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Mele: meno produzione e prezzi in aumento. L’export cresce del 14%

Bilancia commerciale in attivo di 900 milioni e leadership in Europa, soprattutto nella produzione biologica

di Emiliano Sgambato

(Pasko Maksim - stock.adobe.com)

2' di lettura

Si prospetta una buona annata per le mele italiane. A fronte di una produzione in calo del 5% e all’aumento della concorrenza estera (+10% la produzione in Europa) i prezzi all’origine infatti registrano incrementi per quasi tutte le piazze e le varietà (in evoluzione per tipo e qualità) sia rispetto al 2020, sia nel confronto con il triennio precedente. È il quadro che emerge da un report di Ismea.

«Archiviata un 2020/21 che ha riservato buone soddisfazioni per gli operatori di questa filiera – nota l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – la prima parte dell’attuale campagna melicola mostra segnali di continuità con quella precedente e lascia intravedere segnali positivi per l’evoluzione della situazione nei prossimi mesi, sia sul mercato interno sia su quello estero». I punti di forza del settore stanno nella capacità di aggregazione dei produttori – il tessuto produttivo agricolo è molto polverizzato con il Trentino-Alto Adige che vanta il 50% della superficie coltivata e oltre il 70% della produzione – che permette una gestione organizzata dell’offerta del frutto più consumato sulle nostre tavole (15% della frutta fresca), davanti a banane e pesche.

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Ma la forza del settore sta soprattutto all’estero: l’Italia infatti vanta esportazioni di mele per circa 920 milioni di euro e un saldo attivo della bilancia commerciale per 900 milioni. La quantità esportata (soprattutto verso la Germania, di gran lunga il primo mercato) è cresciuta del 14% e gli incassi sono aumentati del 19% grazie anche all’incremento del prezzo medio all’export (+5%). Contemporaneamente, le importazioni si sono dimezzate in termini di quantità e la relativa spesa è diminuita del 20 per cento.

La qualità del prodotto «è buona» anche se «i calibri sono mediamente inferiori al 2020» a causa delle basse temperature. Non mancano comunque le criticità: da un lato l’aumento della produzione europea potrà avere «effetti negativi sulle esportazioni italiane verso la Spagna» e potrà subire «la concorrenza nelle esportazioni verso mercati che sono appannaggio delle mele italiane, come ad esempio per le mele polacche che potranno arrivare sul mercato tedesco»; dall’altro «l’impatto di gelate, freddo e grandine è stato superiore rispetto al 2020» così come la presenza di cimice asiatica, «anche se i danni appaiono limitati a pochi areali produttivi».

Ismea sottolinea poi come la produzione biologica faccia registrare un nuovo record con una stima per il 2021 di 200mila tonnellate (10% circa del totale), confermando «la leadership dell’Italia a livello europeo» con oltre un terzo dell’offerta continentale.

Sul fronte dei consumi, nel 2021 «il confronto delle vendite al dettaglio con l’anno precedente (-9%) è penalizzato dall’effetto lockdown». Ma se si allarga la finestra temporale al triennio 2018-2020, Ismea evidenzia una variazione negativa del 3%, ma con il contemporaneo incremento dei listini (+5%) che ha determinato una maggiore spesa complessiva da parte dei consumatori (+2 per cento).

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