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Mediobanca, Del Vecchio vuole cambiare i vertici? La City punta su 4 banchieri

Nella piccola City della finanza milanese si parla quasi solo del “power game” che potrebbe aprirsi ora che l’assetto azionario è cambiato. E molte sono le ipotesi su chi potrebbe andare, nell'era Del Vecchio, a gestire Mediobanca

di Alessandro Graziani


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3' di lettura

Se Leonardo Del Vecchio dovesse vincere la sua battaglia per il riassetto azionario di Mediobanca, proporrebbe un nuovo amministratore delegato e un nuovo presidente al posto, rispettivamente, di Alberto Nagel e Renato Pagliaro? Sì, dicono da settimane consulenti vicini all'imprenditore che ha creato Luxottica Group. Con Nagel e Pagliaro, Del Vecchio ha avuto per quasi trenta anni un rapporto di totale fiducia ereditato dai tempi di Cuccia e Maranghi. Ma la rottura dei rapporti sulla nota vicenda del riassetto ospedaliero Ieo-Monzino pare aver cancellato la stima che l'anziano imprenditore (84anni) aveva conservato nei confronti dei due gestori dell'eredità di Cuccia anche dopo la scomparsa del “fondatore” avvenuta nel 2000.

Nelle ultime settimane, da quando Del Vecchio è entrato a sorpresa nel capitale di Mediobanca, risulta che diplomazie “non autorizzate” abbiano tentato di capire se la frattura fosse componibile. Ma sia Del Vecchio che il suo fidato collaboratore Francesco Milleri, tessitore delle trame dei recenti investimenti finanziari dell'uomo di Agordo, non avrebbero accettato di aprire canali di dialogo. Va detto che sulla base delle comunicazioni o ufficiali per il momento Del Vecchio non ha mai posto apertamente il tema del cambio della governance, forse per non pregiudicare eventuali cambiamenti di tattica, limitandosi piuttosto a sollecitare correttivi da apportare alla strategia dell'istituto.

Si vedrà nei prossimi mesi se Del Vecchio porrà davvero il tema di una svolta al vertice di Mediobanca, che martedì 12 novembre ha presentato il nuovo piano industriale triennale. Il mandato di Nagel e Pagliaro scade insieme a quello dell'intero consiglio di amministrazione con l'approvazione del bilancio 2019-2020 da parte dell'assemblea di ottobre 2020. In settembre saranno presentate le liste per il nuovo cda e la partita vera si giocherà, quote alla mano, nella prossima estate. Molto tempo deve ancora passare e molti nodi dovranno essere sciolti, a partire dall'autorizzazione della Vigilanza Bce a Del Vecchio per salire oltre il 10% e proiettarsi, teoricamente, fino al 20%.

Se sarà vera battaglia di strategie e di ricambio del vertice, decisivo sarà il consenso del 50% circa del capitale in mano agli investitori istituzionali. Per conquistare la fiducia del mercato, che per ora ha premiato la gestione Nagel, Del Vecchio dovrà presentare una strategia di crescita della banca che vada nell'interesse di tutti gli azionisti e un ticket di vertice (presidente e ceo) che sappiano conquistare la fiducia degli investitori ed eventualmente accettare una sfida all'ultimo voto in assemblea contro i due eredi di Cuccia e Maranghi.

I tempi sono forse prematuri, anche se chi conosce bene Del Vecchio garantisce che l'imprenditore abbia già le idee chiare anche sul futuro management. In ogni caso nella piccola City della finanza milanese si parla quasi solo del “power game” che potrebbe aprirsi. E molte sono le ipotesi su chi potrebbe andare, nell'era Del Vecchio, a gestire Mediobanca.

Per curriculum ed esperienza molti fanno il nome di Claudio Costamagna, ex banchiere di Goldman Sachs, che potrebbe svolgere sia il ruolo di ceo o, in alternativa, di presidente magari valorizzando qualche giovane banchiere emergente. Costamagna è stato per anni nel cda di Luxottica a fianco di Del Vecchio, salvo dimettersi in polemica per la defenestrazione del ceo Andrea Guerra decisa da Del Vecchio in asse con Milleri. Altra ipotesi anagraficamente simile a quella di Costamagna, anche se con carriera professionale diversa, è quella di Vittorio Grilli, attuale capo europeo di JP Morgan e in passato direttore generale del Tesoro.

E se invece Del Vecchio volesse puntare su un cinquantenne? Due su tutti i nomi che circolano nel mondo delle banche d'affari che operano tra Milano e Londra. Uno è quello di Luigi De Vecchi, attualmente responsabile del corporate & investment banking per Citigroup in Europa che in passato ha ricoperto una carica analoga al Credit Suisse. Il secondo nome è quello di Marco Samaja, managing director per l'Italia di Lazard, che potrebbe ricoprire la carica di ceo di Mediobanca in ticket alla presidenza con Gerardo Braggiotti (ora in Goldman Sachs, ex storico di Piazzetta Cuccia) che per Samaja è stato un “maestro” negli anni di Braggiotti in Lazard.

La rosa dei “papabili” è forse più ampia ma molti nel settore ritengono che Del Vecchio potrebbe pescare tra questi nomi per la guida futura di Mediobanca. Sempre ammesso che l'imprenditore davvero decida di andare fino in fondo al piano di riassetto. E che Nagel e i soci che finora lo hanno sostenuto perdano la battaglia.

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