la scelta dell’opera

Melodramma verista adatto ai tempi nostri

di Armando Torno

3' di lettura

La prima della Scala, rito milanese del giorno di Sant’Ambrogio, è uno dei pochi avvenimenti al mondo in cui convivono mondanità, cultura e tendenze. Chi c’è e chi manca, come mai è stata scelta una certa opera, quali politici hanno fatto notare la loro presenza e che abiti si sono sfoggiati. Si potrebbero aggiungere altre locuzioni di questo genere, ma quel che conta è l’immenso pubblico che l’opera lirica scelta per l’inaugurazione del teatro del Piermarini potrà avere: anche quest’anno la Prima sarà trasmessa in diretta su Rai1 e nei cinema di tutto il mondo. La piazza davanti al teatro, infine, vero specchio sociale, raccoglie l’eco delle proteste, i mugugni e financo la rabbia e i rancori d’Italia. Senza di essi la serata di Sant’Ambrogio sarebbe moscia. Se qualcosa non va, è possibile sentirlo urlare; ovviamente al di là delle protezioni organizzate dalla forze dell’ordine. E i controlli di sicurezza ci ricordano che viviamo in costante stato d’allarme. Il metal detector che accarezza smoking e capi firmati spiega meglio di ogni discorso il nostro tempo.

Riccardo Chailly ha scelto “Andrea Chénier” di Umberto Giordano, dedicando questa prima a Victor de Sabata, uno dei direttori mitici del Novecento, nel cinquantenario della scomparsa. Le luci del 7 dicembre illumineranno uno dei titoli più amati del repertorio verista che debuttò proprio alla Scala il 28 marzo 1896 e che appena un anno dopo otterrà riconoscimenti nel mondo: il 5 febbraio 1897, “Andrea Chénier” sarà rappresentato in tedesco per otto serate allo Stadttheater di Amburgo, sotto la bacchetta di Gustav Mahler. Il quale, riassunto in parole semplici, rimase colpito da quest’opera, tanto che avrebbe desiderato portarla anche a Vienna, alla Hofoper, se il progetto avesse trovato i mezzi necessari.

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Va detto senza infingimenti che quest’opera lirica, apprezzata da Toscanini e da altri sommi, ha quasi sostituito il personaggio storico. Chiunque cerchi un’edizione delle poesie di Chénier, affidandosi a un motore di ricerca, troverà numerose incisioni e video del lavoro di Giordano ma soltanto nei reparti “vintage” dei siti di libri noterà rare raccolte di versi del poeta che finì il 25 luglio 1794 sotto la lama della ghigliottina. Basterà aggiungere che anche la collezione Pléiade di Gallimard ha esaurito la sua edizione delle “Oeuvres complètes” risalente al 1940 e, dopo qualche ristampa, ora non è più disponibile.

Alla Scala “Andrea Chénier” mancava da trentadue anni. Nel 1985 fu ancora Chailly a dirigerla al Piermarini. Un silenzio che ora si interrompe e che consente a questo direttore di reinterpretare un’opera che è nelle sue corde. D’altra parte, una delle migliori incisioni fu pubblicata dalla Decca nel 1982 e si realizzò sotto la sua bacchetta: in tal caso Chailly aveva le voci di Luciano Pavarotti, Montserrat Caballé e Leo Nucci.

Anche il cast di questa Prima è degno della massima attenzione: Yusif Eyvazov sarà il protagonista, Anna Netrebko Maddalena di Coigny, Luca Salsi Gérard, Annalisa Stroppa Mulatta Bersi e Mariana Pentcheva la Contessa di Coigny.

La scelta di “Andrea Chénier” non è casuale. Segna il ritorno alla Scala del melodramma verista, dopo “La cena delle beffe” dello scorsa stagione, mentre il 15 aprile prossimo sarà la volta della “Francesca da Rimini” di Riccardo Zandonai, un’opera che interesserà anche i prossimi anniversari danteschi. Il verismo, d’altro canto, è descrizione, attaccamento alla realtà: forse ne abbiamo bisogno, ché la prevalenza del virtuale sta condizionando le nostre vite, dagli innamoramenti in Rete alle truffe digitali alle Fake News.

Infine: Umberto Giordano non è musicista da sottovalutare. La sua opera, pur avvalendosi di una storia d’amore, ricorda le cause dei conflitti sociali, di cui la Rivoluzione Francese rappresenta l’epilogo violento. Si prenda per esempio, nel primo atto, quei tocchi musicali con i quali il compositore riesce mirabilmente a delineare il contrasto tra la briosa galanteria della festa settecentesca e l’inquietante scena di miseria che turba l’aristocratico incontro. Non si creda che questo accadesse sino al lavoro della ghigliottina. La nostra società conosce tale problema più di quel che si pensa.

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