ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa conferenza stampa

Meloni: con superbonus buco di 38 mld, corrette le distorsioni

«La copertura al 110% - ha detto Meloni - ha deresponsabilizzato chi la usava: se uno non era chiamato a contribuire non si chiedeva se prezzo era congruo. Questo ha portato distorsione sul mercato a beneficio prevalentemente dei redditi medio alti». Contrari i costruttori dell’Ance: con stop a 110% penalizzate fasce deboli

di Andrea Gagliardi

Superbonus, Giorgetti: il credito d'imposta non è moneta

4' di lettura

«La misura principale è sull’energia. Con il decreto energia stanziamo i primi 9,1 miliardi di euro destinati prevalentemente a dare immediata risposta a famiglie e imprese» per il caro bollette, attraverso la proroga dei provvedimenti esistenti e con nuove norme». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa parlando del Cdm che ha approvato il decreto aiuti Quater. «Ci sono aiuti alle imprese per il caro bollette che riguardano la proroga del credito di imposta. Poi per i consumi di energia fino al 31 marzo 2023 consentiamo una rateizzazione degli aumenti rispetto all’anno precedente per un minimo di 12 e un massimo di 36 rate e coperta da garanzia statale Sace» ha continuato la premier.

Meloni ha ricordato tra le misure approvate, «l’estensione dei fringe benefit che il datore può aggiungere in busta paga che è esentasse e che è una sorta di tredicesima detassata per aiutare i lavoratori a pagare le bollette», ma anche «l’innalzamento a 5 mila euro del tetto per il contante», una «scelta» che si allinea alla «media europea» e che «era nel programma». Nonché la proroga al 10 gennaio il regime di tutela del prezzo del gas per le utenze domestiche. Sul fronte migranti la premier si è detta molto colpita dalla reazione aggressiva della Francia.

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Con superbonus buco di 38 mld, aiutava ricchi

Tornando alle misure fiscali, sul Superbonus Meloni ha puntualizzato: «Voglio dire che nasceva meritoriamente come misura per aiutare l’economia ma il modo in cui è stata realizzata ha creato molti problemi. Chi diceva che si poteva gratuitamente ristrutturare il proprio condominio ricordo che costava allo stato 60 mld, con un buco di 38, diciamo che il concetto di gratuità è bizzarro».

Superbonus al 90% salvo per chi ha iniziato lavori

La premier ha spiegato così il problema. «La copertura al 110% ha deresponsabilizzato chi la usava: se uno non era chiamato a contribuire non si chiedeva se prezzo era congruo. Questo ha portato distorsione sul mercato a beneficio prevalentemente dei redditi medio alti». Ecco perché «abbiamo scelto di intervenire e si passa al 90%, salvo per chi ha già deliberato a oggi l’intervento e presentato entro il 25 novembre la nota di inizio lavori. Ma con i risparmi abbiamo deciso di riaprire alle unifamiliari, a patto che si tratti di prima casa e redditi medio bassi».

Redditi medio bassi calcolati no su Isee ma su nucleo

Non solo. «Abbiamo introdotto un principio sui redditi medio bassi che saranno calcolati non in base al tradizionale Isee ma in base alla composizione del nucleo familiare, in questa norma c’è un primo accenno di quoziente familiare» ha spiegato ancora Meloni.

Giorgetti: su 110% scelta politica per redditi medio-bassi

Sul tema del Superbonus è andato giù duro anche il ministro dell’Economia. «La decisione di concentrare in modo selettivo a favore dei redditi medio bassi è una scelta politica: non si è mai visto nella storia una misura che costasse così tanto a beneficio di così pochi,lo ribadisco. Questa decisione è a favore di chi non si può permettere di ristrutturare. Le cose cambiano da oggi» ha rimarcato Giorgetti.

Superbonus, Ance: con stop a 110% penalizzate fasce deboli

Non la pensa così l’Ance, l’Associazione dei costruttori edili, che pur «consapevole della necessità del Governo di tenere sotto controllo la spesa», rivedendo il Superbonus, ritiene che «cambiare le regole in 15 giorni significa penalizzare soprattutto i condomini partiti per ultimi», quelli delle «periferie e delle fasce meno abbienti» che, per avviare i lavori «hanno avuto bisogno di tempi più lunghi e di vedere interamente coperti finanziariamente gli interventi».

«Interverremo su cessione crediti, ma non è diritto»

C’è poi il tema della cessione dei crediti del Superbonus, sul quale «cercheremo di intervenire - ha continuato Giorgetti - perché è un problema reale di molte imprese, rispetto allo stock esistente stiamo definendo una via di uscita rispetto alla situazione attuale». Il ministro ha però sottolineato che «la cessione del credito è una possibilità, non un diritto», e «tutti coloro che da ora ne vogliono usufruire hanno la certezza di poterli detrarre dai redditi ma non possono avere la certezza che si trovi una banca o istituzione che accetti i crediti»

«Crediti d’imposta non sono moneta»

Il problema, ha rincarato la dose il ministro dell’Economia, è che «è passata l’idea che il credito d’imposta sia sostanzialmente moneta ma non è così, quindi chi deve fare un investimento deve valutare se l’impresa costruttrice o la banca sia disponibile a riconoscere il credito d’imposta perché se non è così devono calcolare il progetto d’investimento in diverso modo». Sui crediti esistenti «stiamo cercando di creare spazio ulteriore per le aziende di credito che hanno manifestato disagio rispetto a una situazione insostenibile che noi cercheremo di correggere, ma il sistema non può continuare così», ha concluso.

«Crediamo a nostre stime su Pil, Ue condivide»

Commentando le stime di Moody’s che ha tagliato il Pil italiano a -1,4% per il prossimo anno, Giorgetti ha chiosato: «Noi crediamo alle nostre previsioni macroeconomiche, abbiamo fatto una stima prudente, alcuni dicono di più, altri di meno, ma siamo assolutamente convinti che la Commissione condivida le nostre previsioni» . La Commissione ha appena pubblicato le stime sul Pil italiano, fissandolo nel 2023 a +0,3%, in linea con le previsioni tendenziali della Nadef. Le stime Ue non tengono infatti in considerazione l’impatto della prossima manovra.

Meloni: Francia accoglie 230 migranti, da noi 90mila sbarchi

Sul fronte migranti Meloni si è detta molto colpita dalla reazione aggressiva della Francia. «Io credo - ha detto - che valga la pena mettere insieme due numeri: la nave Ong Ocean Viking che oggi attracca in Francia è la prima nave di una Ong che abbia mai attraccato in Francia, con 230 migranti. Questo ha generato una reazione molto dura nei confronti dell’Italia che ha fatto entrare quasi 90mila migranti» ha affermato la premier. «Cosa fa arrabbiare? Il fatto che l’Italia deve essere l’unico porto di sbarco per i migranti del Mediterraneo. Questo non c’è scritto in nessun accordo»

«Basta litigi, soluzione è che Ue difenda suoi confini»

«Ora tre cose possiamo fare - proseguito Meloni - possiamo decidere che siamo l’unico porto d’Europa ma non sono d’accordo, non ho avuto questo mandato. Ipotesi due: non credo che si debba litigare ogni volta con Francia, Grecia...Unica soluzione comune, e ne ho parlato con Macron, Germania e Ue, è la difesa dei confini esterni dell’Ue, bloccare le partenza, aprire hotspot. Abbiamo speso milioni di euro per aiutare la Turchia, ora serve una soluzione europea» è la conclusione della premier.

«Migranti, noi non siamo più in grado di occuparcene»

Tanto più che «io continuo a dare la mia disponibilità per incontrarci e per mettere sul tavolo le soluzioni perchè io francamente non so quale siano. Noi non siamo più in grado di occuparcene ed abbiamo un mandato per occuparcene in modo diverso»


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