La tendenza

Meno bonus e più tempo a disposizione (detassato)

Su permessi e ferie occorre la stessa disciplina fiscale dei premi di risultato

di Diego Paciello e Serena Uccello

Lavoro: priorita' su smart per genitori figli under 12

2' di lettura

«Il vero benefit? Il tempo. La pandemia ha lasciato in noi certezze e dubbi che ancora oggi non trovano risposte. Una delle sicurezze che ci ha portato, invece, è stata sicuramente la necessità di ridefinire le proprie priorità a livello individuale. La ricerca, continua ed incessante del cosiddetto work-life balance ossia l’equilibrio tra la vita professionale e quella personale, è diventato un leitmotiv». Matilde Marandola, presidente nazionale Aidp (l’Associazione italiana per la direzione del personale), ha per il suo ruolo un punto di osservazione privilegiato sui cambiamenti in atto.

Il tempo è il vero bonus aziendale

«Lavorare per obiettivi - dice Marandola -, ricevere la fiducia del proprio leader, dare fiducia a collaboratori, colleghi e clienti, ci ha fatto crescere e ci ha dato nuove consapevolezze rispetto a noi stessi. Il tempo è diventato il vero bonus aziendale». La conferma? «I dati sulle “grandi dimissioni” - prosegue Marandola - ci dicono che se, soprattutto i giovani, non riescono a trovare il fattore tempo cambiano azienda. Quindi noi Hr siamo chiamati a rivedere le nostre politiche di compensation e reward».

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Le possibili modifiche normative

E in questo senso potrebbe essere opportuno, dunque, un intervento normativo volto ad ampliare il paniere di benefit in cui i dipendenti possono convertire il proprio premio maturato (articolo 1, comma 184 Legge 208/2015).
Come emerge infatti dai dati sullo smart working, la maggior parte delle aziende non tornerà ai vecchi modelli organizzativi ma manterrà, seppur modulandone la portata, gli attuali sistemi ibridi di svolgimento della prestazione lavorativa da remoto. Ciò comporterà la necessità di rivisitare i piani di welfare aziendale, auspicando un aggiornamento della normativa di riferimento, ovvero i commi 2, 3 e 4 dell’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir).

Gli interventi pre-pandemia

Già prima della pandemia sono stati fatti interventi, ad esempio, a favore della mobilità sostenibile, riducendo la valorizzazione ai fini fiscali delle auto con ridotto impatto ambientale assegnate ad uso promiscuo ai dipendenti. Si discute sempre più frequentemente dell’opportunità di introdurre agevolazioni fiscali per le maggiori spese sostenute dai dipendenti per utenze, strumentazioni informatiche, etc. a seguito dello svolgimento della prestazione lavorativa da remoto.

In questo contesto un intervento innovativo e necessario sarebbe quello di consentire ai lavoratori di convertire il proprio premio di risultato in tempo, permessi o ferie, non assoggettati né a tassazione né a contribuzione.

La propensione dei lavoratori

Il tempo e la sua gestione flessibile rappresentano, da sempre e sempre di più, un fattore potentissimo di attraction e retention e la pandemia ha acuito l’attenzione di tutti verso tale “benefit”. Alcune aziende, infatti, già da diverso tempo consentono ai lavoratori di convertire i premi di risultato in permessi assoggettati a contribuzione e tassazione, riscontrando la propensione di molti lavoratori a preferire il “tempo” ad un risparmio offerto dall’applicazione delle agevolazioni fiscali previste per i premi di risultato.

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