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Meloni, regole rigide per il Pnrr. Ritardi inevitabili sui cantieri

La premier: Governo studia decreto e nuova governance, al lavoro su semplificazioni e riforma dell’abuso d’ufficio. Confronto con la Ue per modificare il Piano. Incontro tra Fitto e Salvini sulle opere

di Barbara Fiammeri

Meloni: “Pnrr grande occasione, ma ha bisogno di un tagliando”

3' di lettura

Il rischio di non riuscire a rispettare i tempi di realizzazione delle opere finanziate dal Pnrr è più che concreto: «Siamo nella fase in cui siamo chiamati ad affrontare concretamente l’avvio dei cantieri, per questo ovviamente è necessario accelerare l’iter di approvazione dei progetti e rilascio dei pareri, è un tema enorme». A lanciare nuovamente l’allarme è Giorgia Meloni.

Allo studio nuovo decreto per rivedere la governance del Pnrr

La premier, causa l’impegno sulla manovra sulla quale «stiamo lavorando alla massima velocità», interviene in videocollegamento alla giornata conclusiva dell’Assemblea dell’Anci in corso a Bergamo. Ma il tema è aperto da tempo sul tavolo di Palazzo Chigi dove si sta lavorando anche a un nuovo decreto per rivedere la governance attuale del Pnrr e anche le regole per attuarlo. Ai sindaci la presidente del Consiglio assicura di essere «aperta a ogni contributo utile». Il Governo è pienamente consapevole che «nel passaggio tra assegnazione e utilizzazione delle risorse emergono tutti i problemi di sistema di regole rigide frammentate e complesse» mentre occorrerebbero «norme certe, semplici, stabili».

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Incontro tra Fitto e Salvini

Un obiettivo su cui l’Esecutivo sta già lavorando. E che è stato al centro dell’incontro tra il titolare degli Affari europei, Raffaele Fitto, che ha le deleghe anche su Pnrr e fondi di coesione, e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini preoccupato anche lui per ritardi sullo stato dei lavori. Dunque ci si muove su due fronti: quello interno per superare impasse gestionali o normativi e quello con Bruxelles. «Intendiamo verificare con l’Unione europea le misure più idonee ad aggiornate il Pnrr», conferma Meloni, che appena arrivata a Palazzo Chigi ha aperto l’interlocuzione con Ursula von der Leyen per l’aggiornamento del Piano.

La Commissione Ue attende proposte emendative (anche dall’Italia)

La Commissione fa sapere che dà per scontato l’arrivo «nei prossimi mesi» di proposte emendative del Pnrr da diversi Paesi membri tra cui «anche l’Italia». Di fatto sembra stia passando la tesi sostenuta da Meloni e Fitto sulla necessità di fare i conti con il cambiamento delle condizioni provocate dalla guerra in Ucraina. A partire dal costo dell’energia, vera e propria «spada di Damocle», la definisce la premier, che ci costa attualmente «5 miliardi» al mese per mitigarne solo parzialmente gli effetti: «Se non interverrà la Commissione europea sarà difficile far fronte a questi costi», rilancia la premier.

Riattivata la cabina di regia sul Piano

Che torna poi a mettere l’accento sul ruolo dei Comuni nella realizzazione degli investimenti. «Il Pnrr assegna ai Comuni 40 miliardi di euro per la rigenerazione urbana, una sfida importante per i Comuni che hanno bisogno che lo Stato li sostenga», dice Meloni, che ha ben presente le preoccupazioni e le richieste che arrivano dai sindaci e di cui l’Anci si è fatta portavoce. «Il governo ha immediatamente riattivato a Palazzo Chigi la cabina regia sul Pnrr.

Riforma dell’abuso d’ufficio, governo accelera

Nei primi incontri con le amministrazioni è emersa la necessità di maggiore coordinamento, collaborazione più forte fra il governo, la filiera istituzionale e i corpi intermedi», aggiunge, invitando al «lavoro di squadra» per risolvere le criticità anche «accelerando iter e rilascio dei pareri» e dunque superando «regole frammentarie amiche dell’inerzia». Una strada che per essere percorsa necessita anche di un nuovo intervento legislativo: «Bisogna definire meglio, a partire dall’abuso d’ufficio, le norme penali per i pubblici amministratori» perché l’eccessiva discrezionalità nell’interpretazione delle norme rende «le scelte rischiose» e il risultato è quella «paura della firma che inchioda la Nazione». Meloni su questo si dice pronta a «non lasciare soli» gli amministratori ma allo stesso tempo li esorta a non aver paura perchè se a prevalere è il timore «meglio fare un altro mestiere». Tra chi non ha paura c’è anche il sindaco di Leopoli,Andrij Sadovyj, ospite alla Fiera di Bergamo: «Voglio mandare un abbraccio al sindaco di Leopoli e dirgli che il governo italiano continuerà a essere fieramente schierato a sostegno della causa Ucraina».

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