ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùProteste razziali in usa

Memorial per Floyd: «Togliete il vostro ginocchio dal nostro collo»

Continuano le manifestazioni in tutto il Paese. A New York la polizia e il sindaco sotto accusa per la violenza contro i dimostranti

di Marco Valsania

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(AFP)

Continuano le manifestazioni in tutto il Paese. A New York la polizia e il sindaco sotto accusa per la violenza contro i dimostranti


4' di lettura

“Togliete il vostro ginocchio dal nostro collo”. E' stata la giornata delle commemorazioni ieri, della cerimonia pubblica per il funerale di George Floyd con un'omelia del reverendo Al Sharpton contro il razzismo di oggi e di sempre, un messaggio racchiuso in quella frase simbolo. La cerimonia è avvenuta a Minneapolis, teatro dell'uccisione di Floyd per mano di quattro polizotti che l'hanno soffocato, appunto con un ginocchio sul collo, scatenando le maggiori proteste per i diritti civili da generazioni. Sarà seguita nei prossimi giorni da altre cerimonie in diverse città tra le quali Houston, dove Floyd era nato.

Nuove proteste, polizia attacca i dimostranti a New York

Assieme alle commemorazioni, sono continuate le proteste, giunte al decimo giorno, in nome di Floyd e contro la brutalità della polizia e la discriminazione. Numerose città hanno allentato o tolto i coprifuoco, da Los Angeles a Louisville, indicando che le dimostrazioni appaiono sempre più come proteste pacifiche. Non però New York, teatro di accese polemiche per la mano pesante adottata dalla polizia e difesa dal sindaco Bill de Blasio. Ancora ieri notte gli agenti hanno attaccato a manganellate dimostrazioni pacifiche solo per aver violato il coprofuoco, da Manhattan al Bronx. Numerosi anche gli arresti. Simili scene si erano verificate già mercoledì notte. Il capo della poliziai si era scusato per gli eccessi di mercoledì, chiedendo tuttavia ai manifesanti di non insultare gli agenti. Lae sue dichiarazioni non hanno diminuito la tensione.

Il discorso di Sharpton

L'omelia di Sharpton ha dato il tono, sobrio e determinato, alla giornata. Ha invocato riforme della polizia e del sistema della giustizia e ha fatto appello a una nuova stagione di riforme per i diritti civili. In altro passaggio, Sharpton ha detto che qualcuno confonde la pace con il silenzio. E di volere la prima, non il secondo. L'evento si è concluso con otto minuti e 46 secondi di silenzio, il tempo che il ginocchio del poliziotto Derek Chauvin è rimasto premuto sulla gola di Floyd.

Nuove minacce di Trump

Nelle stesse ore il presidente Donald Trump, assediato da denunce di dividere il Paese invece di unirlo nel momento della crisi e di invocare violenza contro le proteste, ha rafforzato lo schieramento delle forze dell'ordine a protezione della Casa Bianca ma ha visto sfaldarsi il suo sostegno. E ha twittato nuove minacce contro le proteste: ha rilanciato la lettera di uno suoi legali, che denuncia i manifestanti come terroristi e “studenti oziosi pieni di odio”.

Critiche tra i repubblicani

Crepe, davanti alla sua retorica, sono comparse dentro lo stesso partito repubblicano: la senatrice dell'Alaska Lisa Murkowski ha sottoscritto la forte denuncia dell'ex Segretario alla Difesa di Trump, James Mattis, che in un intervento sulla rivista The Atlantic ha accusato il Presidente di rappresentare un pericolo per la Costituzione. Murkowski ha definito quelle critiche “necessarie” e semmai “tardive” e ha indicato che potrebbe non votare per Trump alle elezioni di novembre. Trump ha risposto inveendo contro Mattis e promettendo che farà campagna contro la senatrice tra due anni, quando scade il suo mandato. “Appoggerò qualunque candidato, buono a cattivo” contro di lei, ha affermato tradendo la sua stizza. Altri repubblicani hanno continuato a difendere Trump a spada tratta, a cominciare dal senatore della South Carolina Lindsey Graham e da quello dell'Oklahoma James Inhofe.

I militari si smarcano dalla Casa Bianca

Ma il disagio, in particolare, dell'establishment militare nei confronti della Casa Bianca è venuto alla luce, con prese di posizione di ex alti ufficiali simili alle parole di Mattis. Questo dopo che l'attuale capo del Pentagono Mark Esper aveva pubblicamente smentito il Presidente, affermando di essere contrario a invocare una legge anti-insurrezionale dell'Ottocento per mobilitare l'esercito contro i manifestanti. Trump avrebbe considerato un suo licenziamento.

Esper scosso dalla visita di Trump alla chiesa

Esper era parso scosso anche dal ricorso a polizia militare per sgombrare violentemente una pacifica dimostrazione davanti alla Casa Bianca nei giorni scorsi e permettere a Trump una foto davanti a una vicina chiesa danneggiata da vandali. L'immagine di Trump con una Bibbia chiusa in mano, estratta dalla borsetta da 1.540 dollari firmata Max Mara e esibita dalla figlia e consigliera Ivanka Trump, ha solo alimentato tensioni e polemiche. Il Presidente era affiancato da una gruppo di esponenti dell'amministrazione tutti bianchi.

A New York de Blasio nella bufera

Le proteste sono intanto proseguite da Seattle a New York, teatro anche di aggressive risposte della polizia. Numerosi leader locali- compresi suoi ex collaboratori - hanno chiesto le dimissioni del sindaco Bill de Blasio per la scarsa leadership dimostrata e per le dure tattiche consentite agli agenti nel far rispettare il coprifuoco. Gli agenti sono stati protagonisti per duenotti di violente cariche a colpi di manganelli ai danni dei dimostranti ripresi dalle telecamere. La loro colpa: aver violato il coprifuoco. De Blasio si è difeso affermando che deve far rispettare l'ordine. Inizialmente anche il governatore dello stato, Andrew Cuomo, aveva negato le azioni della polizia di mercoledì sera, nonostante le immagini e i resoconti dei media americani, per poi chiedere però al suo procuratore generale di esaminare il comportamento degli agenti. De Blasio in giornata ha partecipato a un memoriale per Floyd a Brooklyn, dove ha parlato il fratello dell'ucciso, Terrence. Ma il sindaco è stato duramente fischiato e zittito dai partecipanti, costretto a tagliar corto il suo discorso.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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