la reazione della borsa

Mediobanca regge, con addio al Patto. Analisti puntano su appeal liquidità

di Paolo Paronetto


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(ANSA )

3' di lettura

La decisione a sorpresa di Vincent Bollorè, che ha comunicato la disdetta con un anno di anticipo al patto di sindacato di Mediobanca, provocando lo scioglimento dell'accordo parasociale dopo oltre 60 anni (il patto è nato nel 1956) non ha provocato particolari scossoni a Piazza Affari. Il titolo di Piazzetta Cuccia ha infatti chiuso con un calo limitato allo 0,99%, a fronte di un Ftse Italia Banche in rosso dell'1,33%, piegato dalle incertezze sul Def e dalle conseguenti tensioni sullo spread. Sono stati scambiati 3,5 milioni di azioni, volumi solo lievemente superiori a quelli medi degli ultimi 30 giorni (3,3 milioni). Se da una parte l'uscita di Bollorè può aver «sorpreso il mercato», che di conseguenza potrà «assegnare una maggiore probabilità al rischio di overhang» (la possibilità che un grande quantitativo di titoli arrivi in vendita sul mercato), d'altra parte, notano gli analisti di Citi, «nel medio termine un aumento della liquidità delle azioni» è un fattore «positivo».

Bollorè lascia ma al momento non vende
Questa mattina il presidente del Patto di Mediobanca, Angelo Casò, ha comunicato di aver ricevuto da Financiere du Perguet lettera di disdetta anticipata con efficacia primo gennaio 2019. La società del gruppo Bollorè ha precisato di voler «mantenere in portafoglio la partecipazione, seppur al di fuori dell'accordo» parasociale, e ha espresso «soddisfazione per gli eccellenti risultati conseguiti dal gruppo Mediobanca, convinto sostegno all'attuale strategia e pieno supporto al suo management». Con l'uscita del 7,9% in mano a Bollorè e dello 0,98% di Italmobiliare (annunciata martedì), la quota in mano ai pattisti si ridurrà al 19,63%, ben al di sotto della soglia minima del 25% richiesta per la sopravvivenza del sindacato.

Public company da gennaio o patto light fino al 2020
Per Piazzetta Cuccia sono quindi due le opzioni sul tavolo: dal primo gennaio 2019 la società sara' una vera e propria public company, a meno che da qui a fine anno i grandi soci non si accordino su un "patto light" che accompagni l'istituto fino al rinnovo del cda nell'ottobre 2020. Cruciale per la percorribilita' della seconda ipotesi sara' l'atteggiamento di UniCredit, visto che senza la partecipazione dell'istituto guidato da Jean Pierre Mustier la quota sindacabile scenderebbe a circa l'11,2%, livello considerato troppo basso per giustificare una simile operazione. Si attende quindi l'esito delle consultazioni tra i soci, che verrà portato all'attenzione di una nuova riunione dell'assemblea del Patto da convocare entro fine anno, ma comunque dopo l'assemblea di Mediobanca in calendario il prossimo 27 ottobre.

Nagel a maggio: «Già pronti anche a scioglimento anticipato»
In ogni caso, si fa notare, sul fronte della governance lo scioglimento del patto di sindacato avrebbe impatti minimi. Lo statuto di Piazzetta Cuccia è infatti allineato a quello di una public company e, già dallo scorso anno, prevede che in occasione del prossimo rinnovo, in calendario come detto nell'ottobre 2020, sia il board uscente, e non più il Patto, a presentare una lista di candidati per il cda. «Noi siamo pronti su entrambi gli scenari ed entrambi gli scenari ci trovano preparati», aveva del resto dichiarato lo scorso maggio l'a.d. Alberto Nagel, commentando la possibilità di uno scioglimento anticipato del Patto rispetto alla scadenza naturale di fine 2019.

Da gennaio mani libere, ma oggi i soci accusano minusvalenze teoriche
Restano naturalmente le incognite di possibili nuovi movimenti nell'azionariato a partire dal primo gennaio del prossimo anno, anche se gli attuali corsi di Borsa rendono meno probabili uscite nel breve termine. Per Bollore' la quota in Mediobanca ai prezzi attuali (640 milioni circa) presenta infatti una minusvalenza teorica di circa 19 milioni rispetto al valore di bilancio (659 milioni). In questo momento venderebbe in perdita anche UniCredit, che ha in carico le azioni di Piazzetta Cuccia a 10,1 euro (9,168 la chiusura odierna). «Non vediamo rischi immediati di riduzione della quota» Bollorè, confermano da Citi. «Se da un lato c'è un rischio di overhang nel 2019, d'allatro Mediobanca ha l'ambizione di diventare public company garantendo maggiore liquidità al titolo», notano da parte loro gli analisti di Kepler. Per quanto riguarda i fondamentali, sottolinea Citi, «Mediobanca è una storia unica. Il management ha trasformato con successo il gruppo negli ultimi anni, realizzando risultati solidi e differenziando il strategia da quella delle altre banche italiane», con una crescita «basata su wealth management, leadership nell'investment banking e nel credito al consumo, nessun problema di qualità degli asset, solida posizione patrimoniale e dividendo attraente». Il piano di Piazzetta Cuccia si concluderà nel 2019 e, concludono gli esperti, il gruppo «centrerà i target finanziari con una solida base patrimoniale e un ritorno sul capitale più elevato».

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