accordi

Mediolanum, Doris e Berlusconi sciolgono il patto

di Laura Galvagni


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2' di lettura

Si chiude, almeno per ora, un vincolo storico: quello tra Silvio Berlusconi ed Ennio Doris.

Ieri in serata Fininvest e il Gruppo Doris hanno infatti annunciato, in merito al patto di sindacato che governa Banca Mediolanum e interessa il 50,916% del capitale, diviso in quote paritetiche, di non rinnovare l’intesa. Un passaggio, si fa sapere, più formale che altro considerato che l’accordo, già con le modifiche apportate nel 2018, di fatto non era operativo. Tuttavia la decisione segna comunque una svolta cruciale poiché mette “formalmente” fine a un sodalizio che durava dal 1982, ossia da quando Ennio Doris lanciò Programma Italia con Berlusconi socio al 50%. Realtà che ha poi portato, nel 1997, alla nascita di Banca Mediolanum. Ora lo scioglimento di ogni vincolo scritto che, però, non dovrebbe tradursi in modifiche sostanziali degli assetti. D’altra parte, come testimoniano le date appena riportate, il legame tra il Cavaliere e Doris è talmente radicato che risulta difficile immaginare che lo scioglimento del patto produca scossoni nella governance. Anche perché Fininvest non sarebbe intenzionata ad alleggerire la posizione nell’istituto.

Piuttosto la decisione sarebbe figlia dei procedimenti giudiziari, tuttora pendenti, promossi da Fininvest in Italia e presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro i provvedimenti della Banca Centrale Europea e della Banca d’Italia riguardanti la partecipazione azionaria del Biscione in Banca Mediolanum eccedente il 9,999%.

La vicenda va ricondotta alla condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale in conseguenza della quale il Cavaliere ha perso i requisiti di onorabilità. In virtù di ciò nel 2013 Banca d’Italia ha imposto alla holding che fa capo all’imprenditore e ai figli di cedere sostanzialmente un 20% di Mediolanum. Berlusconi e il Biscione, in risposta, si sono rivolti alla giustizia amministrativa italiana e hanno ottenuto dal Consiglio di Stato a marzo 2016 l’annullamento nella decisione di Via Nazionale per violazione del principio di irretroattività.

Nel mentre, però, Mediolanum è stata assorbita in Banca Mediolanum e Fininvest si è ritrovata titolare di una partecipazione qualificata nel capitale di una banca. E, in mancanza di una richiesta, via Nazionale ha aperto d’ufficio un procedimento amministrativo di autorizzazione e trasmesso a Francoforte una proposta di decisione sfavorevole quanto all’onorabilità degli acquirenti invitandola a opporsi all’acquisizione. Cosa che a ottobre 2016 la Bce ha fatto. A quel punto i legali di Berlusconi e Fininvest si sono rivolti alla giustizia europea e il dicembre scorso la Corte di Giustizia Ue ha stabilito che il Tribunale dell’Unione è di fatto la sede competente per valutare la legittimità della decisione della Banca centrale.

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