!. Riguardo, invece, alle fabbriche prodotto da una parte devono ricordarsi le soluzioni tradizionali di Mediobanca Sgr; dall’altra quelle alternative con la britannica Cairn Capital e la neoacquisita elvetica Ram Active Investment.

Di là da ciò quale la strategia concreta di Mediobanca Private Banking? La nuova realtà guarda soprattutto a soggetti con più di 5 milioni di patrimonio. Si tratta in larga parte di imprenditori, ancora attivi, con ingenti risorse personali. Patrimoni che possono “scaturire” da un’operazione di mercato sulla propria azienda quale, ad esempio, un’Ipo. Orbene: proprio con riferimento a simili situazioni l’istituto conta di fare molte sinergie con il Cib. Cioè: l’essere una realtà affermata, è l’indicazione, nel corporate investment banking deve costituire una leva importante per intercettare le ricchezze personali degli imprenditori cui fornire i servizi di private banking.

EVOLUZIONE DEL PATRIMONIO DI VIGILANZA

(*) A sett.17 calcolo interno che differisce da quello segnalato nell'ambito del Common Rep. (COREP) perché include il risultato di periodo (non soggetto ad autorizzazione ex art. 26 CRR) che impatta circa 40pb sul Cet1; (**) Impatto PI relativo alle maggiori deduzioni di AG (BV da €3,0 a €3,1mld) e minori riserve AFS dopo la cessione di Atlantia (€0,1mld)

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In un simile contesto piazzetta Cuccia vuole espandere i total asset di Mediobanca Private Banking: oggi sono circa 19 miliardi. L’obiettivo è d’incrementarli di 6 miliardi in 3 anni. Una mano su questo fronte, oltre alle 12 filiali, la darà la crescita della rete di private banker: attualmente sono circa 90; l’idea è aggiungere mediamente 10 unità l’anno in un triennio. Fin qui alcune indicazioni su clientela e consulenti. Ma quali i servizi che saranno offerti? Oltre alle classiche gestioni patrimoniali, da una parte si punta su asset reali (ad esempio l’immobiliare). Dall’altra, si guarda ad investimenti alternativi (ad esempio asset illiquidi). Tra le altre cose, poi, può ricordarsi l’iniziativa del club deal. Vale a dire: una società che, da una parte, ha un funding di 350 milioni proprio tra i facoltosi clienti del private banking (70 li ha immessi Mediobanca stessa); e, dall’altro, investirà i danari raccolti in società non quotate. Le singole operazioni avranno un valore medio tra 70-100 milioni.

Ma non è solamente il mondo del risparmio gestito. Altro motore del business di Mediobanca, che di recente ha anche promosso una sua Spac (ALP.I) da quotarsi all’Aim, è la divisione consumer. Cioè: l’attività legata a Compass. Ebbene: al 30 settembre scorso, chiusura del primo trimestre 2017-2018, l’istituto di piazzetta Cuccia ha realizzato un margine operativo di gruppo di 288 milioni. Vale a dire con un rialzo del 27% (+25% a parità di perimetro) rispetto allo stesso periodo del 2017. Di questa crescita una parte importante è attribuibile proprio alla divisione “Consumer” (+36%). In questo business il ruolo principale lo recitano, senza ombra di dubbio, i prestiti personali (53% dell’erogato al 30/6/2017). Si tratta di una centralità che, al di là della diversificazione su altri prodotti (dalla Cessione del quinto fino alle Carte), proseguirà nel tempo.

Al che, però, il risparmiatore esprime un dubbio: la futura stretta della Bce, rappresentata dal noto “addendum”, sulla gestione del prestiti deteriorati può dare fastidio agli obiettivi di crescita di Mediobanca. L’istituto, ricordando l’approccio prudente al mercato di Compass, non condivide il timore. Il gruppo sottolinea che la stessa Compass effettua la copertura dei prestiti “unsecured” e la loro vendita mediamente in un anno. Cioè: un periodo di tempo inferiore ai due anni indicati nell’addendum. Di conseguenza, spiega Mediobanca, l’eventuale stretta può trasformarsi addirittura in un vantaggio. Non tutti gli istituti, dice sempre la società, hanno la stessa efficienza. Quindi potrebbe concretizzarsi l’occasione per un’ulteriore crescita di Compass stessa. Di là da Compass, però, il pressing della Bce può avere un impatto più in generale sugli impieghi dell’intero gruppo. Mediobanca non teme questa situazione. Lo stock della attività deteriorate del gruppo, al 30/9/2017, è calato del 5%. Inoltre l’incidenza delle stesse attività deteriorate sugli impieghi, anch’essa in discesa, è molto bassa: il 2,4%. Di conseguenza Mediobanca non vede alcun particolare problema.

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