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Meloni e Giorgetti: per i bonus non c’è un diritto alla cessione

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto Aiuti quater

di Barbara Fiammeri

La premier Meloni e il ministro dell'Economia Giorgetti

2' di lettura

La scelta è politica e Giorgia Meloni la rivendica: sia sul fronte degli aiuti a famiglie e imprese che valgono oltre 9 miliardi di euro ma anche sulla stretta al superbonus misura nata «per rimettere in moto l’economia» dopo la pandemia e di cui «abbiamo condiviso le finalità» ma che alla fine non solo è andata soprattutto a vantaggio dei «redditi medio-alti» ma ha «creato molti problemi» alle casse pubbliche. All’indomani del via libera del Consiglio dei ministri al decreto Aiuti quater, la premier convoca i giornalisti per illustrare il provvedimento riassumendone velocemente i contenuti: dalla proroga dei sostegni e degli sconti alla rateizzazione delle bollette, dall’aumento a 5mila euro del tetto al contante all’estensione dei fringe benefit («come una tredicesima detassata») alle nuove trivelle per aumentare la produzione di gas e, naturalmente, anche il Superbonus.

60 miliardi

A chi in campagna elettorale continuava a spingere sul 110% sostenendo che così si poteva «gratuitamente» ristrutturare il proprio condominio, la premier fa notare che questo «gratuitamente» è costato 60 miliardi e ha aperto un buco, anzi una voragine di ben 38 miliardi: «Concetto di gratuità un po’ bizzarro». Un j’accuse che molto probabilmente a più di qualcuno fa tornare in mente le critiche severe del suo predecessore Mario Draghi. Accanto a Meloni, Giancarlo Giorgetti invia eloquenti segnali di assenso. Anzi, il ministro dell’Economia che assieme al titolare delle Imprese, Adolfo Urso, e al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, partecipa alla conferenza stampa usa toni ancora più duri: «Non si è mai vista nella storia una misura che costasse così tanto a beneficio di così pochi» ed è per questo che d’ora in poi il bonus non sarà per tutti ma concentrato sulle famiglie a reddito medio-basso. «È una scelta politica», insiste Giorgetti assicurando che la stretta «non sarà retroattiva». Quanto alla cessione dei crediti - avverte - «è una possibilità, non un diritto» e soprattutto «non è moneta». Per cui è bene che da ora chi intenda avvalersi del bonus si faccia attentamente i conti: potrà usufruire negli anni di detrazioni fiscali ma non potrà cedere il credito d’imposta, altrimenti «avremmo creato una moneta e non è così». Quanto al passato «ci stiamo attivando perché i crediti esistenti in qualche modo possano essere ancora scontati» cercando di creare «ulteriore spazio per le aziende di credito che hanno manifestato pubblicamente il disagio rispetto a una soluzione insostenibile».

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I margini però sono strettissimi. La scelta di inserire in questo decreto la riformulazione del superbonus indirettamente lo conferma. Nella maggioranza si rumoreggia già parecchio e non solo dalle parti di Forza Italia che ha già preannunciato un emendamento per rinviare «almeno di un mese» la scadenza delle agevolazioni. Nello stesso partito della premier si sentono voci critiche e anche nella Lega la scelta del Governo non è certo vissuta con entusiasmo. Nel M5s intanto è già levata di scudi. «Il Governo rompe il patto con famiglie e imprese», tuona Giuseppe Conte che del Superbonus ha fatto il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale raccogliendo parecchio consenso.

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