ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso il nuovo esecutivo

Governo, si stringono i tempi. Verso incarico-lampo

Oggi alle 10,30 la delegazione del centrodestra al Quirinale nella seconda giornata di consultazioni. L’incarico a Meloni di formare il nuovo governo potrebbe arrivare già in serata. L’ipotesi del giuramento domenica

Consultazioni, Calenda: "Chiarezza su politica estera"

4' di lettura

Con l’avvio delle consultazioni al Quirinale si è aperta la strada alla formazione del governo. Una fase che potrebbe essere breve: oggi (ore 10,30) il centodestra sarà ricevuto da Sergio Mattarella al Quirinale e Giorgia Meloni che guida la delegazione unitaria punta a chiudere in fretta se - come tutto lascia ipotizzare - sarà lei a ricevere l’incarico di formare il nuovo governo. Se la chiamata del Colle dovesse arrivare nella stessa giornata di oggi, è possibile che il giuramento del nuovo esecutivo nel Salone delle Feste del Quirinale avvenga già domenica.

L’incognita del Cavaliere

«Insieme a tutta la coalizione del centrodestra, saliremo al Quirinale per le consultazioni con il presidente della Repubblica Mattarella. Siamo pronti a dare all’Italia un Governo che affronti con consapevolezza e competenza le urgenze e le sfide del nostro tempo» scrive Twitter la leader di Fdi nella serata di giovedì. Ma a preoccupare è ancora l’imprevedibilità di Silvio Berlusconi dopo la bufera scatenata dalle sue parole su Putin e l’Ucraina.

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Dalla coalizione si sono affrettati a far sapere che, proprio in quanto delegazione unitaria, dopo il colloquio decisivo con il presidente sarà la leader di Fratelli d’Italia, e solo lei, ad affrontare la stampa. Un modo per evitare che si ripeta quanto già successo 5 anni fa. Anche perché il Cavaliere è descritto come furibondo per come sono andate le cose fin qui, per il trattamento riservato agli azzurri dalla “signora Meloni” e sembrerebbe tutt’altro che intenzionato a farsi da parte.

I tempi

Il capo dello Stato ascolterà la delegazione che esprime la maggioranza, come ha fatto il giorno precedente per le opposizioni. Per le sue valutazioni partirà dalla tradizionale logica dei numeri parlamentari. Che mai come questa volta sono di facile lettura, tanto che il Quirinale prevede tempi rapidi (già domani sera al rientro di Mario Draghi da Bruxelles) per l’incarico a Meloni. E mette a disposizione i saloni del Quirinale anche nel fine settimana per il giuramento del nuovo governo. Ovviamente se la premier in pectore - come è intenzionata a fare - riuscirà a bruciare i tempi, accettando senza riserva l’incarico, rinunciando alle consultazioni con le altre forze politiche e presentandosi già sabato con la lista dei ministri.

L’allarme delle opposizioni

L’opposizione ha occupato la scena del primo giorno di consultazioni trasmettendo al presidente Sergio Mattarella una serie di forti preoccupazioni per il governo di centrodestra che si sta costruendo. In particolare l’allarme si concentra sulla politica estera: gli audio rubati di Silvio Berlusconi si traducono al Colle in un fuoco di sbarramento per Antonio Tajani che tutte le indiscrezioni indicano alla guida della Farnesina. Inconcepibile, attacca Carlo Calenda ricordando che l’ex presidente del Parlamento europeo è un uomo del Cavaliere e in quanto tale non è raccomandabile metterlo alla guida della Farnesina mentre la guerra in Ucraina infuria. «Se il ministro degli Esteri è espresso da una forza politica che con il suo capo più volte ha definito l’invasione russa una risposta alla provocazione ucraina per portare persone per bene al governo di Kiev a fronte delle bombe e dei morti non è concepibile», afferma dopo il colloquio con Mattarella.

Ancora più duro Giuseppe Conte che sale allo studio “alla Vetrata” dopo il leader di Azione: «Il M5s ha espresso forte perplessità a Mattarella che il dicastero della Farnesina, così centrale, possa essere affidato a un esponente di Fi». Non cita Tajani il segretario del Pd, Enrico Letta, ma racconta di aver espresso a Mattarella «forte preoccupazione per le gravissime parole di Berlusconi che rappresentano un grave vulnus», senza contare che gli applausi dei parlamentari di Forza Italia a quelle parole sono un ulteriore «vulnus gravissimo». E quindi, aggiunge, «quella non può essere la linea di politica estera dell’Italia».

La missione di Tajani in Europa

Nelle stesse ore il coordinatore nazionale di Fi Antonio Tajani era in missione in Europa per rassicurare lo stato maggiore del Ppe proprio sulle parole di Silvio Berlusconi su Putin, l’Ucraina e Zelensky. «Gli audio diffusi non rappresentano la posizione né mia, né del presidente di Forza Italia, né del partito. Siamo con la Nato, con l’Ue e con l’Ucraina» ha detto l’ex presdente del Parlamento Ue. L’occasione è stato il summit che di prassi precede il Consiglio Ue e ad ascoltarlo c’erano tra gli altri la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e il capogruppo del Partito popolare europeo, Manfred Weber. La strada di Tajani era tutta in salita. L’argomento Silvio Berlusconi, al summit dei Popolari, viene posto subito sul tavolo proprio mentre Kiev decide di attaccare frontalmente il leader azzurro facendo una netta distinzione tra lui e Giorgia Meloni. «Mentre il signor Berlusconi è sotto l’effetto della vodka russa in compagnia di “cinque amici di Putin”, Giorgia Meloni dimostra quali sono i veri principi e la comprensione delle sfide globali. Ognuno sceglie la propria strada», twitta (in italiano) Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Alla riunione del Ppe si traccia la però distinzione tra Tajani e Berlusconi. Weber, riferiscono fonti del gruppo, bolla come “inaccettabili” le frasi del Cavaliere ma sottolinea anche, sia ai microfoni che ai colleghi di partito, che “Antonio” rappresenta “la garanzia dell’europeismo” di Forza Italia.

La possibile squadra di governo

Nella composizione della lista dei ministri che la leader di Fdi, una volta ricevuto l’incarico, potrebbe presentare già venerdì sera o al più tardi sabato mattina al presidente della Repubblica verrebbe confermata la presenza bilanciata dei partiti della coalizione al governo. A Forza Italia andranno 5 ministeri, altrettanti alla Lega (al posto dell’Agricoltura potrebbe incassare l’Istruzione). Fuori quota il ministero dell’Economia, che dovrebbe essere affidato a Giancarlo Giorgetti. Nella lista entrano molti fedelissimi della Meloni. Francesco Lollobrigida, appena rieletto capogruppo alla Camera, dovrebbe prendere le redini del ministero dell’Agricoltura. Luca Ciriani, neo presidnete dei senatori di Fdi dovrebbe andare ai Rapporti con il Parlamento. Edmondo Cirielli è dato alla Difesa oltre ad Adolfo Urso e, forse a Guido Crosetto. Di certo ci sarà anche Giovanbattista Fazzolari, che potrebbe diventare il nuovo sottosegretario alla presidenza (o in alternativa capo della Segreteria). Ci sarà poi spazio per alcune figure tecniche: alla Cultura sale il nome di Gennaro Sangiuliano, mentre allo sport dovrebbe andare Andrea Abodi.

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