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Mediobanca, Del Vecchio chiede di salire al 20%. Ora la partita coinvolge Generali, arbitra la Bce

L’imprenditore si sarebbe mosso venerdì sera presentando alla Bce attraverso Banca d'Italia la domanda per raddoppiare la sua quota

di Antonella Olivieri

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(Ansa)

L’imprenditore si sarebbe mosso venerdì sera presentando alla Bce attraverso Banca d'Italia la domanda per raddoppiare la sua quota


3' di lettura

Il tempo stringe, perché l'assemblea di Mediobanca si avvicina e quest'anno l'istituto di Piazzetta Cuccia dovrà rinnovare il consiglio, per la prima volta con la presentazione della lista di “maggioranza” a cura del board uscente. Così Leonardo Del Vecchio, che negli ultimi mesi ha costruito una posizione vicina al 10% in Piazzetta Cuccia, ha rotto gli indugi e inoltrato alla Bce la richiesta di salire oltre la soglia del 10% e potenzialmente di poter raddoppiare fino al 20%. La notizia, anticipata da Repubblica, è stata confermata dalla stessa Delfin, la finanziaria di Del Vecchio in una nota, in cui si spiega che «il 29 maggio è stata depositata presso la Banca d’Italia istanza per l'autorizzazione ad incrementare la partecipazione detenuta da Delfin e dal Cavaliere Leonardo Del Vecchio, rispettivamente in via diretta ed indiretta, in Mediobanca – Banca di Credito Finanziario spa al di sopra della soglia del 10% del capitale sociale e fino all'ulteriore soglia autorizzativa del 20 per cento». In apertura di Borsa, lunedì 1 giugno, il titolo di Mediobanca ha faticato a fare prezzo, entrando poi in contrattazione con un rialzo del 13,5% a 6,6 euro.

Banca d'Italia, cui tocca il compito di istruire il dossier, come di prassi ha verificato la sussistenza delle condizioni per l'inoltro della richiesta. Ora tocca alla Bce valutare (a capo della vigilanza c'è l'italiano Andrea Enria) nell'ambito di un iter che richiede fino a un massimo di 60 giorni lavorativi per dare una risposta che di fatto dovrebbe arrivare entro settembre. Alla vigilia cioè della presentazione delle liste per il rinnovo del consiglio all'assemblea di fine ottobre (c'è chi si aspetta comunque che la risposta della Bce possa arrivare già entro l'estate).

Il patron di Luxottica – che in questo frangente si muove in proprio con la cassaforte lussemburghese Delfin – ha fatto sapere che non presenterà una lista alternativa a quella del consiglio. Nel board però ci sono due posti riservati alle minoranze che, volendo, Delfin, col 20%, potrebbe aggiudicarsi. Il mercato – che è il primo azionista – con una quota in mano ai fondi che si presentano in assemblea compresa tra il 30% e il 35% - si dividerebbe tra appoggio alla lista del cda – come di prassi avviene in questi casi – e sostegno alla lista di minoranza di Assogestioni.

È naturale che il patto di consultazione – sceso al 12,5% dopo il disimpegno di UniCredit – voti per la lista del consiglio di cui ha espresso finora la maggioranza. Più difficile indovinare cosa farà Vincent Bolloré che, a sorpresa, si era sfilato dal rinnovo del patto un anno e mezzo fa e in seguito ha ridimensionato la partecipazione in Piazzetta Cuccia fino al 5,7% attuale.

Non è immaginabile tuttavia che, se Delfin salirà al 20% diventando in assoluto il primo azionista davanti al patto, voglia poi contendere al mercato due posti riservati alle minoranze, col rischio di rendere il board espressione dei soli azionisti stabili o di creare un conflitto intestino che le autorità di vigilanza non potrebbero consentire.

E allora c'è da chiedersi quali siano le intenzioni di Del Vecchio per capire quali sarebbero le implicazioni sulla catena che arriva a Generali, di cui Mediobanca detiene il 13% e Del Vecchio quasi il 5%. Sarebbe sottovalutare il peso che ha Generali nel panorama italiano considerare che in partita il Leone debba ricoprire il puro ruolo di spettatore, mentre i giochi si fanno sulla sua testa. Non fosse altro che per le dimensioni: Generali ha una capitalizzazione che tuttora in Borsa sfiora i 20 miliardi, mentre Mediobanca arriva a poco più di un quarto.

Sulle capacità di spesa di Del Vecchio ci sono pochi dubbi. Con la falcidia delle quotazioni causata dalla pandemia, rilevare un altro 10% di Mediobanca costerebbe poco più di mezzo miliardo. Nel modulo alla Bce, però, c'è anche da riempire la casella sul quesito se il richiedente intenda o meno esercitare il ruolo di investitore attivo.

Il patron di Luxottica aveva iniziato la sua campagna criticando le strategie di Piazzetta Cuccia, salvo poi dichiarare l'appoggio al piano industriale presentato a novembre dall'ad Alberto Nagel. Preavviso sull'acquisto del primo 7% non c'è stato e nemmeno, a quanto risulta, sull'ultima mossa.

Chiarezza su cosa possa cambiare per la storica banca d'affari italiana e come questo possa eventualmente impattare sulla compagnia triestina, polmone finanziario del Paese, è tema che dovrebbe interessare tutti, non solo il mercato.

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