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Meloni, l’outsider che ha bruciato le tappe: chi è la prima donna premier del governo più a destra di sempre

Gli esordi politici con Azione giovani, l’incarico di ministro con il Governo Berlusconi, la scommessa di Fratelli d’Italia. L’approccio pragmatico sulla politica economica e fiscale che ha attratto nella sua rete esponenti politici lontani dalla destra

di Barbara Fiammeri

Governo, Meloni accoglie Berlusconi in via della Scrofa

3' di lettura

Non era mai successo che a guidare l’Italia fosse un esponente della destra. Non era mai successo che in Italia a guidare un Governo fosse una donna. Giorgia Meloni ha rotto entrambi i tabù. Anzi ce n'è un altro: non era mai successo che un partito passasse da un’elezione all'altra dal 4 al 26%. Della sua infanzia complicata si è parlato tanto. Il padre che scappa alle Canarie, la casa borghese nel quartire romano alla Camilluccia che brucia costringendo lei, la sorella maggiore Arianna e la mamma a traslocare alla Garbatella, rione popolare, un tempo rosso.

La carriera fulminante: da Garbatella a Fratelli d’Italia

È lì che diventa adolescente, lì decide di iscriversi a un istituto professionale dove poter studiare le lingue. Anche la politica arriva in quegli anni. «I ragazzi che più si dedicavano all’impegno politico cercavano dei riferimenti, una loro dimensione, volevano appartenere a qualcosa», scrive nella sua autobiografia (“Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee”, Rizzoli). A destra c’è ancora l'Msi ma la svolta di Fiuggi è imminente assieme alla nascita di Alleanza nazionale e al progressivo allontanamento voluto da Gianfranco Fini dall’armamentario nostalgico post-fascista. Meloni sceglie la sezione del Colle Oppio, quella dei “Gabbiani” di Fabio Rampelli, appena rieletto vicepresidente della Camera. La sua carriera è fulminante: a 21 anni è eletta consigliere provinciale, a 27 è presidente di Azione giovani, a 29 deputato e vicepresidente della Camera e due anni dopo, nel 2008, ministro della Gioventù.

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Poi arriva la fine di An, la nascita del Pdl, la rottura prima con Fini e poi nel 2012 con il partito di Berlusconi per dar vita a Fratelli d'Italia assieme all'ex azzurro, il “gigante” Guido Crosetto, e a un esponente storico prima del Msi e poi di An come Ignazio La Russa. Con lei però ci sono anche i vecchi compagni di militanza: da Rampelli a Marsilio, da Fazzolari ad Acquaroli e Lollobrigida che anni prima ha sposato la sorella Arianna e poi Donzelli. Arriva anche Raffaele Fitto, pure lui reduce dalla rottura con Berlusconi e soprattutto molto attivo a Strasburgo. Sarà Fitto a suggerirle di entrare nel gruppo di cui lui faceva parte, quello dei Conservatori che l'ha tenuta distante (al contrario di Matteo Salvini) dalla destra più estrema di Identità e democrazia dove ci sono invece Le Pen e anche Adf.

Approccio pragmatico

Nessuno scommette su di lei. «Non esce dal Raccordo anulare», era il commento più benevolo. E invece da quel dall’1,96 per cento al debutto nelle Politiche 2013 passato al 4,35 cinque anni dopo arriviamo al 26% conquistato un mese fa assieme alla leadership del centrodestra e ora alla guida del Paese. Un successo dovuto a un approccio pragmatico, dove la politica economica e fiscale sono finalizzate nelle intenzioni a valorizzare e tutelare il sistema produttivo e il lavoro, e dove “l'interesse della Nazione” viene sostenuto senza fare troppo l'occhiolino alla demagogia.

È così che Fratelli d'Italia comincia ad attrarre esponenti che certo non possono essere considerati vicini alla destra nostalgica: da Giulio Tremonti a Marcelo Pera, da Giulio Terzi di Sant’Agata a Carlo Nordio. La Conferenza programmatica a Milano lo scorso aprile ne è il suggello. Scelta non casuale quella della capitale economica. Meloni decide di giocare in quella che sia Forza Italia che la Lega considerano ancora casa loro. Ma è un'illusione che il verdetto del 25 settembre spazzerà via definitivamente. Adesso però arriva la prova più difficile per Meloni nel momento forse piu complicato dal dopoguerra. L’aspettativa è molto alta e deluderla è assai facile. Almeno questo sperano i suoi avversari e, probabilmente, anche qualche suo alleato.

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