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Meno carbone, così nel 2019 l’Italia frena le emissioni di CO2

Scende del -1% la produzione di gas che scaldano il clima. La Conferenza unificata approva il Pniec. Nelle centrali elettriche carbone -30% e gas +15%

di Jacopo Giliberto

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La centrale a carbone Andrea Palladio dell’Enel a Fusina, Venezia (Fotogramma)

Scende del -1% la produzione di gas che scaldano il clima. La Conferenza unificata approva il Pniec. Nelle centrali elettriche carbone -30% e gas +15%


4' di lettura

Il dibattito tra catastrofisti del clima e possibilisti dell’energia trova nuovi dati. Finalmente l’Italia torna a ridurre le emissioni di anidride carbonica e di altri gas che scaldano il clima mentre il resto del mondo fatica a trovare un accordo su politiche climatiche ed energetiche condivise. Il nostro Paese si prepara ad archiviare il 2019 con un calo delle emissioni di gas serra dell’1% circa soprattutto grazie a un ricorso minore al carbone nelle centrali elettriche, sostituito dalle centrali più efficienti a metano.

Per raggiungere gli obiettivi del Pniec servono infrastrutture e stabilità normativa

Meno combustibili fossili
Tuttavia — emerge dal nuovo numero dell’ Analisi del sistema energetico

italiano dell’Enea — senza una crescita più sostenuta delle fonti rinnovabili e senza un efficientamento energetico il risultato atteso per fine anno non basterà a raggiungere gli obiettivi del Piano Nazionale Energia e Clima (Pniec) e la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Il nuovo numero dell’Analisi del sistema energetico italiano dell’Enea sottolinea per i primi nove mesi dell’anno una riduzione del 3,5% della CO2 emessa dal settore elettrico per il maggior utilizzo — a parità di produzione — di gas (+15%), il minor uso di prodotti petroliferi (-10%) e, soprattutto, di carbone (-30%); nello stesso periodo, le emissioni nel settore dei trasporti e civile registrano invece un calo dello 0,5%.

La Conferenza Unificata approva il Pniec
Nel frattempo la Conferenza Unificata ha dato il via libera al Piano nazionale integrato per l’energia e il clima presentato dal ministero dello Sviluppo economico insieme con i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e dei trasporti. Nella seduta svoltasi a Roma presso il Palazzo della Stamperia è intervenuta la sottosegretaria Alessandra Todde in rappresentanza dello Sviluppo Economico.

Il Piano individua gli obiettivi nazionali 2030 e le misure necessarie per il loro raggiungimento sulle cosiddette cinque dimensioni dell’energia: decarbonizzazione, comprese le fonti rinnovabili; efficienza energetica; sicurezza energetica; mercato unico dell’energia; innovazione e competitività.

La sottosegretaria Todde ha convenuto di integrare nel Piano numerose proposte che valorizzano il ruolo delle autonomie locali che riguardano: istituire un Osservatorio sul Piano che coinvolga Regioni ed Anci per favorire la collaborazione e condivisione dei temi di applicazione del Piano, coinvolgere le Regioni per localizzare i grandi sistemi di accumulo dell’energia, collocare le centrali a gas necessarie per l’abbandono del carbone con la regolamentazione paesaggistica e ambientale regionale, la questione metano in Sardegna sottoposta all’analisi costi benefici avviata da Rse per Arera, analisi che si prevede disponibile in primavera.

Il Piano sarà oggetto di ultime integrazioni, anche per tener conto delle novità legislative conseguenti sia alla definitiva approvazione del Decreto legge sul clima sia inerenti il green new deal, previste dalla legge di bilancio 2020, e poi sarà trasmesso alla Commissione europea.

Stabili le fonti rinnovabili di energia
In tutto le emissioni si sono ridotte dello 0,8% in nove mesi, con la previsione di arrivare a oltre un -1% su base annua. L’Analisi rileva anche una sostanziale stabilità della produzione da rinnovabili nei primi tre trimestri dell’anno, nonostante una leggera ripresa nel terzo (+5%, rispetto allo stesso periodo 2018) con eolico e solare che compensano il calo dell’idroelettrico.
Nei primi nove mesi 2019, i consumi di energia primaria sono diminuiti dell’1% circa mentre i consumi finali registrano un -0,5%.

Segnali di decarbonizzazione
«Il dato positivo è che nel settore termoelettrico la decarbonizzazione sta funzionando, soprattutto grazie al progressivo abbandono del carbone», commenta Francesco Gracceva, il ricercatore dell’Enea che coordina l’Analisi. «Tuttavia, ciò non è sufficiente ad assicurare la transizione verso un’economia low carbon, tenuto conto dei cali più modesti delle emissioni negli altri settori e dell’andamento piatto delle fonti rinnovabili che, a fine anno, resteranno presumibilmente ferme al 18% del totale dei consumi, a fronte di un obiettivo del 30% al 2030 indicato dal Pniec», aggiunge Gracceva.

Bollette salate
Questa situazione viene evidenziata dal nuovo peggioramento (-8% su base annua) dell’indice Ispred elaborato dall’Enea per misurare la transizione energetica sulla base dell’andamento di prezzi, sicurezza e decarbonizzazione.

Per raggiungere gli obiettivi del Pniec, l’Italia dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra in media dell’1,7% l’anno, mentre per il 2019 si stima una riduzione intorno all’1%; inoltre, anche sul fronte prezzi, «il posizionamento internazionale del nostro Paese — sottolinea Gracceva — resta poco lusinghiero. I consumatori non domestici pagano le bollette elettriche più alte dell’Ue per le tre fasce più basse di consumo e anche le fasce di consumo più elevate, pur avendo una situazione migliore, pagano prezzi superiori alla media Ue. Per le famiglie, il dato è nel complesso meno negativo, intorno alla linea mediana europea (circa metà della popolazione Ue paga prezzi superiori a quelli italiani), ma negli ultimi tre anni gli incrementi sono stati maggiori sia del tasso medio dei paesi dell’eurozona (3,1% contro 1,8%) sia rispetto all’inflazione (3,1% contro 0,8%)».

La sicurezza del gas liquefatto
Rispetto alla sicurezza del sistema energetico nazionale, l’Analisi Enea evidenzia uno scenario complessivamente favorevole per il settore del gas naturale, grazie all’eccesso di offerta sui mercati di gas naturale liquefatto (Gnl). Nel terzo trimestre, infatti, la quota di Gnl sulle importazioni italiane ha superato il 20%, collocandosi per la prima volta al secondo posto dietro all’import di gas naturale dalla Russia con un risultato molto positivo nella diversificazione degli approvvigionamenti; questo ha inoltre favorito il riempimento degli stoccaggi, che a inizio inverno sono su livelli record in tutta Europa, riducendo i rischi di problemi di sicurezza degli approvvigionamenti nel prossimo inverno.

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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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