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Megayacht, l’eleganza è nei dettagli dell’interior design

di Bianca Ascenti - How to Spend it


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Gli interni del Riva 110 Dolcevita

2' di lettura

Megayacht freschi, luminosi, aperti sul mare, con interni ed esterni che dialogano senza interruzioni, tecnologici, leggeri e, quando possibile, con propulsioni ibride. Sono queste le tendenze dello yachting di alta e altissima gamma. La nautica italiana di iperlusso, quella che sforna barche dai 24 metri in avanti, è in vetta alla classifica mondiale. L’expertise della nostra cantieristica, unita al raffinato stile italiano, rimane l’arma vincente per imporsi sul mercato e sulla concorrenza. C’è stato però un cambiamento di gusto, soprattutto negli ultimi anni.

«Negli anni Ottanta e Novanta, il linguaggio nautico era connotato dall’opulenza – racconta Giovanna Vitelli, vicepresidente del Gruppo Azimut Benetti –. Gli interni erano ricchi e stracolmi di radica lucida, onici retroilluminati, rubinetteria d’oro, ampi tendaggi. Oggi si ricerca uno stile più sofisticato e meno gridato, dove l’eleganza è fatta di dettagli: raffinatezza dei materiali, accostamento di essenze esotiche».

Per questo nell’interior design delle barche iniziano a comparire architetti e designer che arrivano da altri mondi, come il residenziale e l'hotellerie. Ad esempio, Vincenzo De Cotiis e Achille Salvagni, con la loro estetica ricercata e attenta ai materiali. Il primo lavora attraverso la decostruzione, la ricostruzione e la riappropriazione di materiali recuperati e tende alla “perfetta imperfezione”: il suo è un approccio artistico prestato all’architettura. Il secondo procede per linee curve, archi, impunture, materiali contrastanti, dettagli materici, per creare un ambiente rilassante, dove ogni singolo componente è custom made perché il seriale non soddisfa la richiesta del pezzo unico.

In barca come nel salotto della villa al mare

In barca come nel salotto della villa al mare

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«Collaborare con nomi famosi nei progetti di interior permette di portare una visione innovativa, rivoluzionando il concetto di spazio a bordo», spiega Massimo Perotti, chairman e proprietario al 96 per cento di Sanlorenzo Yachts, che ha coinvolto archistar come Rodolfo Dordoni o Piero Lissoni. Lo stile di Dordoni Architetti è caratterizzato da una spazialità fluida e continua, che si raggiunge attraverso la contaminazione di esperienze diverse. Frantumata la compartimentazione rigida degli spazi, lo sguardo coglie l'interezza dello scafo, sia lungo l’asse longitudinale sia in larghezza. Per Piero Lissoni eleganza semplice e immediato contatto con il mare sono il punto di partenza e il concetto di spazio viene modulato in un open space di asciutta raffinatezza.

Che sull’interior design si giochi la sfida degli yacht di lusso concorda, sia pur con i dovuti distinguo, anche Alberto Galassi alla guida del gruppo Ferretti: «La contaminazione col residenziale è certamente il futuro, ma non bisogna eccedere: una barca si muove in ambienti a volte ostili e necessita di un’ergonomia precisa (niente spigoli vivi, ad esempio) che fa parte del suo Dna».
Insomma, uno yacht, per quanto ricco e attrezzato di ogni comfort, non può essere né concepito né arredato come una casa. Fra le archistar che da tempo lavorano nel mondo della nautica, spiccano Antonio Citterio e Patricia Viel. Il loro è un lusso informale, dove proprio ergonomia e innovazione nello yachting trovano un nuovo livello di sintesi fra ingegneria nautica, interni e stile senza tempo.

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