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Mediobanca prepara il nuovo piano senza intaccare Generali

L'ad Nagel: «Cessione del 3% solo per opportunità di crescita particolari». Centrati tutti i target del triennio con ricavi al record di 2,5 miliardi

di Antonella Olivieri


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3' di lettura

Il nuovo piano triennale di Mediobanca sarà presentato al mercato il prossimo 12 novembre e sarà in linea col precedente - ha precisato l’ad Alberto Nagel - con focus sul wealth management, che è un programma da sviluppare con orizzonte «decennale». Non sarà inserita la cessione del 3% di Generali (è cambiato il contesto regolamentare). «La nostra impostazione è che non abbiamo scadenze temporali o vincoli per cedere Generali a meno che non si presentino per noi occasioni di crescita particolari», ha detto Nagel, precisando poi che però al momento non sono sul tavolo.

L’ultimo bilancio chiuso a giugno - illustrato ieri in conference call - è stato il «migliore» dell’arco di piano appena concluso, piano che ha centrato tutti gli obiettivi promessi. Le masse gestite sono cresciute nel triennio al ritmo del 31% all’anno raggiungendo i 39 miliardi, gli impieghi sono aumentati del 9% all’anno a 44 miliardi, i ricavi del 7% annuo segnando il record storico di 2,5 miliardi al 30 giugno scorso. Le commissioni sono aumentate dell’11% all’anno e oggi provengono per il 60% da attività a basso assorbimento di capitale come il wealth management (che contribuisce per il 40%) e l’advisory.

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Anche il margine d’interesse è migliorato del 5% all’anno, nonostante il contesto di tassi non favorevoli. Il risultato operativo - +16% di crescita annua a 1,1 miliardi - ha superato gli obiettivi di piano che prevedevano un cagr del 10% a 1 miliardo. Il tutto raggiungendo una redditività a due cifre con un Rote (ritorno sull’equity tangibile) del 10%, in presenza di un’elevata solidità patrimoniale, con il Cet1 al 14,1%, e di una maggior remunerazione degli azionisti, che quest’anno riceveranno un dividendo di 0,47 euro ad azione, per un pay-out aumentato dal 38% al 50%.

Quanto ai singoli rami di attività, nel triennio è passato dal 9% al 16% il Roac (ritorno sul capitale allocato) del wealth management, parametro quasi raddoppiato, dal 17% al 30%, nel credito al consumo, e salito dal 10% al 15% nel corporate & investment banking. Anche sulla partecipazione in Generali il Roac si attesta al 15%. Risultati che hanno permesso di sostenere la crescita organica del gruppo e di finanziare le acquisizioni (dovrebbe essere finalizzata entro marzo l’acquisizione dell’indonesiana Bfi).

Nonostate il contesto «particolarmente avverso agli intermediari finanziari», l’esercizio 2018/2019, si è chiuso con ricavi record per 2,5 miliardi (+4%) con un risultato operativo di oltre 1,1 miliardi (+8%) e utili netti per 823 milioni, in calo del 5% per l’assenza di proventi straordinari (che nello scorso esercizio erano stati di 98 milioni), ma in aumento dell’8% su basi omogenee. Da considerare che l’esercizio è stato gravato da contributi ai fondi di risoluzione e tutela dei depositi per 53,5 milioni, di cui 6,4 milioni relativi all’intervento volontario a favore di Carige.

Sono cresciute tutte le voci di reddito, tranne le commissioni nette, calate dell’1,8% da 622,2 a 611,2 milioni per il minor contributo del capital market (da 65,8 a 28,9 milioni), mentre sono aumentate nel wealth management dell’8,6% (da 258,7 a 280,9 milioni) e del 35,3% nell’advisory-M&A (da 64,7 a 87,5 milioni). Le rettifiche su crediti flettono del 10% (da 274,2 a 222,6 milioni), con un costo del rischio di 52 punti base, in calo dai 62 bp dello scorso anno e dai 124 bp del 30 giugno 2016.

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Le attività deteriorate lorde calano dell’8% (da 1,943,1 a 1.782,3 milioni), mentre l’incidenza sugli impieghi passa dal 4,6% al 3,9%. Dimezzate le sofferenze nette, da 141,5 a 79,8 milioni, con un’incidenza dello 0,18% sul totale impieghi. In merito ai requisiti patrimoniali, è da segnalare che l’autorità di vigilanza richiede a Mediobanca di mantenere un Cet1 dell’8,25% (14,09% il parametro effettivo a fine giugno), che include un requisito aggiuntivo dell’1,25% invariato rispetto allo scorso anno.

Sul prosieguo dell’anno, Nagel si è detto positivo per quanto riguarda l'attività tradizionale dell’investment banking, citando tra gli elementi a sostegno i tassi bassi, la carenza di crescita organica, fattori di disruption, una ripresa di M&A nel settore delle banche che normalmente porta ad attingere al mercato. Anche sul fronte delle Ipo, ha riferito l’ad di Mediobanca, si riscontra una ripresa d’interesse da parte delle aziende. Da segnalare infine che per quanto riguarda Kairos, la società di asset management che Julius Baer ha messo in vendita, si tireranno le conclusioni a settembre.

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