il csm all’unanimitÀ

Meliadò alla guida della Corte di appello di Roma, chi è il nuovo presidente

Esperto in materia di lavoro, dal 2016 è presidente a Catania dove è stato artefice di una riorganizzazione nell'ottica dell'efficienza del servizio

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Esperto in materia di lavoro, dal 2016 è presidente a Catania dove è stato artefice di una riorganizzazione nell'ottica dell'efficienza del servizio


2' di lettura

All'unanimità il plenum del Csm ha nominato il nuovo presidente della Corte d'appello di Roma in sostituzione di Luciano Panzani, andato in pensione a febbraio. Si tratta di Giuseppe Meliadò, da quattro anni presidente della Corte d'appello di Catania e in passato consigliere del Csm.

Il percorso in magistratura

Esperto in materia di lavoro, a cui ha dedicato monografie e saggi oltre a un'intensa attività all'Università di Catania, ha cominciato la carriera come pretore a Ravanusa e a Caltagirone. Poi è passato al Tribunale di Catania, dove è stato anche giudice del lavoro. E ancora: è stato consigliere della sezione lavoro della Corte di appello, dove è tornato anche al termine del suo mandato di togato del Csm ricoperto dal 2002 al 2007. Nominato consigliere della Corte di cassazione nel 2008, per quattro anni ( dal 2012 al 2016) è stato componente del Comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura. Dal 2016 è presidente della Corte d'appello di Catania, che ha riorganizzato nell'ottica dell'efficienza del servizio.

Meliadò: molto contento per l'unanimità

«Sono molto contento per l'unanimità da parte del Consiglio superiore della magistratura e per la sede, Roma è la corte d'Appello più grande d'Europa, e io sono consapevole di accettare un incarico importante», commenta Meliadò. «Lascio una Corte d'appello, quella di Catania che si è rinnovata ed è piena di grande energie e professionalità che ha continuato a lavorare con impegno e soprattutto meglio. Lascio la mia città, ma sono molto contento di andare a Roma».

Il sì dell’organo di autogoverno

La Corte d'appello di Roma ha una particolare importanza perché è la più grande Corte europea, ha ricordato la togata di Magistratura Indipendente Loredana Miccichè, secondo cui la scelta deve inorgoglire il Csm perché dimostra «che qui dentro le nomine si fanno per meriti. Il Csm sta facendo il proprio dovere a testa alta, nell'interesse della Nazione», ha aggiunto riferendosi alle polemiche sulle nomine legate al caso Palamara. Un riferimento a questa vicenda è stato fatto anche dal presidente della Commissione Direttivi Mario Suriano che ha assicurato: «Dal giugno 2020 ho la certezza che sulle nomine non si sono verificate prassi spartitorie».

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