Letteratura

Meditare alla David Lynch

di Elisabetta Sirgiovanni

4' di lettura

La meditazione, antica pratica importata dall’Oriente, sta spopolando negli States. In forma laica, priva di connotazioni religiose, ha attratto politici, intellettuali e celebrità. La Fondazione di David Lynch, regista cinematografico e della serie TV cult Twin Peaks (ora alla terza attesissima stagione), ne è il principale promotore nel Paese (Domenica-Il Sole 24 Ore, 8 aprile 2010). Lynch e collaboratori stanno impiantando corsi di meditazione per tutta l’America, in aziende, scuole, prigioni e perfino nell’esercito.

Secondo risultati empirici, meditare aiuterebbe a scaricare lo stress - dalle tensioni quotidiane ai traumi psicologici - e migliorerebbe le prestazioni cognitive, contribuendo a benessere fisico e mentale. Esistono però tanti tipi di meditazione, e ciò già crea confusione. Ogni approccio applica facoltà mentali distinte (attenzione, memoria, sensazione, ecc.) in modi diversi (attivo, passivo, con o senza sforzo) a contenuti disparati, ed è perciò inverosimile che siano tutti riconducibili a un solo meccanismo sottostante. C’è chi mette in guardia dai caratteri settari di alcuni gruppi meditativi, e chi sostiene che meditare potrebbe avere effetti collaterali ignoti. Recenti meta-analisi insinuano il sospetto che la meditazione possa essere un placebo, cioè suggestione, o un modo come altri per rilassarsi. Meglio quindi misurarne gli effetti circoscritti di regolazione emotiva, contenendo entusiasmi plateali. Test recenti su bambini italiani di 7-8 anni, ad esempio, rivelano discrepanze tra percezione degli insegnanti e dei bambini: gli insegnanti notano più attenzione e meno ansia nei bambini, ma i bambini non dichiarano di sentirsi meglio (Crescentini et al., 2016 Front.Psychol.).

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Joshua Aronson è professore di Psicologia Applicata alla New York University, dove dirige il Mindful Education Lab. Coordina un progetto nelle scuole americane chiamato School to Prosperity, per il recupero di bambini ad alto rischio di criminalità, ed è esperto di meditazione. Nonché è figlio di Elliot Aronson, figura eminente della psicologia del Novecento. Nel 2011 hanno co-firmato una riedizione di uno dei più influenti manuali di psicologia sociale, scritto dal padre nel 1972 (L’animale sociale, tradotto in italiano da Apogeo). Dopo un dottorato a Princeton, Josh ha condotto importanti ricerche sulla psicologia dello stereotipare, dimostrando che le aspettative stigmatizzanti hanno effetti sulla prestazione intellettuale degli individui. Questo lo ha spinto a cercare metodi per potenziare l’intelligenza e il benessere in studenti vittime potenziali di stereotipi e di basse aspettative sociali. Tra cui, la Mindfulness, una tecnica di respirazione e concentrazione non giudicante su esperienze interne ed esterne nel presente (respiro, sensazioni corporee, suoni, pensieri), distinta dalla pratica “trascendentale”, promossa da Lynch e anni fa dai Beatles psichedelici, in cui invece per 15-20 minuti si riproduce un rumore mentalmente (mantra).

Prof. Aronson, cosa l’ha condotta dagli stereotipi alla meditazione? «Ho dedicato la prima parte della mia carriera a cercare di comprendere le forze sociali che possono far sentire poco intelligenti studenti brillanti, e farli comportare di conseguenza. Abbiamo scoperto che esporre studenti a stereotipi che li descrivono come scarsamente intelligenti crea abbastanza stress da interferire con la loro prestazione intellettuale - una profezia che si autoavvera. Questo mi ha spinto a cercare modi per rendere gli studenti più efficienti. Ma è stato quando ho saputo di ragazzi che meditavano a scuola che ho capito che la meditazione avrebbe potuto fare più che cercare solo di ridurre stress e migliorare le prestazioni; ho scoperto che può aiutare gli studenti a diventare più felici e più gentili gli uni verso gli altri. Un dato speciale, che ha consentito di risolvere un numero di problemi nelle scuole americane, che spesso rendono gli studenti poco interessati ad apprendere e poco felici».

Che tipo di ricerche si svolgono nel suo laboratorio? «Esaminiamo qualsiasi cosa da funzione e sviluppo cerebrale dei meditatori, a come cambia il clima della classe in funzione dell’introduzione della meditazione, alle percentuali di sospensione scolastica prima e dopo il training. Tra i miei studi preferiti c’è l’ascoltare il modo in cui i bambini si esprimono verbalmente dopo aver imparato a meditare – diventano più chiari e visibilmente più felici. Un altro nostro studio recente mostra che dopo pochi mesi di meditazione gli insegnanti delle peggiori scuole smettono di licenziarsi. Prima, metà degli insegnanti lasciava queste scuole ogni anno».

Cosa possono trarne i docenti italiani? «Che il profitto scolastico è molto importante ma non è abbastanza. In America come altrove, siamo spesso vittime di persone che si realizzano in ambito accademico, ma a cui non importa degli altri, li sfruttano o se ne approfittano, li danneggiano. Quando tutto ciò che chiediamo ai bambini a scuola è di produrre, roviniamo loro e la società. Abbiamo bisogno di coltivare la loro umanità quanto il loro intelletto. Continuiamo a lamentarci dei bambini ma creiamo scuole che suscitano il peggio di loro».

Come conosce Bob Roth, co-direttore della David Lynch Foundation? «Bob è il mio insegnante di meditazione e mentore. Ora offro consulenza alla loro fondazione in merito alla conduzione delle ricerche».

Cosa pensa delle critiche? Avete riscontrato effetti negativi nel meditare? «Capita che uno studente non gradisca le prime sessioni e non continui. Chi insiste, ci ringrazia. Molte delle critiche vengono da persone che credono sia religiosa, ma non vale per la forma usata da noi. Insegniamo ai ragazzi a prestare attenzione al respiro e a rilassarsi. Non c’è niente di religioso in questo».

In che modo il lavoro di suo padre ha influenzato il suo? «Il lavoro di mio padre sul puzzle [n.d.a. jigsaw, tecnica di apprendimento in cui gli studenti dipendono gli uni dagli altri per riuscire in un compito] mi ha insegnato che le forze sociali sono più potenti delle differenze individuali nel produrre un cambiamento. A volte un ragazzo che credi poco sveglio necessita solo di una differente collocazione sociale, e boom! Si rivela più sveglio di quello che pensassi. Le situazioni giocano un ruolo e mio padre ha provato che le persone possono diventare più in gamba e impegnarsi di più se si trovano in una situazione cooperativa, umana, piuttosto che in quelle brutalmente competitive che ho conosciuto da bambino in America».

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