Genova

Mega yacht, la sosta in porto vale oro per il territorio

La nautica professionale chiede più spazi per le barche sopra i 75 metri: un giorno di attracco genera 45mila euro. Le marine gestiscono 1.800 toccate l'anno

di Raoul de Forcade

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La richiesta di maggiori spazi per gli yacht arriva grazie anche ai dati forniti da uno studio sull'impatto economico del settore, di The European house-Ambrosetti. In un giorno di sosta una barca lunga più di 75 metri genera sul territorio di Genova (foto) oltre 45mila euro

La nautica professionale chiede più spazi per le barche sopra i 75 metri: un giorno di attracco genera 45mila euro. Le marine gestiscono 1.800 toccate l'anno


4' di lettura

La nautica professionale a Genova presenta il conto del proprio valore economico sul territorio, pari a 369 milioni di euro in un anno, che appare, in proporzione, addirittura più sostenuto di quello del porto. Il settore chiede di essere tenuto in maggiore considerazione dalle istituzioni, nelle scelte da fare per la città, sottolineando la necessità di avere più infrastrutture e spazi dedicati, in particolare per ospitare gli yacht sopra i 75 metri di lunghezza.

La richiesta arriva - a valle di uno studio sull’impatto economico del comparto, di The European house-Ambrosetti - da Giovanni Costaguta, presidente dell’associazione Genova for yachting, forte del fatto che, secondo la ricerca, in un giorno di sosta una barca lunga più di 75 metri lascia sul territorio oltre 45mila euro.

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L’associazione, nata nel 2017, riunisce oggi 50 realtà nei settori servizi, marine, cantieri, tecnologie e professionisti del comparto nautico. I soci che fanno parte della compagine, ricorda Costaguta, «hanno realizzato, l’anno scorso, un fatturato di 210 milioni. Le aziende, inoltre, occupano 475 persone, per un totale di 1.800 fornitori in Italia, circa mille dei quali in Liguria».

A livello di spazi, prosegue, «gli associati occupano solo il 2% circa di superficie del porto, ma le marine e i cantieri hanno gestito, nel 2019, oltre 1.800 toccate di yacht, e le agenzie hanno offerto i propri servizi a oltre 600 yacht, pari a più del 10% del numero degli yacht nel mondo; per un totale di 46.350 giorni complessivi di permanenza» di barche sul territorio.

Ben conscia del peso di questi numeri, l’associazione ha voluto esplicitarli con maggiore precisione, affidando a uno studio ad Ambrosetti, che ha analizzato e misurato le tipologie di spesa lungo tutta la filiera e, per la prima volta, ne ha quantificato l’impatto totale, creando anche un indice di misurazione, denominato Teei (Total equivalent economic impact) e riferito a un giorno di permanenza di uno yacht a Genova.

Il Teei è un indicatore che, in pratica, attribuisce, per le diverse categorie dimensionali di barca, un valore d’impatto economico totale equivalente per presenza. Tiene conto, per ogni classe di lunghezza di yacht, di quattro elementi: l’impatto diretto, sulle marine, sui servizi e sui cantieri; quello indiretto, sulle filiere economiche a valle e a monte; quello indotto, come effetto dei consumi realizzati grazie alle retribuzioni pagate agli occupati del comparto e delle filiere attivate; quello catalizzato, cioè l’effetto delle spese dirette sul territorio da parte degli equipaggi e degli armatori.

In base a questi parametri, spiega Emiliano Briante, responsabile della divisione business & policy impact di Ambrosetti, si è calcolato «in 8.805 euro il valore dell’impatto economico totale (il teei, appunto, ndr) che uno yacht tra i 36 e i 50 metri di lunghezza crea, in media, in un giorno di permanenza a Genova. Questo valore sale in maniera esponenziale al crescere della lunghezza delle imbarcazioni, fino a superare i 45mila euro se lo yacht è più lungo di 75 metri».

Grazie ai dati reali forniti delle società del cluster della nautica genovese «è stato quindi possibile – si legge nello studio - quantificare l’impatto economico totale della nautica professionale di Genova, per il 2019, in 369 milioni di euro». È stato, inoltre, «possibile stabilire il livello di occupazione equivalente generato: oltre 2mila unità». Ne emerge la fotografia di un comparto che, nel 2019, ha concorso per 133 milioni di euro alla formazione del Pil della Liguria, lungo una filiera articolata e diversificata, che comprende, in particolare: settore nautico (39,8%), manifattura (15,4%), forniture elettriche (7%), servizi immobiliari (8,7%), attività professionali (4,2%), commercio (3,6%), trasporto e magazzino (3,3%), attività amministrative (3%), alloggi e ristorazione (2,8%) e servizi assicurativi e finanziari (2%); vi sono poi altri comparti vari interessati (il restante 10,2%) .

Non solo. Secondo la ricerca, la nautica professionale genera, proporzionalmente, più valore rispetto alla media delle altre attività del porto di Genova. «Considerando gli impatti diretti, indiretti e indotti – spiega Briante - il porto della Lanterna attiva in Liguria complessivamente circa 10,9 miliardi di euro, pari a 532 euro per metro quadrato. La nautica professionale occupa nello scalo circa 600mila metri quadrati, pari a meno del 3% dello spazio totale a disposizione. Generando impatti economici totali, come si è visto, per oltre 369 milioni, la nautica professionale raggiunge un valore pari 615 euro su metro quadrato, che superiore del 16% rispetto alla media del porto».

Costaguta, da parte sua, sottolinea che lo studio nasce «da una serie di dati forniti dagli associati di Genova for yachting, che hanno condiviso bilanci, know-how, tempo e informazioni che normalmente sono riservate e gelosamente conservate. Le aziende hanno scelto, invece, di metterle in comune, con Ambrosetti, per arrivare al modello econometrico Teei, che può diventare un indicatore universale per il settore e che potrà essere esportato. Anche se, per quanto attiene a questo studio, i valori riportati sono propri della nostra città, perché calcolati sugli operatori di Genova».

Per completare il quadro fin qui disegnato, aggiunge Costaguta, «è bene ricordare che, nel 2019, circa 7mila persone facenti parte di equipaggi sono transitate da Genova; e con loro armatori, manager, designer, project manager. Tutti, chi più chi meno, hanno vissuto la nostra città in maniera quotidiana, visitando negozi, andando al ristorante, uscendo la sera. Il nostro obiettivo è anche fare in modo che questo turismo di qualità si radichi sul territorio e comandante ed equipaggi possano fermarsi qui anche con le famiglie, come succede abitualmente in Costa Azzurra e più raramente in Liguria».

Tutte queste ragioni, dice Costaguta, «ci spingono a chiedere di essere più coinvolti nei piani di sviluppo della città, che dovrebbe dare più spazi alla nautica professionale, anche in considerazione del fatto che il settore, nonostante il Covid, nella stagione 2020 ha lavorato con ritmi quasi normali e che a Genova, a fronte di molti posti per barche tra 50-60 metri, mancano gli spazi per quelle sopra i 75 metri. Spazi che invece sarebbero utili perché si prevede un boom, nei prossimi anni, di quella categoria di yacht».

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