Centrodestra

Meloni e Salvini, i duellanti condannati a stare insieme

La partita del Quirinale ha lasciato pesanti strascichi ma al di là delle dure prese di posizione i due leader sanno di doversi riabbracciare a breve: a primavera ci sono le amministrative

di Barbara Fiammeri

Dopo il voto per il Colle spaccatura nel centrodestra

3' di lettura

Entrambi strepitano e se le danno verbalmente di santa ragione - con tanto di accuse di “tradimento” e “vigliaccheria” - accomunati soltanto nel proclamare che «il centrodestra non c'è più», seguito da un perentorio «lo ricostruisco io» (copyright Giorgia Meloni), che «la coalizione si è liquefatta come neve al sole» (Matteo Salvini dixit). Ma tanto la leader di Fratelli d’Italia quanto il “capitano” della Lega sanno che saranno costretti a breve a riabbracciarsi.

Le amministrative di primavera

In primavera c’è un’altra tornata elettorale - si va a votare in 22 capoluoghi di provincia di cui 4 di Regione (Palermo, Genova, Catanzaro, L'Aquila) - e, a meno di non voler issare bandiera bianca prima ancora che la gara cominci, dovranno sedersi attorno a un tavolo.

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II ruolo centrale di Berlusconi

Dove, ovviamente, ci sarà anche Silvio Berlusconi. L’ex premier del resto è quello uscito meno malconcio dalla partita quirinalizia. Ha tolto di mezzo la sua candidatura nel nome della “responsabilità”, lasciando ai due giovani alleati il compito di indicare la strada. Il risultato è storia nota e l’ex premier, dopo aver subito il contraccolpo del ritiro “forzato” ed essere stato qualche giorno al San Raffaele, è tornato ad Arcore ricordando tanto a Meloni che a Salvini che «senza il centro» e, cioè, «senza Forza Italia» non vanno da nessuna parte.

Meloni e il rischio dell’opposizione perenne

Meloni dall'opposizione ovviamente picchia duro. Ma la faccia feroce davanti alle telecamere lascia trapelare preoccupazione. La presidente di Fratelli d'Italia mentre minaccia che non è scontata l'alleanza con Salvini e Berlusconi assicura ai suoi che non è intenzionata a fare la fine di Marine Le Pen, ovvero di consegnarsi all’opposizione a vita. Come fu per il Pci di Enrico Berlinguer che, nonostante rappresentasse oltre il 30% (e non il 20) degli italiani - quando a votare andava quasi il 90% degli elettori - è sempre rimasto fuori dal Governo. Per questo teme come la peste un eventuale ritorno al proporzionale anche se continua a ripetere che Fratelli d'Italia sarebbe comunque determinante.

Le difficoltà del “capitano”

Chi però è più in difficoltà è certamente Matteo Salvini. La ricerca del candidato/a al Quirinale alla fine è stata un fallimento che grava soprattutto sulle sue spalle, visto che si era ingenuamente accollato il ruolo di “kingmaker”. Lo stato maggiore della Lega, come sempre, gli ha ribadito la fiducia ma certo non è abbastanza per sentirsi rassicurato. Inoltre, il suo tentativo di recuperare il bandolo di questa intricatissima matassa proponendosi di dar vita a un Partito repubblicano sul modello statunitense è stato affossato sul nascere tanto da Berlusconi quanto da Meloni. E infatti dopo ventiquattr'ore Salvini non ne parlava più.

L’impatto sul governo (e le tensioni parallele in M5s)

Ora si tratta di capire in che modo e in che tempi la “reunion” del centrodestra si realizzerà e quanto peserà sull’attività dell’esecutivo di Mario Draghi, che nel frattempo deve fare i conti anche con la guerra interna a M5s tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Effetti ce ne saranno e qualcosa già si intravede. Le roboanti richieste di scostamento avanzate tanto da Salvini che dal presidente M5s quasi in contemporanea (mentre lo spread intanto sfiora i 160 punti e ci si avvicina alla fine del quantitative easing a marzo) ne sono la conferma. Il leader della Lega però tutto può permettersi tranne che una crisi e l’eventuale ritorno alle urne. Non solo perché sancirebbe il sorpasso di Fratelli d’Italia, ma soprattutto perché gli scoppierebbe il partito visto che una significativa pattuglia degli attuali parlamentari del Carroccio resterebbe a casa. Non a caso l'ultimo messaggio che ha inviato agli alleati è stato: «Abbiamo un anno per recuperare il centrodestra».

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